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C’è stato un tempo in cui l’area centrale della Pianura Padana fu teatro dell’avvento e dello sviluppo della civiltà delle terramare. Accadde nel corso dell’età del Bronzo, tra il 1650 e il 1150 a.C.: un periodo dunque breve, se rapportato all’intero svolgersi della preistoria, ma che fu segnato da uno dei fenomeni culturali più importanti e significativi della prima Italia.

Per riassumere, sinteticamente, i caratteri distintivi della civiltà delle terramare, occorre partire dal nome. Agli inizi dell’Ottocento, il termine terramare indicava cave di terriccio organico ricavato da basse collinette e venduto per concimare i campi. Frequenti nel paesaggio padano, questi rilievi non avevano tuttavia un’origine naturale e furono a lungo attribuiti a resti di abitati o necropoli di età romana o celtica. Ma la vera origine di queste collinette venne scoperta solo dopo il 1860, quando in Italia cominciarono a intensificarsi le ricerche scientifiche di preistoria. Si comprese che quei monticoli erano i resti di villaggi dell’età del Bronzo, che, da allora, vennero appunto ribattezzati terramare.

Due grandi studiosi del tempo, Gaetano Chierici (1819-1886) e Luigi Pigorini (1842-1925), non ebbero dubbi sul fatto che l’organizzazione interna di questi insediamenti doveva essere caratterizzata dalla presenza di abitazioni su palafitte, pur ipotizzando scenari diversi. Chierici immaginava infatti che le case sopraelevate fossero costruite su bacini allagati intenzionalmente, mentre Pigorini era convinto che le abitazioni fossero effettivamente sorrette da pali, ma che al di sotto non vi fosse acqua, se non quella piovana.

Le case del villaggio dell’età del Bronzo ricostruite come palafitte nel Parco archeologico e Museo all’aperto della Terramara di Montale (cortesia Terramara di Montale: Parco Archeologico e Museo all’aperto).

In oltre un secolo di indagini, sono stati individuati i resti di numerose terramare, una delle quali fu scoperta a Montale, in provincia di Modena, da Carlo Boni (1830-1894). Le sue ricerche suscitarono l’interesse degli studiosi di tutta Europa che, in occasione del Congresso Internazionale di Antropologia e Archeologia Preistoriche, organizzato a Bologna nel 1871, visitarono gli scavi. Nello stesso anno Boni fondò il Museo Civico di Modena e l’istituto accolse i primi materiali emersi dallo scavo, ai quali si aggiunsero in seguito numerosi reperti provenienti da altre terramare del Modenese.

Anche Montale, tuttavia, subì la stessa sorte di altre terramare e presto fu impiantata un’attività di estrazione del terriccio organico che formava la collinetta. Il Museo di Modena continuò per alcuni anni ad occuparsi della terramara attraverso scavi e controlli dei lavori della cava, ma, dopo la morte di Boni, la collinetta fu quasi completamente distrutta.

Centodieci anni più tardi, però, il sito è “rinato”: nel 2004 è stato infatti inaugurato il Parco archeologico e Museo all’aperto della Terramara di Montale, che ha uno dei suoi punti di forza proprio nella ricostruzione di un villaggio simile a quello sorto nell’età del Bronzo, che si compone di case palafitticole, poiché gli scavi hanno indicato che a Montale fu scelta la soluzione ipotizzata da Pigorini.

Settore open air del Museo Civico di Modena, il Parco archeologico e Museo all’aperto della Terramara di Montale è un esempio di come un museo “tradizionale”, con una forte impronta ottocentesca, abbia scelto più di vent’anni fa, di avviare un progetto di archeologia pubblica, individuando strategie alternative di valorizzazione di un importante sito di 3500 anni fa.

L’area archeologica musealizzata della Terramara di Montale (cortesia Terramara di Montale:
Parco Archeologico e Museo all’aperto, foto Paolo Terzi, Modena
).

Dal 4 aprile, si apre un nuovo capitolo della storia del Parco di Montale, esito di un progetto finanziato con le risorse del PNRR: grazie ai linguaggi digitali contemporanei, capaci di dialogare con i risultati della ricerca scientifica, il passato prende forma fra reale e virtuale.

Nell’ambiente che conserva i resti del villaggio e in un nuovo spazio espositivo dedicato ai rituali funerari, video e audio installazioni, ricostruzioni virtuali, proiezioni olografiche e ambienti immersivi aumentano l’accessibilità del Parco di Montale, favorendo la comprensione di processi, eventi, contesti documentati archeologicamente con modalità più dirette, inclusive e coinvolgenti.

Disponibile su www.parcomontale.it, il calendario degli appuntamenti previsti per la stagione primaverile – dal 4 aprile fino al 7 giugno – propone una panoramica delle attività artigianali che si svolgevano nel villaggio: dalla modellazione della ceramica alla fusione del bronzo, alla tessitura, fino a un’arte, quella del vetro, che si sviluppa a partire dall’età del Bronzo per poi arrivare fino alla contemporaneità con produzioni sempre più elaborate.

A conclusione della stagione, la giornata speciale con la rievocazione in costume TerramaraLIVE, nella quale il villaggio si anima di figure impegnate in attività quotidiane: artigiani al lavoro, donne al focolare e al telaio, guerrieri armati.

Parco archeologico e Museo all’aperto della Terramara di Montale
Montale Rangone (Modena), via Vandelli (Statale 12-Nuova Estense)
Info tel. 335 8136948 (attivo lu-ve 9.00-13.00); e-mail museo@parcomontale.it; www.parcomontale.it;
Facebook e Instagram @parcomontale


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