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di Elisabetta Mero*

A Parigi si possono ammirare solo per pochi giorni capolavori del barocco tessile francese. Per oltre tre secoli sono rimasti frammentati, dispersi, talvolta dimenticati. Oggi, finalmente, tornano a raccontare la loro storia. Dal all’8 febbraio 2026, al Grand Palais, va in scena Il tesoro ritrovato del Re Sole, una mostra eccezionale, che riunisce per la prima volta una trentina dei monumentali tappeti realizzati nel XVII secolo per Luigi XIV (1638-1715).

All’inizio del regno di Luigi XIV, quando il Louvre era ancora destinato a diventare la residenza ufficiale del sovrano e Versailles non aveva ancora assunto il ruolo centrale, il ministro Jean-Baptiste Colbert (1619-1683) promosse una delle più ambiziose imprese artistiche dell’epoca. Tra il 1668 e il 1688 vennero commissionati alla Manifattura della Savonnerie ben 92 tappeti monumentali, destinati a ricoprire il pavimento della Grande Galerie del Louvre, un corridoio lungo oltre 440 metri che collegava il palazzo alle Tuileries. Concepito come un unico “grande tappeto alla persiana”, parte di un articolato progetto decorativo, il cammino tessile, oggi in parte ricostruito in mostra, doveva accompagnare i visitatori dagli appartamenti reali fino alla futura sala del trono, celebrando visivamente la centralità del sovrano.

Il 78° tappeto tessuto dalla Manifattura della Savonnerie per la Grande Galerie del Louvre
(© Mobilier national-
Isabelle Bideau).
Il 58° tappeto tessuto dalla Manifattura della Savonnerie per la Grande Galerie del Louvre
(© Mobilier national-
Isabelle Bideau).
Il 68° tappeto tessuto dalla Manifattura della Savonnerie per la Grande Galerie del Louvre
(© Mobilier national-
Isabelle Bideau).

Dai saponi ai telai

Fondata nel 1615 per iniziativa di Pierre Dupont, al ritorno da un viaggio a Costantinopoli, la Savonnerie nacque in una ex fabbrica di sapone – da cui il nome – sul quai de Chaillot, a Parigi. Divenne la più prestigiosa manifattura europea di tappeti annodati a pelo e, dal 1627 sotto Luigi XIII, le sue produzioni beneficiarono di un vero e proprio monopolio reale. Ancora oggi, il nome Savonnerie identifica tappeti francesi antichi di straordinaria finezza tecnica.

È Charles Le Brun (1619-1690), allievo di Simon Vouet (1590-1649) e primo pittore del re, a ideare i sontuosi e originali motivi di questi tappeti larghi 9 metri, per un totale di quasi 4000 m² di tessitura. Una realizzazione costosa e complessa, che richiedeva il lavoro di numerosi artisti e artigiani specializzati.
I disegni di Le Brun venivano infatti affidati agli artisti della manifattura dei Gobelins che, sotto la direzione dello stesso Le Brun, realizzavano i cartoni dipinti, oli su tela, destinati ai tessitori della manifattura della Savonnerie, che lavoravano al telaio ad alto liccio.

Ogni tappeto è un’opera d’arte a sé stante, riflesso del prestigio e della potenza del regno. La produzione di queste pitture, protrattasi per oltre vent’anni, testimonia un’evoluzione stilistica sempre più marcatamente barocca, caratterizzata dal crescente proliferare dei motivi decorativi e dalla presenza via via più accentuata degli effetti di rilievo.

Allegoria della Liberalità, particolare del 5° tappeto tessuto dalla Manifattura della Savonnerie
per la Grande Galerie del Louvre (© Mobilier national-Isabelle Bideau).
Trofeo di strumenti e testa di Mercurio, particolare della Vigilanza, nel 68° tappeto tessuto dalla Manifattura della Savonnerie per la Grande Galerie del Louvre (© Mobilier national-Isabelle Bideau).

Un universo altamente emblematico

Su fondo scuro, forme vegetali, allegorie, simboli del potere reale e riferimenti mitologici – in particolare alla figura di Apollo, emblema del Re Sole – costruivano un universo visivo coerente, sontuoso e altamente emblematico. Questa varietà controllata, tipica dell’estetica barocca, esprime l’idea di un potere inesauribile e in continua trasformazione. Alle estremità compaiono alternativamente allegorie delle virtù del re o paesaggi idealizzati, simboli della grandezza e della prosperità della Francia.

Eppure, questo capolavoro non venne mai utilizzato per lo scopo a cui era stato destinato. Dopo la morte di Colbert, Luigi XIV spostò definitivamente la sua attenzione su Versailles e i tappeti della Grande Galerie non furono mai posati nel Louvre. Da quel momento iniziò una storia complicata, fatta di dispersioni, vendite, tagli e distruzioni. La Rivoluzione francese contribuì ulteriormente alla frammentazione di questo patrimonio: molti tappeti furono ceduti, altri finirono in collezioni straniere, altri ancora vennero smembrati per adattarli a nuovi spazi.

