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Alchimia Ginori 1737-1896.
Arte e tecnica in manifattura

Faenza, MIC-Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
dal 31 gennaio al 2 giugno 2026
Info www.micfaenza.org; tel. 0546 697311;
e-mail: info@micfaenza.org

Attraverso un’ampia selezione di opere e manufatti provenienti dalle collezioni del Museo Ginori di Sesto Fiorentino e del MIC Faenza, la mostra rilegge due secoli di storia della manifattura di Doccia, proponendo una narrazione inedita dell’evoluzione della ceramica nel XVIII e XIX secolo.

Il racconto ha inizio nella prima metà del Settecento, quando Carlo Ginori, appassionato di chimica, fonda l’omonima manifattura e si dedica alla ricerca della ricetta dell’impasto della porcellana. Il percorso si snoda quindi in varie sezioni dedicate alle sculture in porcellana; al progressivo arricchirsi della decorazione pittorica e della tavolozza cromatica; alle innovazioni di Carlo Leopoldo Ginori (inventore della fornace a quattro piani), di Giusto Giusti (il chimico della manifattura che riscopre la ricetta del lustro delle antiche maioliche rinascimentali) e dei primi direttori artistici della manifattura.

Chiudono il racconto il passaggio della Ginori a vera e propria industria e uno sguardo rivolto al XX secolo, quando la neonata Richard-Ginori fonderà gran parte della sua prosperità sulla produzione di porcellane elettrotecniche, solitamente non esposte in ambito museale.

Tra le opere che aiutano a comprendere le sfide senza precedenti affrontate dalla Manifattura Ginori fin dai suoi esordi, un posto d’onore spetta ai due esemplari del gruppo Amore e Psiche, oggi appartenenti alle collezioni del MIC Faenza e del Museo Ginori, esposti per la prima volta insieme. Realizzate dalla Manifattura Ginori a poca distanza l’una dall’altra, le due composizioni testimoniano con straordinaria eloquenza il carattere sperimentale della produzione di grandi sculture in porcellana che fin dal Settecento distingue la fabbrica di Doccia dalle altre concorrenti coeve. Il confronto diretto tra le differenti soluzioni adottate dal capo modellatore Gaspero Bruschi nei due esemplari rende efficacemente conto delle difficoltà poste dalla cottura di opere di così grandi dimensioni.

L’esposizione restituisce centralità anche alla produzione più umile e trascurata della manifattura Ginori, dedicando un’intera sezione alla fornace a quattro piani, inventata nel 1816 da Carlo Leopoldo Ginori Lisci e impiegata in gran parte per la cottura della maiolica d’uso quotidiano. Stoviglie per la cucina e per la tavola, oggetti da camera, vasi da farmacia e calamai in maiolica venivano prodotti sia per il mercato di fascia medio-bassa che per le famiglie nobili e per la corte granducale, che se ne riforniva per gli usi più ordinari. I motivi che li decorano – semplici, ma pur sempre dipinti a mano – sono un esempio di sintesi tra efficacia decorativa ed economia di risorse.

A sinistra, Gaspero Bruschi e Manifattura Ginori, Amore e Psiche, porcellana dal marmo antico nella Tribuna della Galleria degli Uffizi, 1748 circa. Sesto Fiorentino, Museo Ginori. A destra, Manifattura Ginori, Amore e Psiche, porcellana dal marmo antico nella Tribuna della Galleria degli Uffizi, 1750 circa. MIC Faenza
(cortesia Ufficio Stampa e Comunicazione MIC Faenza).
Manifattura Ginori e Raffaello Pagliaccetti, Tondo in maiolica con rilievo raffigurante Luca della Robbia,
1873-1900. Sesto Fiorentino, Museo Ginori (cortesia Ufficio Stampa e Comunicazione MIC Faenza).

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