di Stefano Mammini
Dodici regine, ma, soprattutto, dodici donne che hanno lasciato un segno nella storia: è questo il principio ispiratore della mostra Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa, visitabile fino al 4 maggio 2026 negli spazi della Gran Galleria della Reggia di Caserta. Spazi che, giova ricordarlo, sono tornati nella disponibilità della Reggia solo di recente. Fino al 2017, anno in cui è stata riconsegnata al Ministero della cultura, la Gran Galleria era infatti occupata dalla scuola Specialisti dell’Aeronautica Militare, a cui era stata ceduta nell’immediato dopoguerra. La restituzione alla fruizione museale, dopo gli interventi di restauro e ristrutturazione, si è concretizzata il 29 febbraio 2024, con la cerimonia di inaugurazione svoltasi alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Tiziana Maffei – direttrice della Reggia di Caserta e, con Valeria Di Fratta, curatrice della mostra – ha più volte sottolineato come Regine sia stata pensata con l’intento di raccontare le vicende delle sue protagoniste in una prospettiva rigorosamente storica, cercando di andare oltre lo stereotipo, fiabesco, della regina che vive in un sontuoso palazzo, senza preoccupazioni di alcun genere, in una sorta di magnifica bolla. E, soprattutto, come già viene esplicitato dal sottotitolo della mostra, si è voluto mettere in evidenza il ruolo che queste dodici teste coronate hanno avuto nel gioco delle relazioni politiche tra la corte napoletana e l’Europa, in un arco di tempo che spazia dagli inizi del Settecento alla prima metà del Novecento.

La mostra invita dunque ad andare oltre i titoli, l’etichetta, il fasto e i privilegi – che sono comunque elementi propri della regalità – per provare a immaginare le regine in una dimensione più personale. È un’operazione che si può in qualche modo avvicinare alle molte produzioni cinematografiche e televisive che hanno messo le regine al centro della scena. E se è facile pensare subito a The Crown, la mostra di Caserta echeggia anche opere come, per esempio, La favorita (2018) di Yorgos Lanthimos (al netto del registro grottesco della pellicola).
LE PROTAGONISTE DELLA MOSTRA
Elisabetta Farnese
(Parma, 1692-Aranjuez, 1766)
sp. Filippo V re di Spagna (1714) – Regina di Spagna, 1714-1746
Maria Amalia di Sassonia
(Dresda, 1724-Madrid, 1760)
sp. Carlo di Borbone (1738) – Regno di Napoli, 1738-1759
Maria Carolina d’Asburgo-Lorena
(Vienna, 1752-Vienna, 1814)
sp. Ferdinando IV re di Napoli (1768) – Regno di Napoli, 1768-1806
Regno delle Due Sicilie, 1768-1814
Julie Clary
(Marsiglia, 1771-Firenze, 1845)
sp. Giuseppe Bonaparte (1794) – Regno di Napoli, 1806-1808
Carolina Murat
(Ajaccio, 1782-Firenze, 1839)
sp. Gioacchino Murat (1800) – Regno di Napoli, 1808-1815
Maria Isabella di Borbone
(Madrid, 1789-Portici, 1848)
sp. Francesco I delle Due Sicilie (1802) – Regno delle Due Sicilie, 1825-1830
Maria Cristina di Savoia
(Cagliari, 1812-Napoli, 1836)
sp. Ferdinando II delle Due Sicilie (1832) – Regno delle Due Sicilie, 1832-1836
Maria Teresa d’Asburgo-Teschen
(Vienna, 1816-Albano Laziale, 1867)
sp. Ferdinando II delle Due Sicilie (1837)
Regno delle Due Sicilie, 1837-1859
Maria Sofia di Baviera
(Possenhofen, 1841-Monaco di Baviera, 1925)
sp. Francesco II delle Due Sicilie (1859) – Regno delle Due Sicilie, 1859-1861
Margherita di Savoia
(Torino, 1851-Bordighera, 1926)
Sp. Umberto I di Savoia – Regno d’Italia, 1878-1900
Elena di Montenegro
(Cettigne, 1873-Montpellier, 1952)
Sp. Vittorio Emanuele III di Savoia – Regno d’Italia, 1900-1946
Maria José del Belgio
(Ostenda, 1906-Thônex, 2001)
Sp. Umberto di Savoia – Regno d’Italia, 1946
Il percorso di visita si apre con il primo degli apparati multimediali inseriti a corredo delle opere, Fili d’Europa. Le Regine e i loro mondi, che offre un riepilogo cronologico e geografico degli eventi e dei personaggi in essi coinvolti. Segue quindi la prima sezione, Educare al trono: l’arte di diventare sovrane: un’arte che richiedeva regole precise, come quella dettata dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria alla figlia Maria Carolina – obbligata a sposare per procura, a soli sedici anni, Ferdinando IV di Borbone – in una lettera dell’aprile 1768: “Dovrete assolutamente conformarvi al gusto della nazione. Siete destinata a essere la loro sovrana, quindi dovete adottare il loro gusto il più possibile per guadagnarvi la loro fiducia. (…) Sarete quindi interamente napoletana”.