Nonostante tutto, una parte significativa dell’insieme è riuscita a sopravvivere. Oggi, 41 dei 92 tappeti originali sono conservati nelle collezioni delle Manufactures nationales-Sèvres & Mobilier national, di cui 33 completi.
A questi si aggiungono quattro tappeti realizzati per la Galerie d’Apollon del Louvre, un precedente fondamentale che rappresentò una sorta di prova generale per la grande impresa della Grande Galerie.
Nel 2024, il ritrovamento e l’acquisizione di un importante frammento del 50° tappeto hanno ulteriormente arricchito questo patrimonio, confermando l’eccezionale valore storico e artistico dell’insieme.

Grifone, particolare del 55° tappeto tessuto dalla Manifattura della Savonnerie
per la Grande Galerie del Louvre (© Mobilier national-Isabelle Bideau).

Grande attenzione è riservata anche agli aspetti tecnici e artigianali. I tappeti della Savonnerie sono realizzati con la tecnica del punto annodato (point noué), ispirata ai modelli orientali, ma sviluppata in una forma originale e altamente sofisticata.

L’arte come rappresentazione del potere

La mostra rappresenta un’occasione irripetibile per ammirare questi tappeti in uno spazio capace di restituire la loro dimensione monumentale. La scenografia è pensata per evocare l’atmosfera di una galleria di palazzo del XVII secolo e mette in dialogo i tappeti della Grande Galerie con una delle più celebri tenture dei Gobelins: L’Histoire du Roi. Questo ciclo di arazzi, realizzato tra il 1665 e il 1681, racconta i principali episodi del regno di Luigi XIV e non veniva esposto nella sua interezza dal 1976.
L’accostamento tra tappeti e arazzi permette di comprendere appieno il progetto politico e culturale del Re Sole, fondato sull’uso dell’arte come strumento di rappresentazione del potere.

La manifattura dei Gobelins è uno storico laboratorio di tessitura di arazzi francese, sorto nel luogo in cui un tempo operava la famiglia di tintori Gobelins, originaria di Reims. Nel 1662 Luigi XIV acquistò gli edifici della famiglia, che divennero la sede della Manufacture Royale des Meubles de la Couronne, sotto la direzione di Charles Le Brun e la supervisione
di Jean-Baptiste Colbert.

Una gru e una lepre, particolare della Vigilanza, nel 68° tappeto tessuto dalla Manifattura della Savonnerie per la Grande Galerie del Louvre (© Mobilier national-Isabelle Bideau).

Spesso si crea confusione tra Gobelins e Savonnerie perché nel 1826 le due realtà si fusero in un’unica manifattura, nella quale si lavorava con telai ad alto liccio. I telai a basso liccio vennero invece trasferiti a Beauvais, altro importante laboratorio di tessitura di arazzi, anch’esso, come anche quello di Aubusson, già attivo sotto la direzione di Colbert.

La mostra racconta questo sapere secolare attraverso materiali didattici, approfondimenti e attività pensate per pubblici di tutte le età. Un ricco programma educativo accompagna l’esposizione, con laboratori, visite guidate e incontri con artigiani e restauratori, offrendo un’esperienza accessibile, inclusiva e partecipativa.

Ovale con un paesaggio retto da due grifoni, particolare del 55° tappeto tessuto dalla Manifattura della Savonnerie per la Grande Galerie del Louvre (© Mobilier national-Isabelle Bideau).

Negli ultimi anni, un’importante campagna di restauro ha permesso di stabilizzare e valorizzare questi manufatti fragili e preziosi. Gli interventi, condotti dal Mobilier national, rispettano rigorosamente l’integrità storica delle opere, conservando le tracce del tempo e delle vicissitudini che hanno attraversato. Anche questo lavoro invisibile fa parte del “tesoro ritrovato”: un patrimonio che continua a vivere grazie alla cura, alla ricerca e alla trasmissione dei saperi.

Curata da Wolf Burchard del Metropolitan Museum, Emmanuelle Federspiel e Antonin Macé de Lépinay del Mobilier national di Parigi, Il tesoro ritrovato del Re Sole non è solo una mostra, ma un’occasione rara per riscoprire, attraverso la bellezza tessuta, l’ambizione e la complessità della monarchia francese al tramonto del Grand Siècle.

*Elisabetta Mero è storica dell’arte ed esperta in tessili antichi

Il tesoro ritrovato del Re Sole
Parigi, Grand Palais, Nef
dal 1° all’ 8 febbraio 2026
Info www.grandpalais.fr

Testa di Apollo, particolare dell’Abbondanza, nel 56° tappeto tessuto dalla Manifattura della Savonnerie
per la Grande Galerie del Louvre (© Mobilier national-Isabelle Bideau).

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