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La Scuola di Barbizon: le radici dell’Impressionismo
Pescara, Museo dell’Ottocento Fondazione Di Persio-Pallotta
fino al 9 gennaio 2027
Info tel. 085 73023 • Cell. 334 7033738 • e-mail: info@museodellottocento.eu

Nella prima metà dell’Ottocento, il villaggio francese di Barbizon, situato ai margini della foresta di Fontainebleau, una sessantina di chilometri a sud di Parigi, divenne il luogo di ritrovo prediletto di numerosi artisti, decisi a rinnovare la pittura di paesaggio attraverso lo studio diretto del vero. Sulla scia di Théodore Caruelle d’Aligny, la locanda di “papà” Ganne cominciò ad accogliere regolarmente, fra gli altri, Charles-François Daubigny, François-Louis Français, Jules Dupré, nonché Théodore Rousseau, che, da frequentatore abituale, nel 1846 scelse di stabilirsi definitivamente a Barbizon, dove morì nel 1867.

La foresta si trasformò in un grande laboratorio di sperimentazione e i suoi fautori vengono ricordati come gli esponenti della Scuola di Barbizon. Quell’esperienza è ora il tema della mostra allestita a Pescara, al Museo dell’Ottocento Fondazione Di Persio-Pallotta, che rappresenta il risultato di circa quarant’anni di ricerca e collezionismo condotti da Venceslao Di Persio e Rosanna Pallotta; un percorso che, attraverso 120 opere, restituisce al pubblico la ricchezza e la pluralità di uno dei movimenti più innovativi della pittura europea del XIX secolo.

La luce e le stagioni

Dalle opere esposte appare evidente che il paesaggio nella visione dei barbizonniers non coincide con una semplice riproduzione del reale, ma si configura come un’esperienza complessa, in cui osservazione, memoria e percezione individuale si intrecciano. Lo studio della luce, delle condizioni atmosferiche e delle variazioni stagionali conduce a una nuova relazione con il mondo visibile aprendo la strada all’Impressionismo.

Opera simbolo dell’esposizione è Contadina al lavoro al calar della sera di Raymond Eugène Goethals. La figura femminile che raccoglie le fascine nei campi, avvolta dalla luce calda del crepuscolo, offre un confronto con L’Angélus di Millet. “Se nel capolavoro del Musée d’Orsay la vita nei campi si carica di una valenza sacrale […] Goethals sceglie una via più terrena ma non meno monumentale”. Di straordinario interesse è anche Les muletiers di Rosa Bonheur, uno dei nomi più importanti dell’arte europea del XIX secolo, di cui si apprezza la precisione nella resa degli animali e l’attenzione per la vita pastorale e rurale.

Significativo è anche Intérieur de forêt, attribuito alla cerchia di Théodore Rousseau: uno studio che documenta la pratica del lavoro ‘dal vero’. Più lirica e contemplativa appare invece la visione della natura in À l’étang di Léon Germain Pelouse, artista la cui riscoperta è legata alle ricerche di Venceslao Di Persio e Rosanna Pallotta. Con Le ravin d’Optevoz, Charles-François Daubigny rivela la sua raffinata attenzione agli effetti della luce e alle armonie tonali. Possiamo, infine, ammirare suggestioni romantiche intrecciate alle osservazioni del vero in Le chemin de la mer di Jules Dupré, che spicca per la vastità dello scenario e la luminosità del cielo.

L’incontro con il naturalismo francese contribuì a rinnovare profondamente il linguaggio di numerosi artisti italiani, orientandoli verso un’osservazione più diretta della natura e della vita rurale. Tra questi spicca Giuseppe Palizzi, tra i primi a trasferirsi in Francia e a frequentare l’ambiente di Barbizon.
Giunto nell’Île-de-France nel 1844 dopo la formazione napoletana, trovò nel confronto con i paesaggisti francesi un impulso decisivo per superare la tradizione più accademica e sviluppare una pittura attenta alla luce, all’atmosfera e all’osservazione del vero. Accanto a lui, Federico Rossano testimonia gli sviluppi della lezione francese nella pittura italiana della seconda metà del secolo. Nel pastello La raccolta del grano, realizzato durante il soggiorno in Francia, il tema del lavoro agricolo richiama la grande tradizione del realismo rurale di Jean-François Millet.

(testi forniti dall’Ufficio Stampa della mostra)


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