1788. Reggia di Caserta (foto Stefano Mammini).
Raccomandazioni che potevano prendere la forma di vere e proprie istruzioni per l’uso, come nel manuale politico-pedagogico di Louis-Antoine Caraccioli La vraie manière d’élever les Princes destinés a régner, avec des notes historiques. Par l’auteur de la Nouvelle Vie de Madame de Maintenon (Il vero metodo per educare i principi destinati a regnare, con note storiche. Dall’autore della Nouvelle Vie de Madame de Maintenon), stampato a Parigi nel 1788 e di cui è esposta una copia appartenente ai fondi della Reggia di Caserta.
In questa sezione si incontra anche, per la prima volta, Elisabetta Farnese, una delle figure chiave del racconto proposto dalla mostra. La vediamo, adolescente, nel ritratto di Giovanni Maria delle Piane, detto il Mulinaretto, eseguito intorno al 1706. Accanto a lei, sfilano altre esponenti di spicco della “meglio gioventù” europea: una principessa di Polonia (forse identificabile con Maria Amalia, futura moglie di Carlo di Borbone), Maria Carolina D’Asburgo Lorena e le principesse Luisa, Maria e Sofia di Baviera. Queste ultime danzano in un olio su tela di Joseph Karl Stieler, eseguito nel 1822 e giunto a Caserta grazie al prestito accordato dalla Collezione Thurn und Taxis.

A sinistra, Principessa di Polonia seduta con cane, pastello su carta di Marie-Catherine Silvestre (pseudonimo di Marie-Catherine Hérault). 1728. Napoli, Palazzo Reale. Al centro, Ritratto di Maria Carolina D’Asburgo-Lorena, olio su tela di autore ignoto. 1868-1869. Reggia di Caserta. A destra, Die Prinzessinnen Louisa, Marie und Sophie von Bayern auf einer Wiese tanzend, olio su tela di Joseph Karl Stieler. 1822. Regensburg, Fürst Thurn und Taxis Zentralarchiv-Hofbibliothek-Museen (foto Stefano Mammini).
A Elisabetta Farnese, che, pur non avendo mai abitato a Napoli, ebbe un ruolo decisivo nel definire la politica culturale del Regno di Napoli – fu lei a creare le condizioni perché salisse al trono Carlo di Borbone e a far portare nella città partenopea la Collezione Farnese – rimandano anche le acqueforti di Ilario Giacinto Mercanti detto Spolverini, che offrono una vivace testimonianza delle sue fastose nozze con Filippo V di Spagna, celebrate a Parma il 16 settembre 1714, nel Duomo cittadino.
Allo Spolverini si deve peraltro anche un grandioso dipinto, La partenza di Elisabetta Farnese da Parma dopo le nozze, facente parte delle collezioni della Reggia di Caserta e del quale è stato avviato il restauro, che si svolge con la formula del cantiere aperto e la cui visita può dunque essere aggiunta a quella della mostra. La grande tela (oltre 2 x 6 m) risulta presente nel Regno di Napoli già nel 1734, dove giunse per volontà di Carlo di Borbone, ed entrò a far parte delle raccolte della Reggia nel 1859.

