di Stefano Mammini
Giunta alla sua ventesima edizione, la Festa del Cinema di Roma ribadisce la sua natura di evento diffuso e fra le numerose iniziative collaterali c’è quest’anno la mostra Roma e l’invenzione del cinema. Dalle origini al cinema d’autore, 1905-1960, visitabile fino al prossimo 18 gennaio in Castel Sant’Angelo.
Allestita nelle cosiddette Salette di Pio IV del castello, l’esposizione si apre con l’evento che può considerarsi come l’atto di nascita del cinema italiano: la prima proiezione pubblica de La presa di Roma, presentata nella sera del 20 settembre 1905 in piazzale di Porta Pia. Diretto da Filoteo Albertini, il film – presentato come Grande ricostruzione storica in sette quadri – fu l’esito di un progetto ambizioso, pensato anche come simbolo della nascita nazionale. E, come si legge nel testo che accompagna i documenti d’archivio selezionati per la mostra, la sua proiezione fece cominciare l’avventura del cinema italiano come un «grande evento collettivo, vissuto assieme da un pubblico che palpita per quello che vede sullo schermo. Il 20 settembre 1905 nasce il cinema italiano. È romano, laico e popolare».
La presa di Roma e il cinema italiano iniziano come un grande evento collettivo, vissuto assieme da un pubblico che palpita per quello che vede sullo schermo. Il 20 settembre 1905 nasce il cinema italiano. È romano, laico e popolare.

(© Cineteca di Bologna-Fondo Marco Bortolotti)
Un anno più tardi, la creazione della Cines diede un impulso decisivo alla nascente industria cinematografica e alla parallela importanza di Roma come culla ideale del suo sviluppo. E non si tratta soltanto di ambientazioni, ma anche del recupero delle antichità romane, come prova la realizzazione di film come il Quo vadis (1913) di Enrico Guazzoni e della messa a punto di un genere, il peplum, destinato ad avere vasto successo anche oltreoceano.
Dal ridursi della produzione e dalla contrazione del mercato internazionale determinati dal primo conflitto mondiale Roma si risolleva con l’avvento del fascismo, che intuisce il potenziale propagandistico del cinema (basti del resto pensare al motto mussoliniano «La cinematografia è l’arma più forte»): nel giro di pochi anni la capitale è sede dell’Istituto Luce (1924), registra la creazione del Centro Sperimentale di Cinematografia (1935), prima scuola di cinema al mondo, e saluta l’inaugurazione di Cinecittà (1937).
Capolavori nati per strada
La stessa Cinecittà, alla fine della seconda guerra mondiale, viene adibita a campo profughi e, come viene raccontato in mostra, a Roma si può girare solo per le strade della città. Una soluzione che non impedisce la realizzazione di alcuni dei massimi capolavori italiani di sempre: Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini e poi Sciuscià (1946) e Ladri di biciclette (1948), entrambi diretti da Vittorio De Sica ed entrambi vincitori del premio Oscar.
Un capitolo significativo del rapporto tra Roma e il cinema è rappresentato poco dopo da Bellissima (1951) di Luchino Visconti, film nel quale una madre, interpretata da Anna Magnani, porta la figlia a Cinecittà per un provino.
Ma se la cifra del film di Visconti è il cinismo di un mondo da molti sognato e da pochi raggiunto, tutt’altro tenore caratterizza Le ragazze di Piazza di Spagna (1952) e Vacanze romane (1953), pellicole in cui Roma può essere in qualche modo considerata la vera protagonista principale delle storie messe in scena.

C’è poi, naturalmente, spazio per il campione indiscusso della romanità cinematografica, Alberto Sordi, con le sue ambizioni a stelle e strisce (Un americano a Roma, 1954) e non solo. E per uno dei più riusciti film di Mario Monicelli, I soliti ignoti (1958), che «trasforma Roma, le strade del centro e della periferia, i suoi tetti e le sue terrazze, nella fredda e perfetta location di un moderno noir».
Con gli occhi di Fellini e Pasolini
Epilogo del percorso è la sezione riservata a Federico Fellini e a Pier Paolo Pasolini. Il primo firma un’opera che non ha bisogno di aggettivi o descrizioni: La dolce vita (1960). Il film restituisce l’immagine di una Roma (quasi interamente ricostruita negli studi di Cinecittà) che vive il boom economico, ha assunto una dimensione cosmopolita e nella quale sembra che tutto e il contrario di tutto possa accadere. E che, ciononostante, conserva sorprendenti tratti strapaesani. Fanno da contraltare due film girati da Pasolini negli stessi anni – Accattone (1961) e Mamma Roma (1962) – che di Roma e della sua gente propongono un ritratto ben diverso, portando sullo schermo gli ultimi e le periferie.

Di tutto questo Roma e l’invenzione del cinema offre un racconto per immagini molto ricco, nel quale prevalgono fotogrammi e foto di scena dei molti titoli citati. Ma ci sono anche filmati, estratti e documenti d’archivio. Nell’insieme, il repertorio comprende volti più che noti e immagini ormai impresse nella memoria collettiva, tuttavia il percorso propone anche presenze meno viste o inedite. Proprio all’inizio, per esempio, viene proiettato un breve film francese del 1911, che vuole esaltare i fasti della Roma imperiale: scorrono vari quadri – fra cui il transito lungo l’Appia antica di due carri trainati da buoi che sembra la versione animata di un dipinto di Giovanni Fattori – per l’ultimo dei quali, dedicato al Foro Romano, compare sulla scena un curioso personaggio, con una grande barba bianca e un cappellaccio, che invita ad ammirare i resti archeologici giunti fino a noi, soffermandosi alla fine su un capitello – e dunque su un manufatto in sé piuttosto banale – del quale sottolinea a grandi gesti la presunta eccezionalità.
Più avanti, colpisce invece un filmato in super8 girato da Carlantonio Longi, famoso cartellonista, sul set del film La fortuna di essere donna (1956) di Alessandro Blasetti: vi si vedono i protagonisti della pellicola, Marcello Mastroianni e Sophia Loren, risplendere, a colori, nella sfolgorante bellezza di un trentenne e di una ventenne.
Curata da Gian Luca Farinelli, Roma e l’invenzione del cinema è stata prodotta da Pantheon e Castel Sant’Angelo-Direzione Musei nazionali della città di Roma e Cineteca di Bologna, in collaborazione con Festa del Cinema di Roma, Cineteca di Bologna, Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, Archivio Luce Cinecittà, Centro Cinema città di Cesena.
Info
Roma e l’invenzione del cinema.
Dalle origini al cinema d’autore, 1905-1960
Roma, Castel Sant’Angelo
fino al 18 gennaio 2026

(© Cineteca di Bologna / Reporters Associati & Archivi)

Lascia un commento