di Stefano Mammini
I Mercati di Traiano-Museo dei Fori Imperiali (Roma) ospitano, fino al 19 luglio 2026, la mostra Constantin Brâncuși. Le Origini dell’Infinito. Un’esposizione raccolta, ma di notevole suggestione: la neutralità delle murature del complesso traianeo, con i mattoni laterizi a vista (per via della perdita degli originari rivestimenti in intonaco e marmi), si rivela infatti uno sfondo ideale per le opere del grande scultore romeno selezionate per l’occasione.
L’odierno approdo a Roma ha quasi il sapore di un risarcimento per Constantin Brâncuși (1876-1957): dopo essersi diplomato alla Scuola Nazionale di Belle Arti, l’artista aveva infatti cercato di ottenere una borsa di studio con cui venire in Italia per completare la sua formazione e vedere dal vero le opere della classicità che avevano costituito uno dei suoi principali modelli di riferimento. La richiesta non ebbe però successo e così Brâncuși, dopo un primo soggiorno a Vienna – durante il quale lavorò per la fabbrica di mobili Thonet -, si spostò a Monaco di Baviera, quindi in Svizzera e, infine, a Parigi.
Il soggiorno nella capitale francese fu decisivo per la sua carriera e gli permise di venire a contatto con tutti i più importanti protagonisti della scena artistica del tempo, fra cui Auguste Rodin, presso il cui studio lavorò come praticante per qualche mese, e l’italiano Medardo Rosso. Di entrambi Brâncuși assorbì la lezione, i cui effetti appaiono evidenti nella progressiva definizione di uno stile proprio e originale.
L’influenza di Rodin si ravvisa per esempio nell’opera collocata all’ingresso dei Mercati di Traiano: è La Preghiera, un bronzo realizzato su commissione della vedova dell’avvocato Petre Stanescu e destinato al monumento funerario in onore del marito. La scultura fu dapprima esposta a Parigi, nel 1910, e poi inviata in Romania, dove venne nuovamente esposta, a Bucarest, nel 1914. Per poi essere finalmente installata nel cimitero di Dumbrava, a Buzau, insieme al busto dedicato a Stanescu.

Accanto al confronto con l’arte classica e con i suoi contemporanei, Constantin Brâncuși mantenne sempre fortissimo il legame con le proprie origini. Un aspetto, quest’ultimo, che viene raccontato nella sezione della mostra che accoglie una serie di pilastrini in legno di quercia, lavorati a intaglio, che nelle case dell’Oltenia – la regione della Romania sud-occidentale di cui Brâncuși era originario – venivano impiegati per sostenere i porticati in legno.
Caratterizzati da decorazioni incise e cesellate e spesso composti da elementi tronco-piramidali contrapposti, questi prodotti della tradizione artigianale – che a volte ricordano le viti senza fine degli antichi torchi vinari – erano presenze familiari per Constantin Brâncuși, che ne citò le soluzioni formali in molte sue opere: dalla Sedia in pietra, esposta accanto ai pilastrini, alla colossale Colonna senza fine di Târgu-Jiu, della cui realizzazione viene proposto il filmato.

Vagamente inquietanti sono i tratti della Mademoiselle Pogany, di cui è esposta una versione in bronzo del 1950, fusa dall’originale del 1912 e che denota la già ricordata influenza di Medardo Rosso. D’impronta squisitamente classicheggiante è invece un altro bronzo, la Testa di bambino (1907), esposta nella stessa sala in cui si possono ammirare la Danaide in pietra di Vratsa e il Modello del Pilone della Porta del Bacio, entrambi non datati.
Constantin Brâncuși. Le Origini dell’Infinito
Roma, Mercati di Traiano-Museo dei Fori Imperiali
fino al 19 luglio 2026
Info www.zetema.it; www.mercatiditraiano.it;
www.museiincomune.it; www.civita.art

non datata. Bucarest, Museo Nazionale d’Arte della Romania (foto WPS).

Bucarest, Museo Nazionale d’Arte della Romania (foto WPS).


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