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di Stefano Mammini

Una delle sale dell’edificio principale del complesso di Capo di Bove, al IV miglio della via Appia Antica, accoglie la mostra Impressioni dal vero. La via Appia e la via Latina nei disegni di Maria Barosso. È un’occasione preziosa per scoprire un’altra significativa testimonianza della lunga vicenda professionale della “prima funzionaria femminile, negli Uffici delle Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione”, presso i quali venne assunta nel 1907.

Maria Barosso era nata a Torino nel 1879 e, dopo essersi diplomata all’Accademia Albertina, cominciò a lavorare come insegnante di disegno nelle scuole pubbliche. Nel 1905, grazie ai buoni uffici di un senatore piemontese, poté incontrare a Roma Giacomo Boni, che sette anni prima era stato nominato direttore dell’Ufficio Scavi del Foro Romano. Boni dovette intuire le capacità della giovane professoressa piemontese e le chiese di collaborare alla documentazione degli scavi che l’architetto archeologo andava conducendo. Attività svolta dapprima grazie a un congedo e poi con l’assunzione nei ranghi del ministero, con la qualifica di “disegnatore di seconda classe”.

Un particolare dell’allestimento della mostra (foto Stefano Mammini).

L’inquadramento in pianta stabile permise a Barosso di entrare nel vivo delle operazioni condotte da Boni, il quale, nel 1915, decise di affidarle non solo la documentazione, ma anche la conduzione di uno scavo, nell’area della basilica di Massenzio. Le indagini portarono alla scoperta degli Horrea Piperataria (una struttura adibita a magazzino per le spezie, come suggerisce l’aggettivo piperatarius che deriva da piper, pepe) e furono l’inizio di una vicenda professionale destinata a protrarsi per oltre un trentennio, nel corso del quale Maria Barosso, oltre a mettere al servizio dell’archeologia il suo talento artistico, ebbe il merito di salvare, almeno sulla carta, il volto di una Roma che stava scomparendo. Assidua e costante fu infatti la sua presenza sui cantieri che, all’indomani dell’avvento del fascismo, furono aperti per ridisegnare il profilo della capitale d’Italia, al prezzo di massicci sventramenti.

La mostra promossa dal Parco dell’Appia documenta i contributi di Maria Barosso alla documentazione dei restauri e degli scavi eseguiti nella chiesa di S. Cesareo de Appia e, più tardi, nella basilica paleocristiana di S. Stefano sulla via Latina. Attività che Barosso svolse all’indomani del suo trasferimento alla Soprintendenza ai Monumenti di Roma, nel 1936, causato da dissapori insorti con Alfonso Bartoli, succeduto a Giacomo Boni alla direzione dell’Ufficio Scavi del Foro Romano.

La sezione della mostra nella quale sono esposti disegni eseguiti da Maria Barosso nel corso dei lavori condotti nella chiesa di S. Cesareo. 1937-1939 (foto Stefano Mammini).

In entrambi i casi, le tavole selezionate per l’esposizione offrono una vivida testimonianza della capacità di Barosso di dare, anche agli elaborati tecnici, una vivacità “artistica”. I disegni colpiscono per la nitidezza del tratto e per la cura nella caratterizzazione degli elementi strutturali, capaci di farne, in molti casi, documenti più fedeli della ripresa fotografica. Piante, sezioni e assonometrie sono affiancate anche da acquerelli su carta: esempi di quelle “impressioni dal vero”, come lei stessa le definiva, che Barosso era solita realizzare nel corso delle lunghe giornate trascorse sul campo.

A ulteriore arricchimento dei lavori di Maria Barosso sono esposti documenti d’archivio, fotografie, disegni e acquerelli di altri artisti che hanno operato nell’area dell’Appia e della via Latina, nonché alcuni reperti lapidei – capitelli e altri elementi architettonici – provenienti dalla chiesa di S. Cesareo de Appia, restaurati per l’occasione.

Curato dagli studiosi ai quali si deve l’intero progetto scientifico della mostra – Santino Alessandro Cugno, Matteo Mazzalupi, Mara Pontisso e Ilaria Sgarbozza – merita una segnalazione il catalogo che accompagna l’esposizione. Oltre a presentare in dettaglio i materiali selezionati per la mostra e ripercorrere la vicenda umana e professionale di Maria Barosso, il volume è anche l’occasione per ricapitolare la storia degli studi che hanno interessato i comprensori nei quali si sono svolte le indagini che coinvolsero Barosso, con interessanti riflessioni di carattere metodologico.

Impressioni dal vero. La via Appia e la via Latina nei disegni di Maria Barosso
Roma, Complesso di Capo di Bove,
Parco Archeologico dell’Appia Antica
fino al 12 aprile 2026
Info www.parcoarcheologicoappiaantica.it

Primo tratto dell’antica Via Latina presso le Terme Antoniniane, acquerello su carta di Maria Barosso.
1929. Roma, Museo di Roma (foto Stefano Mammini).
L’edificio principale del complesso di Capo di Bove, al IV miglio della via Appia Antica.
Nei suoi spazi è allestita la mostra Impressioni dal vero. La via Appia e la via Latina
nei disegni di Maria Barosso (foto Stefano Mammini).

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