Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Prima di prendere la via del Museo Nazionale d’Abruzzo (MuNDA) dell’Aquila, a cui è destinato, l’Ecce Homo di Antonello da Messina acquistato dallo Stato italiano presso la casa d’aste Sotheby’s di New York è esposto a Roma, in Palazzo della Minerva, fino al 19 aprile.

Si tratta di un quadretto opistografo, cioè dipinto su entrambe le facce della tavola utilizzata dall’artista come supporto. Sul recto compare appunto l’Ecce Homo, mentre al verso è rappresentato San Girolamo penitente. L’opera, che Antonello realizzò intorno al 1465, venne presentata per la prima volta dallo storico dell’arte Federico Zeri in occasione del convegno antonelliano svoltosi a Messina nel 1981.

Ecce Homo, tempera grassa su tavola di Antonello
da Messina. 1465 circa. L’Aquila, Museo Nazionale d’Abruzzo (MuNDA) (foto Stefano Mammini).
San Girolamo penitente, tempera grassa su tavola
di Antonello da Messina. 1465 circa. L’Aquila,
Museo Nazionale d’Abruzzo (MuNDA)
(foto Stefano Mammini).

Le ridotte dimensioni – 20,3 x 14,9 cm – e i soggetti raffigurati suggeriscono che la tavola fosse destinata alla devozione privata e già Zeri aveva ipotizzato che il suo proprietario fosse solito portarla sempre con sé, in una sacca di stoffa o cuoio. Di quanto l’ignoto personaggio la venerasse sarebbe prova la forte consunzione del volto di san Girolamo, che potrebbe essere stata causata dall’uso di baciare l’immagine.

Inserito in un paesaggio roccioso e arido, che potrebbe forse essere stato ispirato dalla terra d’origine del pittore, il santo è in ginocchio, con una pietra in mano, strumento di penitenza, davanti a un piccolo crocifisso, mentre accanto a lui si vedono un libro aperto, un calamaio e una penna, elementi che ricordano l’attività di studioso e traduttore della Bibbia.

È invece pienamente leggibile l’Ecce Homo, nel quale si distinguono tutti gli elementi tipici di questa iconografia: la corona di spine, le gocce di sangue, la corda legata intorno al collo del Cristo. Antonello rende con maestria la sofferenza del figlio di Dio e gli conferisce uno sguardo e una smorfia che trasmettono all’osservatore l’umiliazione patita per mano dei suoi torturatori.

L’allestimento dell’Ecce Homo
(©Senato della Repubblica 2026).
L’allestimento del San Girolamo penitente
(© Senato della Repubblica 2026).

L’opera destinata al MuNDA è, a oggi, il più antico esempio del tema dell’Ecce Homo di Antonello da Messina, che si cimentò più volte con questo soggetto. Cinque sono le versioni, ma quella appena acquisita dall’Italia è la sola a essere dipinta su entrambi i lati e a riportare sul parapetto, invece del cartiglio, l’iscrizione “INRI” (lesus Nazarenus Rex ludaeorum). Gli altri Ecce Homo antonelliani sono oggi conservati ai Musei Nazionali di Genova-Palazzo Spinola, al Metropolitan Museum of Art di New York e al Collegio Alberoni di Piacenza; il quinto faceva parte della collezione Ostrowski, ma scomparve a Vienna nel 1939.

Dopo l’esposizione romana, l’opera raggiungerà quindi L’Aquila, andando ad arricchire le collezioni custodite negli spazi del Castello cinquecentesco che ospita il Museo Nazionale d’Abruzzo. Riaperto solo pochi mesi fa, al termine dei lavori di risanamento dei danni causati dal terremoto del 2009. L’Ecce Homo
sarà quindi un motivo in più per scoprire le sue preziose raccolte.

Ecce Homo
Roma, Palazzo della Minerva, Sala Capitolare
Biblioteca del Senato
fino al 19 aprile 2026
ingresso gratuito, senza prenotazione
Info www.senato.it/CESUS/eccehomo

Un particolare dell’allestimento dell’esposizione (© Senato della Repubblica 2026).
Ecce Homo, olio (forse su tempera) su tavola di Antonello da Messina. 1470. New York, The Metropolitan Museum of Art (© The Friedsam Collection, Bequest of Michael Friedsam, 1931).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *