I resti della città romana di Veleia, situata alle spalle della colonia di Piacenza, tornarono alla luce, a partire dal 1760, grazie agli scavi promossi da Filippo di Borbone, duca di Parma. L’esplorazione era stata avviata dopo che, nel 1747, era stata casualmente rinvenuta l’iscrizione oggi nota come Tabula alimentaria traianea, poiché riporta le disposizioni dell’imperatore Traiano per l’istituzione di un prestito ipotecario (Alimenta) in favore dei bambini bisognosi.
Fra i primi e più significativi ritrovamenti delle indagini, vi fu quello di dodici statue in marmo che raffigurano, a grandezza maggiore del vero, i membri della famiglia imperiale giulio-claudia. In origine, le opere erano allineate su un podio, lungo una parete della basilica di Veleia, e comprendevano il ritratto di Agrippina Maggiore, del quale è stato ora ultimato il restauro.
Nipote di Augusto, Agrippina Maggiore è una delle poche donne delle famiglie imperiali romane descritta come figura di animo nobile e di moralità impeccabile. Seguì il marito, il generale Germanico, nelle campagne militari ai confini dell’impero – Germania, Gallia, Oriente – conquistandosi il rispetto delle truppe e del popolo. Inviato con poteri straordinari in Oriente, Germanico morì, in circostanze sospette, nel 19 d.C., e Agrippina tornò allora in Italia via mare, con le ceneri del marito e i figli più piccoli, accolta e acclamata da una grande folla al suo arrivo a Brindisi, prima di rientrare a Roma.
L’imperatore Tiberio – succeduto ad Augusto nel 14 d.C. -, temendo che l’appoggio del popolo potesse indurre Agrippina a favorire l’ascesa al trono di uno dei suoi figli, costrinse all’esilio la donna sull’isola di Ventotene, dove morì a 47 anni, nel 33 d.C.


(cortesia Ufficio stampa).

Il restauro della statua di Agrippina Maggiore è consistito in una delicata opera di pulitura, che ha liberato le superfici del marmo dallo spesso strato di cere e olii utilizzati nelle manutenzioni precedenti e ormai ossidati e alterati. I restauratori Flavio Spotti e Simona Cantadori, insieme ad Angela Allini, titolare di Opus restauri s.a.s., hanno dunque rimosso dalla statua le sostanze lipidiche scure e la polvere che disturbavano la lettura del modellato.
L’operazione ha rimesso in luce le caratteristiche virtuose della figura, come il raffinato panneggio dell’abito e le incisioni che decorano il marmo già ricco di venature, e il chiaro volto di Agrippina, che dopo la pulitura si è rivelato essere stato eseguito in un blocco di marmo bianco puro, in contrasto con la scelta operata per il vestito. Il ritratto di Agrippina Maggiore è esposto nella sala del Museo Archeologico Nazionale di Parma dedicata al ciclo statuario di Veleia.
Come le altre figure femminili rinvenute a Veleia, Agrippina è rappresentata con il tipico abbigliamento che distingueva le matrone romane: indossa la stola, una tunica panneggiata e tenuta in vita dal cingulum (una cintura), ed è avvolta nella palla, un ampio mantello che in questo caso copre anche la testa.
L’intervento di restauro è stato finanziato da Inner Wheel Parma Est, grazie al cui sostegno lo scorso anno era stata restaurata anche la statua di Agrippina Minore, figlia di Agrippina Maggiore, a sua volta nipote dell’imperatore Augusto e moglie di Germanico.
Complesso Monumentale della Pilotta
Museo Archeologico Nazionale di Parma
Parma, piazza della Pilotta 15
Info https://complessopilotta.it/



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