di Stefano Mammini
In questo 2026 Roma festeggia i 2779 anni dalla sua fondazione, che la tradizione fissa al 21 aprile del 753 a.C. E la ricorrenza può essere un valido motivo in più per scoprire (o tornare a visitare) l’Ara Pacis di Augusto, che esalta il leggendario episodio in uno dei suoi fregi. Fregi che, grazie al progetto L’Ara si rivela, possono ora essere ammirati nella versione che doveva presentarsi agli occhi dei Romani di duemila anni fa: fino al 28 giugno, infatti, nelle ore serali del venerdì, del sabato e della domenica, è possibile prenotare una visita immersiva del monumento che, grazie alla tecnica del videomapping, ne riproduce la policromia originaria.
Le visite hanno una durata di circa 40 minuti, nel corso dei quali a ciascun partecipante viene fornita una cuffia per ascoltare il racconto della storia antica (e moderna) dell’Ara Pacis – disponibile in 4 lingue (oltre all’italiano, in inglese, francese e spagnolo) – e seguire la successione delle proiezioni in videomapping che accompagnano la narrazione.
L’Ara Pacis (Altare della Pace) sorse nel Campo Marzio e, come suggerisce il nome, doveva, secondo il volere di Augusto, celebrare la pace raggiunta sotto di lui nei territori amministrati da Roma. Il successore di Giulio Cesare dispose l’edificazione dell’altare all’indomani delle vittoriose campagne condotte in Gallia e in Spagna: il Senato si pronunciò favorevolmente il 4 luglio del 13 a.C., decretando l’erezione dell’Ara, che venne solennemente inaugurata nel 9 a.C.

Come viene raccontato nel corso della visita, è importante sottolineare che l’odierna posizione dell’Ara Pacis non corrisponde a quella originale. Il monumento si trovava infatti nell’area di piazza San Lorenzo in Lucina e i primi frammenti furono recuperati nel XVI secolo. Ritrovamenti che non ebbero seguito e nuovi scavi furono intrapresi solo agli inizi del Novecento, ma vennero presto abbandonati per via delle difficoltà tecniche incontrate: i resti dell’Ara giacevano a notevole profondità e si temeva che gli sterri potessero compromettere il soprastante Palazzo Peretti.
L’impresa fu nuovamente affrontata nel 1937 e fu dettata dal desiderio del regime fascista di inserire nelle celebrazioni del bimillenario augusteo (Augusto era nato il 23 settembre del 63 a.C.) anche il recupero dell’Ara Pacis. Che fu reso possibile anche grazie all’adozione di tecniche inedite in archeologia: in particolare, per ovviare alla presenza di una falda acquifera, il terreno in cui giacevano i resti dell’altare venne congelato, così da poter effettuare lo scavo. Una volta ricomposto, l’altare augusteo fu collocato dove tuttora si può vederlo, all’interno del padiglione poi sostituito dal Museo realizzato su progetto di Richard Meier e inaugurato il 21 aprile 2006.
Il monumento ha una struttura piuttosto semplice, con l’altare vero e proprio che troneggia su un podio e intorno al quale corre il recinto, rettangolare, decorato dai fregi a rilievo che costituiscono il filo conduttore della visita immersiva. Il percorso ha inizio dal lato occidentale dell’Ara Pacis e qui, alla sinistra dell’ingresso che si apre nel recinto, si trova la scena che più si lega al Natale di Roma: si vede infatti la lupa, che, alla presenza del pastore Faustolo, allatta i gemelli, Romolo e Remo. A destra si vede invece Enea che sacrifica una scrofa ai Penati (spiriti tutelari dei viveri di riserva della famiglia e, in seguito, della famiglia stessa, insieme ai Lari).

Si passa quindi al lato settentrionale, sul quale corre un corteo di personaggi solo in parte identificati. Si riconoscono littori, membri dei più importanti collegi sacerdotali e poi vari membri della famiglia di Augusto, tra cui Ottavia Minore, sorella dell’imperatore, Lucio Cesare, il secondogenito di Marco Agrippa, amico, principale collaboratore e genero di Augusto, per averne sposato la figlia Giulia, e Giulia Minore, figlia della coppia appena citata.
Sul fianco meridionale sfila una processione impostata con caratteristiche simili a quella del lato nord, nella quale, questa volta con certezza, è stata riconosciuta la presenza dello stesso Augusto, che appare al centro del corteo, con il capo velato, nelle vesti di pontefice massimo. Due delle figure femminili potrebbero essere la moglie Livia e la figlia Giulia. Nell’insieme, si contano una cinquantina di personaggi che, come sul lato Nord, comprendono sacerdoti, magistrati, littori e addetti al sacrificio.
La voce narrante invita quindi a entrare all’interno del recinto, attraversando il fronte Ovest, per poi uscire e assistere alla descrizione del fronte Est. Lo schema è analogo a quello del lato opposto, con due grandi pannelli ai lati dell’apertura: a sinistra, si vede una figura femminile, identificata con Tellus, la dea madre dei Latini, seduta su una roccia e attorniata da animali – un bue e una pecora -, due putti e due giovani donne, le Aurae velificantes, simbolo dei venti benefici di mare e di terra; a destra, c’è un’altra figura femminile, assai lacunosa, ma che è stata identificata con un’immagine della dea Roma.


Sotto questi pannelli, così come sul fronte Ovest, vi sono altrettanti riquadri decorati da fregi vegetali che sono considerati una delle più felici espressioni dell’arte romana e dei quali le proiezioni del videomapping permettono di cogliere la straordinaria varietà e ricchezza di particolari. Vi si riconoscono, infatti, decine di specie vegetali diverse, rese con grande fedeltà e animate dalla presenza di piccoli animali.
Nella parte conclusiva, la visita ripercorre anche la vita dell’Ara Pacis dopo l’età romana e i pannelli del recinto fanno da schermi per animazioni e ricostruzioni che aiutano a comprendere, per esempio, come mai i resti dell’altare, al momento della scoperta, giacessero a vari metri di profondità rispetto a quello che, nel tempo, era divenuto il livello di vita della città moderna.
La visita immersiva è dunque un’occasione preziosa per conoscere da vicino uno dei monumenti simbolo dell’età augustea e della civiltà romana in generale. Un monumento per il quale il primo imperatore volle un programma iconografico tale da celebrare il suo tempo come una autentica età dell’oro, segnata dal raggiungimento della pace e dalla supremazia di Roma sul mondo allora conosciuto. Una Roma della quale, attraverso le scene scelte per i pannelli dei fronti Est e Ovest, venivano esaltate le origini, rivendicando al contempo la discendenza della sua dinastia, quella dei Giulio-Claudi, da Enea, protagonista del mito della fondazione della città.
L’Ara si rivela
Roma, Museo dell’Ara Pacis
Info www.arapacis.it; sul sito del museo sono disponibili tutte le informazioni sulle modalità di visita: sono fortemente consigliati il pre-acquisto dei biglietti, così come l’arrivo con almeno 15 minuti di anticipo rispetto all’orario di inizio dell’evento (ogni sera sono previsti 3 turni: alle 20,00, 21,00 e 22,00)



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