Elisabetta non poteva non essere presente anche nella sezione Legami di corte. Nozze che plasmano alleanze: la vediamo questa volta poco più ventenne, nell’anno del suo matrimonio, anche in questo caso in un ritratto eseguito dal Mulinaretto. E, accanto alla grande tela, è collocato un altro utile apparato multimediale, consistente in una mappa che mostra appunto i legami che si vennero a creare fra le varie dinastie, con fili colorati che indicano le regine, la loro provenienza, la discendenza e i consorti di ciascuna delle dodici sovrane. E proprio l’intrico dei fili colorati è la rappresentazione forse più efficace delle trame evocate nel titolo del progetto espositivo.
Nella stessa sala non passa inosservato l’abito nuziale detto di Maria Cristina di Savoia. Come ha spiegato Valeria Di Fratta – storica dell’arte del Museo e curatrice della mostra insieme a Tiziana Maffei -, viene esposto per la prima volta al pubblico, dopo essere stato recuperato e restaurato, grazie al prestito accordato dalla Provincia Napoletana del Santissimo Cuore di Gesù dell’Ordine dei Frati Minori. Il vestito, in tessuto di seta e ricamo, è opera della sartoria di corte, che lo realizzò nel 1832, e la sua presenza è una delle testimonianze di quell’altissima qualità della manifattura artigianale locale che la mostra ha voluto valorizzare.

Napoli, Ente Provincia Napoletana SS. Cuore di Gesù, Monastero di Santa Chiara (foto Stefano Mammini).
Il capitolo successivo, Madri regine. Custodi di eredi e dinastie, documenta un altro degli aspetti di cui Maffei e Di Fratta hanno sottolineato la rilevanza. Sebbene obbligate, almeno formalmente, a rimanere sempre un passo indietro, in quanto consorti, le regine detenevano, in realtà, un potere “di indirizzo” decisivo: a loro erano infatti demandate la continuità dinastica, l’educazione degli eredi, nonché la valutazione dell’alleanza matrimoniale che avrebbe potuto garantire alla corona il tornaconto migliore. Si pensi, ancora una volta, alla tela tessuta da Elisabetta Farnese per assicurare al figlio Carlo di Borbone il trono di Napoli.
Ma c’è spazio anche per oggetti che documentano il rapporto fra madri e figlie e, in particolare, spiccano le tazze puerperali – così chiamate perché contenevano il brodo di pollo che un tempo si somministrava alle partorienti per consentire di riprendersi dalle fatiche del parto – e i piatti in porcellana che Maria Carolina d’Asburgo Lorena fece realizzare per sua madre, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, e per sua figlia, battezzata con lo stesso nome dell’illustre nonna. In particolare, un piatto reca il ritratto dell’imperatrice accompagnato dalla dedica “Ella fatto onore al trono e al suo sesso”.

e i piatti che fece realizzare per la madre, Maria Teresa d’Asburgo e per l’omonima figlia.
A destra, un busto in marmo di Maria Carolina montato su un basamento sul quale sono
inseriti medaglioni con i ritratti delle principesse (foto Stefano Mammini).

olio su tela di Elisabeth-Louise Vigée-Le Brun.
1807. Versailles, Musée national des châteaux
de Versailles et de Trianon (RMN-Grand Palais/
dist. Foto SCALA, Firenze).

Jean-Baptiste Wicar. 1809. Reggia di Caserta (cortesia Ufficio stampa Reggia di Caserta).
Colei che era stata esortata a essere “interamente napoletana” volle così manifestare l’ammirazione nei confronti della madre, con parole che, lette con occhi contemporanei, potrebbero suonare quasi come l’espressione di una sorta di protofemminismo. Non sarebbe tuttavia corretto utilizzare modelli tipici del nostro tempo per una realtà come quella settecentesca e dunque, per quanto suggestiva, va accantonata l’immagine di una Maria Carolina impegnata nel rompere il soffitto di cristallo. Resta, innegabile, la potenza della frase e non è un caso che l’allestimento di questa parte della mostra le dia grande risalto.
Si succedono poi altre immagini di regine, viste nel loro ruolo di madri: come i ritratti di Carolina Bonaparte, che andò in sposa a Gioacchino Murat, o di Julie Clary, che divenne sua cognata, unendosi in matrimonio con Giuseppe Bonaparte, fratello maggiore di Napoleone. La prima compare insieme alla figlia maggiore, Letizia, e la seconda con le due figlie, Zenaide e Carlotta. Soprattutto, però, la grande sala che accoglie questi dipinti è la stessa in cui si dispiega, quasi per intero, la quarta sezione della mostra, Regine in scena. Ruolo e immagine pubblica.
A ogni sovrana è stato assegnato un colore guida, utilizzato per i pannelli che ne riportano i profili biografici e per le didascalie delle opere esposte. Prevalgono, anche in questo caso, i dipinti, ma vi sono anche altre categorie di manufatti, scelti per ribadire la volontà di valorizzare la qualità delle produzioni artigianali del Regno di Napoli. Come, per esempio, nel caso della culla realizzata per Vittorio Emanuele III, figlio di Margherita di Savoia: disegnata dal pittore Domenico Morelli e realizzata con la collaborazione di Enrico Alvino, Ignazio Perricci, Stanislao Lista, Tommaso Solari e altri, la culla somiglia a una navicella, sulla quale si protende un grande angelo reggicortina. Per la sua costruzione furono impiegati legno di mogano – intarsiato -, madreperla, conchiglia, cammei in corallo, seta, raso e lamina d’oro e il risultato finale è considerato una delle espressioni più felici dell’eclettismo partenopeo.

In secondo piano, i ritratti di Vittorio Emanuele da bambino e di Margherita di Savoia (foto Stefano Mammini).
Non meno spettacolari sono anche un Grand necessaire da viaggio della seconda metà dell’Ottocento o i coevi vasi decorati con miniature che ritraggono membri della casata dei Borbone delle Due Sicilie. Questi ultimi sono inseriti nella sezione dedicata a Maria Isabella di Borbone, nella quale è compreso anche la tela di Giuseppe Cammarano, La famiglia di Francesco di Borbone (1820), proveniente dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli. Un gruppo di famiglia particolarmente numeroso, commissionato al pittore da Francesco I come regalo per il sessantesimo onomastico del padre Ferdinando IV e nel quale si vede Maria Isabella, seduta, con in braccio la piccola Maria Carolina. Come è stato spesso osservato, l’opera, forse involontariamente, finì con il tradire l’intento celebrativo, poiché alcuni dettagli, come le poco auliche fattezze di alcuni personaggi, il Vesuvio fumante sullo sfondo o l’omaggio al busto di Ferdinando, hanno finito con l’assumere contorni quasi caricaturali.

di Spagna, olio su tela di Pieter van Hanselaere. 1826. Reggia di Caserta (foto Stefano Mammini).
Furono invece deliberate e pesanti le maldicenze di cui, nella stessa sezione, si dà conto in una saletta – non accessibile ai minori – che testimonia il fenomeno della diffamazione ai danni delle regine. Un malcostume che non sorprende più di tanto, purtroppo, e che si inserisce nella scia di una tradizione già consolidata in epoca antica e che anche oggi vanta fin troppi epigoni.
L’importanza delle forme attraverso le quali esprimere il potere è illustrata dalla sezione Gesti del potere. Cerimoniali ed etichette, che racconta di come, per esempio in occasione di cortei o banchetti, nulla fosse lasciato al caso o all’improvvisazione: dal modo in cui si incedeva alla disposizione dei posti intorno alla tavola imbandita. Regole che finivano con il comporre un vero e proprio linguaggio politico.
Testimonianze dalle quali si passa alle sale che accolgono le opere e gli oggetti selezionati per la sezione Tempo di sé. Studio, interessi e passioni. Che è senz’altro uno dei capitoli più interessanti del progetto espositivo, proprio perché offre la possibilità di scoprire le inclinazioni, i gusti, gli interessi, i passatempi, le curiosità scientifiche delle regine, fino a dare la sensazione di fare la loro conoscenza in quanto persone, prima ancora che come esponenti di grandi dinastie giunte al gradino più alto della gerarchia.

