di Stefano Mammini
Luigi Pigorini (1842-1925) viene innanzi tutto ricordato come l’iniziatore degli studi di preistoria in Italia, ma nel corso della sua lunga carriera è stato anche il promotore di importanti iniziative volte alla divulgazione scientifica. Una delle più significative fu la creazione del Regio Museo Nazionale Preistorico Etnografico di Roma che, istituito ufficialmente nel 1875, fu inaugurato il 14 marzo 1876, nel palazzo del Collegio Romano, il complesso monumentale che già ospitava il Museo kircheriano.
A centocinquant’anni dal suo inizio, la storia dell’istituzione viene ripercorsa dalla mostra Origine e prospettive. Dal Museo Preistorico ed Etnografico di Luigi Pigorini al Museo delle Civiltà: storia di un museo (1876-2026), visitabile nel Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari dell’EUR, a Roma.
I testi riuniti nella prima parte del percorso di visita mettono a fuoco le vicende legate alla nascita del museo, attraverso le quali si colgono la determinazione di Luigi Pigorini nell’averne fortemente voluto la creazione e gli obiettivi che si intendevano perseguire.
“Il Museo Preistorico ed Etnografico di Roma – scrisse lo studioso nel 1876 – è diviso in due classi, distinte coi nomi dati all’Istituto medesimo” e, pochi anni più tardi, nel 1901, ribadiva che il neonato museo “era destinato a rappresentare, nella Capitale del Regno, quante e quali siano state le civiltà primitive dell’Italia, ponendovi di seguito, per le opportune comparazioni, ciò che si potesse raccogliere relativamente alle civiltà coeve dei paesi stranieri. E raccomandai al Ministro di non trascurare quello che producono i selvaggi e barbari viventi”. Affermazioni che riflettevano gli orientamenti del tempo, basati appunto sul confronto tra i materiali di epoca preistorica e i materiali etnografici riferibili ai gruppi umani che venivano considerati “primitivi”.
Poco tempo e mezzi scarsi
Un simile approccio oggi non è più sostenibile, ma i limiti di quella visione nulla tolgono ai meriti di Pigorini, che si dedicò con tutte le sue energie all’impresa, riuscendo ad allestire il museo in soli tre mesi: i materiali presentati nel marzo del 1876 giunsero a Roma a partire dal dicembre del 1875, grazie a donazioni, acquisizioni o cessioni da parte di altri musei. E ancora Pigorini, ricordando i primi passi della sua creatura, scrisse che “la brevità del tempo e gli scarsi mezzi avevano permesso soltanto di raccogliere poche centinaia di oggetti”. Svelati per la prima volta alla presenza del principe Umberto di Savoia.
Nel giro di pochi anni, in compenso, l’arricchimento delle collezioni fu costante e andò oltre le previsioni di Luigi Pigorini, che mantenne la direzione del “suo” museo fino al 1923. E se già nel 1914 amici, discepoli ed estimatori avevano voluto rendergli omaggio con il busto bronzeo commissionato a Ettore Ximenes esposto in mostra, nel 1925, a meno di un mese dalla scomparsa, venne emanato un nuovo decreto, con il quale si stabiliva l’Intitolazione al nome di Luigi Pigorini del Regio museo preistorico ed etnografico.
Da quel momento in poi, soprattutto fra gli addetti ai lavori, le raccolte del Collegio Romano (e poi dell’EUR) divennero il “Pigorini” e così è stato fino a quando il museo è confluito nel MUCIV-Museo delle Civiltà, l’istituto autonomo creato nel 2016 e che ha riunito, oltre alle collezioni di preistoria ed etnografia, il Museo Nazionale d’Arte Orientale, le collezioni del disciolto Museo Africano, le collezioni di paleontologia e lito-mineralogia dell’ISPRA-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, il Museo Nazionale dell’Alto Medioevo e il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari.
Dai testi dei pannelli introduttivi si può quindi passare ai reperti veri e propri che, seguendo la scansione dello spazio scelto per l’allestimento della mostra – la Sala delle Colonne -, sono distribuiti in due sezioni concentriche. Il nucleo centrale riunisce i materiali archeologici, mentre il quadrilatero esterno accoglie i reperti etnografici.
