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di Elisabetta Mero*

Da oltre un decennio la rivoluzione mancata dei Macchiaioli è al centro di importanti esposizioni, soprattutto grazie alle ricerche di Ferdinando Mazzocca e altri autorevoli storici dell’arte. I loro studi hanno permesso di definire con maggiore precisione il contesto culturale e artistico entro cui si mossero questi pittori, restituendo con chiarezza il perimetro della loro esperienza e l’originalità della loro produzione.

Fino al 14 giugno, il Palazzo Reale di Milano ospita I Macchiaioli, una delle mostre più complete mai dedicate al movimento. Oltre cento opere raccontano la breve ma intensissima stagione artistica che, tra il 1848 e il 1872 – anno della morte dell’amatissimo Giuseppe Mazzini – vide questi pittori impegnati nella ricerca di un linguaggio figurativo nuovo, capace di esprimere gli ideali del Risorgimento e di contribuire alla nascita di una coscienza nazionale.

Diego Martelli a Castiglioncello, olio su tavola di Giovanni Fattori. 1867.
Collezione privata (Cortesia Archivio Dini).
Una veduta in Piagentina (Il villino Batelli a Piagentina), olio su tela di Silvestro Lega. 1863. Collezione privata.

Protagonisti della prima generazione furono Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Vincenzo Cabianca, Odoardo Borrani, Telemaco Signorini, Giuseppe Abbati e Raffaello Sernesi. Si incontravano abitualmente al Caffè Michelangiolo di Firenze, luogo di vivace confronto culturale, dove maturò la scelta della cosiddetta “macchia”: una tecnica pittorica innovativa, fondata sull’uso di contrasti di luce e colore per restituire la percezione immediata del reale. Questa ricerca trovò anche un sostegno teorico nel periodico Il Gazzettino delle Arti del Disegno, fondato dal critico Diego Martelli.

Già prima degli Impressionisti, i Macchiaioli dipingevano spesso all’aria aperta. A differenza dei colleghi francesi, tuttavia, partecipavano alle esposizioni pubbliche, non alternative come i Salon, organizzate dalle Società promotrici di belle arti a Firenze, Genova, Torino e Napoli. Esposte accanto alla pittura ufficiale, le loro opere suscitarono spesso incomprensioni e critiche in una società che, come ha osservato Ferdinando Mazzocca, era “strutturalmente e culturalmente inadeguata a capirle”. Rifiutando l’imitazione dei modelli del passato, essi scelsero infatti di fondare le proprie composizioni sull’osservazione diretta della realtà.

I curatori Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca hanno voluto ampliare lo sguardo, includendo anche artisti che, pur non appartenendo direttamente al gruppo fiorentino, negli anni Sessanta dell’Ottocento si confrontarono con gli stessi temi e sperimentarono soluzioni formali affini, come i fratelli Induno a Milano o Domenico Morelli a Napoli.

La mostra si propone così di presentare al pubblico l’esperimento culturale e politico dei Macchiaioli. Vicini al repubblicanesimo di Mazzini e Garibaldi, sensibili alle idee socialiste dell’uomo politico, pensatore ed economista Pierre-Joseph Proudhon e al positivismo francese, questi artisti cercarono di ricondurre l’arte alla vita e alla verità dell’esperienza quotidiana. Nei loro paesaggi, spesso dipinti su tavolette orizzontali, la natura appare libera da idealizzazioni romantiche e restituita con una nuova immediatezza visiva.

Un particolare dell’allestimento della mostra (foto Jule Hering).

Il percorso espositivo

L’esposizione si articola in nove sezioni, che ripercorrono le tappe fondamentali dell’esperienza macchiaiola e del contesto storico in cui nacque.

Le prime sale ricostruiscono il clima culturale che precede la nascita del movimento. I moti risorgimentali del 1848 rappresentano il punto di partenza di una nuova sensibilità artistica e politica. Firenze emerge come un centro vitale di elaborazione culturale, animato dal culto di Dante e di Lorenzo il Magnifico e da un forte interesse per il Medioevo e il Rinascimento, considerati modelli di grandezza nazionale. Testimoniano questo clima le opere di artisti come Mussini, Gerolamo Induno, Faruffini, Pagliano, Puccinelli, Pollastrini, Ussi, Morelli, Cabianca e D’Ancona.

Il percorso conduce poi nel cuore degli anni del Risorgimento, quando molti pittori partecipano direttamente agli eventi storici. La Seconda Guerra d’Indipendenza diventa tema ed esperienza vissuta: alcuni artisti combattono sui campi di battaglia, altri ne raccontano gli episodi attraverso la pittura, trasformando la storia contemporanea in soggetto artistico.

Garibaldi a Palermo, olio su tela di Giovanni Fattori. 1861-1862. Brescia, Collezione privata.

Un momento cruciale è la prima Esposizione Nazionale di Firenze del 1861, organizzata pochi mesi dopo la proclamazione del Regno d’Italia. Per i Macchiaioli fu l’occasione di presentare pubblicamente le loro innovazioni pittoriche, suscitando scandalo e accese discussioni.

Il cuore della mostra è dedicato ai diversi “percorsi della macchia”, dove emerge la varietà dei temi affrontati dagli artisti. Il paesaggio, osservato nei luoghi della campagna toscana e della costa tirrenica, diventa laboratorio di sperimentazione visiva; il ritratto restituisce un mondo domestico fatto di relazioni familiari e affetti quotidiani; le scene di vita popolare raccontano con dignità e partecipazione il lavoro e la vita della gente comune. In queste immagini si riflette anche la volontà di dare forma a una nuova narrazione dell’Italia unita, fondata non solo sugli eroi, ma anche sulla presenza silenziosa del popolo.

Ritratto di Giuseppe Garibaldi, olio su tela di Silvestro Lega. 1861 (© Comune di Modigliana, Pinacoteca Comunale “Silvestro Lega”).
Il 26 aprile in Firenze, olio su tela di Odoardo Borrani. 1861. Collezione privata.

Nonostante l’intensità di queste ricerche, gli ideali risorgimentali coltivati dagli artisti non trovarono piena realizzazione nella nuova Italia. Alcuni dipinti, esposti nelle sezioni successive, rivelano una crescente consapevolezza delle contraddizioni della società postunitaria. Opere di Signorini, Fattori e Lega assumono toni quasi di denuncia, mostrando il divario tra le speranze del Risorgimento e la realtà politica e sociale del paese.

L’ultima sezione è dedicata a Milano, città che, nel Novecento, ebbe un ruolo fondamentale nella rivalutazione critica e collezionistica dei Macchiaioli. Tra le opere esposte spicca un capolavoro come La toilette del mattino (1898) di Telemaco Signorini, già appartenuto ad Arturo Toscanini. Insieme alle celebri scene militari di Fattori, il dipinto ispirò Luchino Visconti nella realizzazione del film Senso (1954), una riflessione cinematografica sulle ambiguità del Risorgimento italiano. Un video realizzato da 3D Produzioni approfondisce proprio questo legame tra pittura, collezionismo e cinema.

*Elisabetta Mero è storica dell’arte

I Macchiaioli
Milano, Palazzo Reale
fino al 14 giugno 2026
Info palazzorealemilano.it

Pascoli a Castiglioncello, olio su tela di Telemaco Signorini. 1861. Collezione privata (Cortesia Archivio Dini).
Il ritorno dalla messa, olio su tavola di Cristiano Banti. 1865 circa. Collezione privata.

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