Colecciones Reales (foto Stefano Mammini).
Una conoscenza resa possibile da un repertorio assai variegato: dalla sella da amazzone di Carolina Murat al catalogo dei libri della biblioteca della Reggia di Caserta compilato nel 1803, da opere realizzate dalle regine stesse – come la Veduta del Castello Boncompagni Viscogliosi ad Isola Liri dipinta da Maria Isabella di Borbone – al bronzetto di Lio Grangeri che mostra Margherita di Savoia a cavallo… E poi, naturalmente, la musica, una passione largamente condivisa, a cui riferire, fra gli altri, una chitarra e un mandolino realizzati da Antonio Vinaccia per Margherita di Savoia, esposti ai lati di un olio su tela di Michel-Ange Houasse, Serata musicale (1725 circa), che rende con efficacia e grande cura dei dettagli un tipico momento di intrattenimento.
Quanto ai ritratti, anche qui ampiamente presenti, si possono citare quelli di Maria Amalia di Sassonia, che fra i molti meriti ebbe anche quello di condividere con il marito, Carlo di Borbone, l’ideazione della Reggia di Caserta e di affidarne la progettazione a Luigi Vanvitelli, con il quale ebbe un confronto costante soprattutto fra il 1751 e il 1752, cioè all’inizio dei lavori di costruzione del complesso. Una circostanza emersa dalle lettere che in quel periodo l’architetto scrisse al fratello Urbano.

olio su tela di Giuseppe Bonito. Ginevra, Collezione Valerio (foto Stefano Mammini).

con zampe leonine in marmo rosso e porfido, che faceva parte dell’arredo originale. XVIII sec.
Napoli, Museo Archeologico Nazionale (foto Stefano Mammini).
Il racconto si chiude con la sezione Stanze regali. L’affermazione del gusto, che documenta i mutamenti innescati dall’avvicendarsi delle diverse dinastie che guidarono il regno, dai Borbone ai Savoia. Sono qui riuniti elementi di arredo e suppellettili, che, oltre ai gusti di chi li aveva voluti, riflettono anche le mode, come nel caso dei vasi Giustiniani figurati, a imitazione degli originali greci ed etruschi, che godettero di grande fortuna all’indomani dei primi scavi archeologici che si conducevano a Pompei, Ercolano e altre località.
Alla stessa moda si può ricondurre il tripode con zampe leonine, in marmo rosso e porfido, collocato all’interno della ricostruzione di un interno della Reggia di Napoli al tempo di Gioacchino Murat, accanto alla quale è esposto l’acquerello di Elie Honoré Montagny che riproduce la stanza originale, eseguito nel 1811. Di poco posteriore è la veduta di un altro interno, Maria Isabella di Napoli nel suo appartamento in Villa della Regina a Capodimonte (1836), un olio su tela di Vincenzo Abbati, altrettanto ricco di dettagli sull’arredamento e gli accessori che lo componevano.

Casa Museo Mario Praz (foto Stefano Mammini).
Opere, queste ultime, meno altisonanti dei ritratti ufficiali, ma che contribuiscono a centrare uno degli obiettivi dichiarati della mostra: raccontare la vita pubblica e privata delle regine che ne sono protagoniste.
Un racconto presentato in un allestimento funzionale, con apparati chiari e ricchi di notizie, ma sempre nella giusta misura. Presentandola, Tiziana Maffei ha detto che Regine si proponeva di comunicare la complessità della storia: un proposito pienamente riuscito. Visitare per credere.
La mostra internazionale Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa è stata organizzata dal Museo Reggia di Caserta in collaborazione con Opera Laboratori, con il patrocinio del Network of European Royal Residences.
Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa
Reggia di Caserta, Gran Galleria
fino al 4 maggio 2026
Info http://reggiadicaserta.cultura.gov.it/

per la madre, Maria Teresa d’Asburgo, recante il ritratto dell’imperatrice e la dedica
“Ella ha fatto onore al trono e al suo sesso” (foto Stefano Mammini).


Lascia un commento