Vetrine d’epoca
Per l’esposizione dei manufatti di epoca preistorica sono state restaurate alcune delle vetrine originali del museo, che, oltre a offrirsi come significativa testimonianza museografica, offrono una visione affine a quella che si presentava agli occhi dei primi visitatori. Come del resto confermano le foto d’epoca esposte a corredo dei reperti che, sebbene posteriori all’allestimento del 1876, mostrano, ben riconoscibili le stesse teche.
I materiali preistorici comprendono per lo più strumenti in selce e frammenti ceramici, che si è scelto di esporre secondo i criteri otto- novecenteschi, mostrando in alcuni casi anche le didascalie originali, scritte in bella grafia, con penna e calamaio, come per i materiali litici inviati dal Museo Artistico Industriale di Roma e dalle collezioni di manufatti in selce di Angelo Angelucci, provenienti in gran parte dall’Abruzzo e da altre località dell’Italia meridionale. Non manca un ricco repertorio di oggetti riferibili alla civiltà delle terramare, a cui Luigi Pigorini dedicò una parte rilevante dei suoi studi.
I materiali etnografici, come detto, fanno da corona alla sezione preistorica e comprendono oggetti di provenienza innanzi tutto americana e poi asiatica e africana. E, nell’allestimento originario, erano soprattutto i manufatti provenienti dalle Americhe a sostenere il metodo comparativo adottato anche da Pigorini. Un confronto che sarebbe oggi improponibile e che viene però evocato dalla scelta di inserire un cubo verde, che richiama il colore della collezione americana, all’interno di una vetrina vuota, a suggerire appunto l’insostenibilità di quelle scelte.
Ad arricchire l’esposizione dei materiali archeologici ed etnografici concorrono quindi documenti d’archivio, libri e strumenti vari, fra cui la bilancia di cui Pigorini si serviva per pesare i reperti. E si è voluto infine proporre anche un confronto con l’arte contemporanea, attraverso le installazioni realizzate dallo Studio 2050+ e dall’artista Shimabuku. La prima, Libreria delle Api, è una biblioteca mobile e in divenire, mentre la seconda, Oldest and Newest Tools of Human Beings (Utensili più antichi e più recenti degli esseri umani), propone una sintesi della storia dell’umanità affiancando alcuni strumenti in selce a dispositivi come smartphone o tablet.
La nostra storia più antica
Chi voglia poi scoprire il resto della storia del museo fondato da Luigi Pigorini può raggiungere l’antistante Palazzo delle Scienze. Qui, infatti, sono esposte le collezioni di preistoria ed etnografia. E se la seconda è attualmente in fase di riallestimento, la prima è interamente accessibile e permette di ripercorrere tutte le tappe della nostra storia più antica attraverso una dotazione di eccezionale ricchezza e importanza.
È qui, solo per fare qualche esempio, che si conservano le piroghe recuperate nel lago di Bracciano (Roma), nel villaggio neolitico de La Marmotta, la sepoltura eneolitica di Ponte San Pietro (Viterbo) nota come Tomba della Vedova, i magnifici bronzi del ripostiglio scoperto in località Coste del Marano (Tolfa, Roma) o, ancora, la celebre Fibula Prenestina, una spilla in oro del VII secolo a.C. sulla quale corre un’iscrizione in latino arcaico che è da sempre ritenuta una delle prime testimonianze di questa lingua.
Inoltre, da qualche mese, è allestita una nuova area espositiva, denominata Laboratorio Neanderthal. Le scoperte di Grotta Guattari, che racconta la storia di uno dei più importanti giacimenti preistorici italiani, situato nel comune di San Felice Circeo (Latina). Sito cardine per la conoscenza dell’Uomo di Neanderthal, tradizionalmente considerato un “cugino” dell’uomo anatomicamente moderno, Grotta Guattari venne individuata nel 1939 e vi fu scoperto un cranio a lungo interpretato come prova di una pratica di cannibalismo rituale. Una lettura successivamente smentita e oggi corretta anche grazie alle nuove ricerche che da alcuni anni sono in corso nella grotta.
Origine e prospettive
Dal Museo Preistorico ed Etnografico di Luigi Pigorini
al Museo delle Civiltà: storia di un museo (1876-2026)
Roma, MUCIV-Museo delle Civiltà,
Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari, Sala delle Colonne
fino al 6 settembre 2026
Info www.museodellecivilta.it


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