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di Stefano Mammini

Professore associato di metodologie della ricerca archeologica all’Università degli Studi di Trento, Diego E. Angelucci porta a compimento l’operazione avviata nel 2022 con Elementi di geoarcheologia e ne propone il naturale complemento: I depositi archeologici. Una guida di campo. Il manuale, di taglio specialistico, si rivolge a studenti, archeologi e geoarcheologi, con l’intento di offrire un ausilio alle attività di documentazione, che costituiscono uno dei passi cruciali nello svolgimento della ricerca archeologica.

Anche perché, come si legge nelle pagine iniziali, al di là della cura nella registrazione dei contesti indagati, Angelucci ritiene essenziale l’adozione di un corretto approccio concettuale, che dev’essere quello geoarcheologico. Ed è quindi in una prospettiva geoarcheologica che ha sviluppato la sua trattazione. Poste queste premesse, il volume è quasi per intero imperniato sulla descrizione dei depositi archeologici, che, come viene ricordato, non sono “solo contenitori di resti (manufatti, ecofatti, strutture e altri reperti), ma anche una fonte di dati e di informazioni utili per ricostruire il passato”.

Nel primo dei cinque capitoli, vengono spiegate le ragioni per le quali la descrizione è considerata indispensabile, offrendo una breve illustrazione dei suoi risvolti concettuali. Alla quale segue una rassegna degli approcci che l’hanno contraddistinta e della letteratura scientifica che le è stata dedicata.

L’autore affronta quindi gli aspetti pratici della questione, che costituiscono l’elemento di maggiore interesse del libro, soprattutto ai fini del suo utilizzo come strumento di formazione e come termine di riferimento per quanti si trovino a operare sul campo. Si va quindi dalla definizione del modus operandi più idoneo ai fini della descrizione all’indicazione di cosa si debba descrivere nel corso di una ricognizione o di uno scavo.

Con il quarto e il quinto capitolo Angelucci scende ancor più nel dettaglio, illustrando la naturale interazione fra la descrizione dei depositi archeologici e i principi dell’archeologia stratigrafica. Per poi offrire una articolata e assai dettagliata elencazione delle molteplici situazioni che possono presentarsi agli occhi dell’operatore e dei conseguenti parametri descrittivi da adottare.

Il breve capitolo conclusivo illustra le ragioni per le quali nelle pagine precedenti manchino esempi di “sedimenti antropici veri e propri (i cosiddetti cultural layers)”: una scelta che Diego Angelucci ha compiuto nella convinzione che anche a quel genere di contesti debba essere applicato un approccio descrittivo di tipo “generalista”, che non venga condizionato dalla interpretazione che di quei contesti viene data (citando casi come il “fondo di capanna”, il “battuto” o il “crollo”).

Le Appendici riassumono quindi in forma sintetica gli elementi chiave discussi nei capitoli precedenti e sono seguite da tavole a colori che mostrano una vasta gamma di depositi e dalla Bibliografia.

Resta da verificare quanto sarà accolto l’invito dell’autore, esplicitato dal sottotitolo Una guida di campo, a “portare il libro sul terreno e a usarlo per descrivere i depositi archeologici durante la ricognizione e lo scavo”. Un invito che forse si scontra con la natura della pubblicazione, che, a differenza, per esempio, delle Munsell Soil Color Charts, non è uno strumento altrettanto pratico. Ma, naturalmente, speriamo di sbagliare e di vedere I depositi archeologici nella cassetta degli attrezzi di ogni buon archeologo.

Diego E. Angelucci
I depositi archeologici
Una guida di campo
Carocci editore, Roma
ISBN 978-88-290-2785-9
Info www.carocci.it

Esempi di strutture sedimentarie documentate in siti di Italia, Spagna e Portogallo.

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