di Stefano Mammini
Il Museo di Arte Cicladica di Atene presenta, fino al 31 agosto 2026, Jeff Koons: “Venus” Lespugue, esposizione temporanea in cui una delle opere più note dell’artista statunitense, Balloon Venus Lespugue (2013-2019), viene messa a confronto con la figurina preistorica che l’ha ispirata e con altre nove “Veneri” paleolitiche.
In occasione dell’inaugurazione della mostra, lo stesso Koons ha spiegato che “delle Balloon Venus che ho realizzato, quella di Lespugue mi è sembrata la più vicina all’idea di modernismo, perché fa dialogare le forme dell’epoca paleolitica con il movimento modernista. E si possono cogliere, fra gli altri, riferimenti alle sculture di Giacometti e Brâncuși. E credo che nella silhouette e nella forma della Balloon Venus sia possibile riconoscere anche l’influenza della collezione cicladica sul modernismo”.
Per le sue Balloon Venus Lespugue, Koons si è servito di acciaio inossidabile, lucidato a specchio e poi colorato con vernice trasparente: l’esemplare in mostra ad Atene, concesso in prestito dalla Homem Sonnabend Collection (di Antonio Homem Sonnabend e Phokion Potamianos Homem), è l’Orange (le altre versioni sono Red, Magenta, Yellow, Red e Violet).

Roma, MUCIV-Museo delle Civiltà (© Museum of Cycladic Art, foto: Paris Tavitian).
A fargli da contorno sono dunque le repliche di dieci figurine, a cominciare, naturalmente, dalla Venere rinvenuta nel 1922 nella Grotte des Rideaux, presso Lespugue, nell’Alta Garonna (Francia meridionale). Alta poco meno di 15 cm, la statuina fu ricavata dalla zanna di un mammut ed è oggi conservata a Parigi, nel Muséum national d’Histoire naturelle. Viene datata intorno ai 26-24000 anni fa e assegnata alla fase media del Gravettiano, una cultura del Paleolitico Superiore.
Come la maggior parte delle Veneri a oggi note, mostra alcune convenzioni stilistiche, che tendono alla schematizzazione e alla stilizzazione della figura. Altrettanto evidente è la sottolineatura delle parti del corpo che connotano sessualmente le immagini: seni, organi genitali e natiche appaiono resi quasi sempre con tratti eccezionalmente pronunciati. In compenso, le teste sono solitamente piuttosto piccole.
Della rassegna fa parte poi la Venere di Grimaldi, ritrovata nella grotta Barma Grande, nel complesso dei Balzi Rossi, al confine tra Italia e Francia. Risale anch’essa al Gravettiano ed è oggi custodita nel Musée d’Archéologie nationale di Saint-Germain-en-Laye. Di provenienza italiana sono anche la Venere di Savignano (rinvenuta nel 1925 in località Mulino di Savignano sul Panaro, in provincia di Modena) e le due Veneri di Parabita, la cittadina in provincia di Lecce nel cui territorio furono trovate, oggi conservate nel MArTA-Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

Vienna, Naturhistorisches Museum (© Museum of Cycladic Art, foto: Paris Tavitian).
Non manca il celeberrimo esemplare recuperato nel 1908 da Josef Szombathy a Willendorf, località che si trova nello Stato federale della Bassa Austria (Niederösterreich), sulla riva sinistra del Danubio, un’ottantina di km a ovest di Vienna. Oggi custodita nel Naturhistorisches Museum di Vienna, la Venere di Willendorf è divenuta un’icona dell’arte preistorica. Realizzata in pietra calcarea, viene attribuita anch’essa alla cultura gravettiana e datata intorno ai 25000 anni fa. Misura poco più di 11 cm e, come la Venere di Lespugue, alcune parti del corpo – i seni, il ventre e le natiche – sono vistosamente accentuate. È stato però escluso che, in questo caso, la raffigurazione alluda allo stato interessante della donna, perché le mani sono posate sopra i seni, mentre nelle figurine che evocano la gravidanza solitamente sorreggono il ventre.
L’intento del progetto espositivo non è quello di proporre una sorta di storia lineare dell’arte, bensì un confronto tra forme e idee che trascende i confini del tempo, per cercare di rispondere ad alcuni interrogativi che la visita può suscitare. Come, per esempio, la possibile individuazione di un’evoluzione nella raffigurazione del corpo dal Paleolitico all’età postmoderna o di un archetipo universale della fertilità e della femminilità che sia in grado di attraversare epoche diverse e tra loro lontane.
La mostra include anche bozzetti originali realizzati da Jeff Koons per la creazione della serie Balloon Venus Lespugue, nonché un breve video prodotto dal Museo d’Arte Cicladica in cui l’artista parla del suo lavoro.
Jeff Koons: “Venus” Lespugue
Atene, Museo di Arte Cicladica
fino al 31 agosto 2026
Info https://cycladic.gr/

Musée de l’Homme (© Museum of Cycladic Art,
foto: Paris Tavitian).

Homem Sonnabend Collection (© Museum of Cycladic Art, foto: Paris Tavitian).


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