di Stefano Mammini
Esce nelle sale cinematografiche di tutta Italia, dal 1° al 3 dicembre, il documentario Caravaggio a Roma. Il viaggio del Giubileo, nuovo capitolo del progetto di Nexo Studios La Grande Arte al Cinema. Come ha raccontato Didi Gnocchi, che ha firmato il soggetto del documentario, quando Franco di Sarro, amministratore delegato di Nexo Studios le ha proposto di realizzare un’opera dedicata al pittore, la prima reazione è stata quella di chiedersi quale strada si sarebbe potuta percorrere per confezionare un prodotto originale e inedito su una figura come quella di Caravaggio, che, negli ultimi anni, sta vivendo una stagione di notevole popolarità.

La risposta è stata individuata nel costruire il documentario sul tema dell’Anno Santo, associando quello che sta per chiudersi a quello del 1600, celebrato al tempo in cui Michelangelo Merisi andava affermandosi come l’artista più richiesto sulla scena di Roma, dove si era trasferito qualche anno prima. In parallelo, è stata sfruttata l’onda lunga di Caravaggio 2025, la mostra allestita in Palazzo Barberini fino allo scorso 20 luglio, che ha visto eccezionalmente riunite 24 opere certamente eseguite o attribuite al pittore “maledetto”.
Caravaggio a Roma, quindi, ha come traccia principale la ricostruzione della vicenda umana e professionale di Merisi, nella quale sono state però inserite anche molte immagini che documentano il Giubileo del 2025, scelte per fare da contrappunto alle considerazioni sulle implicazioni simboliche e sui valori religiosi che si possono cogliere nella produzione caravaggesca.
Cuore della narrazione sono gli anni romani dell’artista, che inizialmente fatica a imporsi, ma che, anche grazie al sostegno di mecenati illustri e potenti, come Scipione Borghese e, soprattutto, il cardinal Del Monte, vince la diffidenza da molti riservata alla sua cifra stilistica. Punto di svolta è la realizzazione delle tele destinate alla Cappella Contarelli, nella chiesa di S. Luigi dei Francesi, per la quale esegue il ciclo di cui è protagonista san Matteo (1599-1602). Una prova sublime, di cui dà conferma, poco dopo, per la Cappella Cerasi, in S. Maria del Popolo, con la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo (1601).
Molte sono le voci chiamate a commentare l’opera di Caravaggio e i significati che vi si possono rintracciare. Contributi che suggeriscono letture di particolare interesse, proprio perché declinate in funzione dei possibili collegamenti con il Giubileo e con i concetti che lo caratterizzano, primi fra tutti l’espiazione dei peccati e la richiesta del perdono, concesso in forma di indulgenza. È dunque l’occasione per ascoltare, solo per citarne alcuni, le riflessioni dello storico Franco Cardini e dello storico dell’arte Claudio Strinati. Ai quali si affiancano, fra gli altri, i curatori della mostra di Palazzo Barberini, Francesca Cappelletti, Maria Cristina Terzaghi e Thomas Clement Salomon.

Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica (Ufficio Stampa Nexo Studios).
Ottenuto un riconoscimento quasi unanime, Caravaggio è vittima, nel 1606, del suo temperamento focoso e inquieto: coinvolto in una rissa, uccide Ranuccio Tomassoni e viene condannato alla decapitazione. Intuisce di non poter contare su particolari benevolenze e dunque fugge. Inizia il periodo che lo vede soggiornare a Napoli, Malta, Sicilia e poi di nuovo a Napoli. Qui, nel 1610, riceve la notizia che il papa stava preparando una revoca della condanna a morte e decide quindi di rientrare a Roma. Imbarcatosi su una feluca, sbarca a Palo Laziale, da dove contava di raggiungere l’Urbe.
Ma sull’imbarcazione su cui ha viaggiato, che nel frattempo ha ripreso il mare, mentre lui è stato fermato per accertamenti, sono rimaste le tele che aveva con sé, in cambio delle quali Scipione Borghese si sarebbe dovuto adoperare perché la grazia venisse effettivamente concessa. Merisi deve dunque recuperarle a qualunque costo e il viaggio verso Porto Ercole, dove la feluca si è diretta, gli è fatale. Si ammala e, in circostanze mai del tutto chiarite, muore, il 18 luglio del 1610.
A questo triste epilogo sono dedicate alcune delle riflessioni più significative del documentario, attraverso le quali si suggerisce che la volontà del pittore di rientrare a Roma non fosse soltanto dettata dal desiderio di riacquistare il suo ruolo di stella del firmamento artistico: proprio come un pellegrino del Giubileo, Caravaggio avrebbe cercato in ogni modo di tornare nella città del papa per farsi perdonare, quasi come un figliol prodigo.
Una lettura inedita, sostenuta anche dall’idea che all’essere divenuto il “pittore degli ultimi” e alla straordinaria umanità dei suoi soggetti, Caravaggio avesse voluto affidare un messaggio squisitamente cristiano.

Caravaggio a Roma. Il viaggio del Giubileo, regia di Giovanni Piscaglia, soggetto di Didi Gnocchi, sceneggiatura di Eleonora Angius, voce narrante di Mario Cordova.
Il documentario è prodotto da 3D Produzioni e Nexo Studios in partecipazione con SKY e in collaborazione con Avvenire e con Gallerie d’Italia-Intesa Sanpaolo. Info e prevendite nexostudios.it



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