di Stefano Mammini
Grazie alla versatilità della materia prima, l’argilla, i mastri vasai dell’antichità seppero elaborare un repertorio di forme straordinariamente ricco e variegato. Una di esse, l’idria, fu pensata allo scopo di attingere, trasportare e versare l’acqua, come del resto suggerisce il nome, derivato dal greco ydor (acqua). Funzioni che, con ogni probabilità, legarono l’uso delle idrie anche alle cerimonie funebri e ai riti di purificazione.
La produzione delle idrie ebbe inizio nel mondo greco, fra l’VIII e il VII secolo a.C., e la loro diffusione è testimoniata, per esempio, dalla frequente rappresentazione di questi vasi, resi inconfondibili anche dalla presenza di tre manici: due orizzontali e uno verticale. Presto le idrie entrarono nel circuito delle esportazioni ed ebbero fra i principali estimatori gli Etruschi, che, più in generale, furono grandi consumatori di ceramica greca.
Un prodotto di successo
Questi vasi per acqua godettero di particolare fortuna a Cerveteri e da questa circostanza nasce la mostra Veder greco in Etruria. Le idrie di Cerveteri, allestita nella sala superiore del Museo Archeologico Nazionale Cerite della stessa Cerveteri. In quella che fu una vera e propria metropoli mediterranea, nella seconda metà del VI secolo a.C. (tra il 530 e il 510/500 a.C.), artisti di probabile origine greco-orientale si dedicarono alla realizzazione di idrie che riprendevano i modelli ionici, ma che, per via del loro luogo di fabbricazione, sono dette appunto “ceretane”.
A oggi, ne sono stati ritrovati circa quaranta esemplari, una ventina dei quali, grazie alla mostra, sono stati riuniti per la prima volta. L’inedito e spettacolare raduno è stato reso possibile dai prestiti accordati al PACT (il Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, di cui il Museo Cerite fa parte) da importanti musei italiani e stranieri, primi fra tutti il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, il Museo del Louvre di Parigi e il British Museum di Londra.
Curato da Vincenzo Bellelli e Patrizio Fileri, il progetto espositivo racconta la complessità di un periodo dunque circoscritto nella lunga storia della Cerveteri etrusca, ma non si limita alla rassegna delle idrie ceretane: la loro comparsa viene infatti contestualizzata grazie a una selezione di ceramiche di importazione ionica, per evidenziarne l’influsso sulla produzione locale, e a un ricco campione di terrecotte architettoniche, una produzione che, nella seconda metà del VI secolo a.C., vide Cerveteri in primissimo piano.
L’allestimento
La mostra si articola in cinque sezioni – Da Oriente a Occidente, Vasi e artigiani in viaggio, Racconti per immagini: gli dèi e gli eroi, Racconti per immagini: l’umano e il selvaggio, Rielaborazioni – e l’allestimento è stato curato dal personale del PACT (le architette Iole Tropeano, Melania Bisegna e Caterina Agostino), a cui va il merito di aver saputo integrare gli apparati realizzati per l’occasione con la sistemazione del museo progettata e realizzata da Franco Minissi (1919-1996).

Pur con alcuni aggiornamenti, il suo intervento è stato conservato e, nel caso della mostra,
integrato nel percorso (foto Stefano Mammini).
Protagonista della museografia e museologia italiana del secondo dopoguerra, Franco Minissi si occupò del restauro e della ristrutturazione del Castello Ruspoli (1963-1967) e sue sono, per esempio, le vetrine “a lanterna” che tuttora fanno parte dell’allestimento del Museo Archeologico Nazionale Cerite e che, nel caso della mostra, accolgono alcune delle idrie più importanti. Come quella della Polledrara, che non proviene da Cerveteri, ma dalla Tomba di Iside di Vulci, e che mai prima d’ora aveva lasciato la sala del British Museum nella quale è conservata.
Oltre a essere un’occasione di valorizzazione delle collezioni del PACT, la realizzazione di Veder greco in Etruria. Le idrie di Cerveteri ha avuto importanti esiti scientifici e documentari. Ne è prova, per esempio, la scoperta di un frammento appartenente a uno dei vasi prestati dal Louvre. Si tratta di un’idria attribuita al Pittore dell’aquila, che entrò a far parte dei fondi del museo parigino all’indomani dell’acquisto di oltre 10.000 oggetti della Collezione Campana da parte di Napoleone III.

un frammento nei depositi del PACT. 550-500 a.C. Nel fotomontaggio a destra è evidenziata
la posizione del frammento (foto Stefano Mammini).
Il vaso non è integro e, quando è giunto in Italia per la mostra, l’occhio di Patrizio Fileri ha permesso di scoprire che una delle lacune, in corrispondenza di uno dei manici, coincideva con un frammento conservato nei depositi del museo di Cerveteri. I due reperti sono stati naturalmente esposti nella stessa vetrina e, al termine della mostra, si valuterà, d’intesa con i responsabili del Louvre, se procedere all’inserzione del pezzo finora mancante.
Le scene dipinte sulle idrie prediligono le gesta degli dèi e degli eroi, evocando la mitologia e i poemi omerici. Si riconoscono l’uccisione del Minotauro, il rapimento di Europa da parte di Zeus – che per l’occasione ha assunto le fattezze di un toro -, le prove sostenute da Ercole contro mostri e animali all’apparenza invincibili, o, ancora, alcuni dei più famosi stratagemmi di Ulisse, tra cui quelli legati all’incontro/scontro con Polifemo: l’accecamento del ciclope e la fuga dalla sua grotta, che il re di Itaca e i suoi compagni riuscirono a compiere nascondendosi sotto il ventre degli arieti.
Nella vetrina dedicata alle terrecotte architettoniche sono riuniti materiali provenienti in larga parte dagli scavi condotti dal CNR in località Vigna Parrocchiale, ma non mancano reperti recuperati nell’area del santuario in località Sant’Antonio e nella necropoli della Banditaccia. Allo stesso sepolcreto appartiene anche un’urna rinvenuta in una tomba della via delle Serpi che replica, in versione miniaturizzata, il modello del Sarcofago degli Sposi, uno dei capolavori dell’arte etrusca, prodotto anch’esso a Cerveteri (e oggi conservato nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia).
Nel segno dell’accessibilità si pone la riproduzione tattile di una delle idrie esposte in mostra che raffigura una biga in corsa guidata da un auriga, inseguito da un grifo, mentre a “dare vita” alla fabbricazione delle idrie e ai circuiti di scambio grazie ai quali gli originali greci giunsero in Etruria concorre il filmato proiettato in una saletta allestita a coronamento del percorso di visita.
La mostra può inoltre essere l’occasione per ammirare (o rivedere) il cratere di Eufronio, appena rientrato da un’esposizione in Grecia, e scoprire una delle acquisizioni più recenti del Museo Archeologico Nazionale Cerite: la vera di pozzo dei “delfini guizzanti” proveniente dall’area sacra ubicata in contrada Sant’Antonio, ricomposta grazie al recupero di un grande frammento finito sul mercato clandestino delle opere d’arte e recentemente recuperato dallo Stato italiano. Quasi inutile aggiungere, infine, che complemento ideale del viaggio tra le idrie ceretane è la visita della necropoli della Banditaccia, testimonianza eloquente della fioritura di Cerveteri in epoca etrusca.
Veder greco in Etruria. Le idrie di Cerveteri
Cerveteri, Museo Archeologico Nazionale Cerite
fino al 31 ottobre 2026
Info https://pact.cultura.gov.it/


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