“È uno splendido esempio di quanto sia impareggiabile lo stile di Rembrandt nel raccontare le storie”: così si è espresso Taco Dibbits, direttore del Rijksmuseum di Amsterdam, a proposito del dipinto Visione di Zaccaria nel Tempio, riconosciuto come opera originale di Rembrandt e che, da mercoledì 4 marzo, sarà esposto al pubblico nel museo della città neerlandese.
Firmato “Rembrandt f. 1633”, la Visione è un olio su tavola (di quercia), che, prima d’ora, era stato esposto nel 1898, allo Stedelijk Museum di Amsterdam, in occasione della grande retrospettiva dedicata al maestro olandese. Ciononostante, nel 1960, l’opera era stata espunta dal catalogo ufficiale dell’artista. Un anno più tardi, era stata acquistata da un collezionista privato e non era mai più comparsa in pubblico. Solo di recente, l’attuale proprietario del dipinto ha contattato il Rijksmuseum, autorizzando, dopo 65 anni, l’esecuzione di nuove analisi e indagini.

di Rembrandt (foto Rijksmuseum/Kelly Schenk).
Replicando un protocollo già sperimentato con la celebre Ronda di notte (1642, Rijksmuseum, Amsterdam), ha così preso il via una campagna di studi che si è protratta per due anni, affiancando alle osservazioni sullo stile dell’opera esami di laboratorio che hanno offerto indicazioni decisive. Per esempio, il legno usato da Rembrandt come supporto è stato sottoposto all’analisi dendrocronologica (un metodo basato sulla conta degli anelli di accrescimento degli alberi), che ha dimostrato la compatibilità del campione con la data del 1633. Analogamente, i pigmenti sono stati analizzati con tecniche radiografiche (in particolare, la fluorescenza a raggi X) e ne è stata accertata la coincidenza con i colori usati da Rembrandt in altri suoi dipinti.
Indizi che hanno dunque corroborato le ipotesi avanzate sulla base dei confronti con altre opere realizzate dall’artista nello stesso periodo. Sono apparse evidenti le affinità con Daniele e il re Ciro davanti all’idolo di Bel (1633, J. Paul Getty Museum, Los Angeles), Il cantico di Simeone (1631, Mauritshuis, L’Aia) o Geremia piange la distruzione di Gerusalemme (1630, Rijksmuseum, Amsterdam).

in prestito da collezione privata (foto Rene Gerritsen).
Protagonista della composizione è Zaccaria, sacerdote dell’ottava classe, quella di Abìa, una delle 24 stabilite da David per regolare i turni di servizio settimanale nel tempio. Come scrive l’evangelista Luca, Zaccaria “aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta. Erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore.
Ma non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni” (Lc 1, 5-7).
Un giorno il pio uomo si trova dunque nel tempio e riceve la visita dell’arcangelo Gabriele, il quale gli annuncia la gravidanza di sua moglie: Zaccaria è però scettico e chiede al messo di Dio una prova. Viene allora reso muto fino all’ottavo giorno dopo la nascita del figlio, quando il bambino dovrà essere circonciso e la lingua del padre potrà sciogliersi per confermare che si chiamerà Giovanni (e sarà poi il Battista).

Rembrandt immagina il momento in cui Zaccaria è nel tempio e, pur non raffigurandolo, suggerisce l’arrivo dell’arcangelo attraverso il chiarore inserito nell’angolo destro, in alto. Rende con efficacia la sorpresa del sacerdote, adottando un espediente che si rintraccia anche in altre sue opere, noto come staetveranderinge (letteralmente, mutamenti di stato), a sottintendere una svolta drammatica, un’improvvisa inversione di situazione e di umore.
La Visione di Zaccaria nel Tempio è uno dei pochi dipinti di soggetto storico eseguiti da Rembrandt in quegli anni, nei quali preferì realizzare soprattutto ritratti, in quanto più remunerativi. La sua acquisizione getta dunque una luce preziosa e inedita sulla produzione giovanile del maestro. Il Rijksmuseum potrà ora esporla grazie al prestito a lungo termine accordato dall’attuale proprietario.

(foto Rijksmuseum/Kelly Schenk).


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