Inaugurato nel 1900 in occasione dell’Esposizione Universale, il Grand Palais di Parigi è, da allora, uno degli spazi culturali più prestigiosi della capitale francese e nel 2025, al termine di un intervento durato quattro anni, ha riaperto le sue porte, pronto ad accogliere nuovi progetti. Nelle scorse settimane è stata annunciata la prossima stagione, come sempre ricca di appuntamenti di notevole interesse.
Dal 10 dicembre e fino al 15 marzo 2026, due gallerie del complesso ospiteranno i progetti Grottesco di Eva Jospin e D’un seul souffle di Claire Tabouret. L’intervento di Jospin si compone di una quindicina di opere, alcune delle quali realizzate per l’occasione e il cui filo conduttore – come il titolo suggerisce – è l’evocazione della scoperta delle pitture della Domus Aurea di Nerone. Si verrà così trasportati in una sorta di spazio ipogeo virtuale, una grotta appunto, nel quale l’artista distribuisce le sue creazioni.

(© Benoît Fougeirol © Adagp, Paris, 2025)

(© Nathan Thelen, 2025)
Nello spazio che le è stato assegnato Claire Tabouret presenta invece i cartoni e gli altri materiali preparatori delle vetrate policrome destinate alla cattedrale di Notre-Dame. Nel 2024 l’artista, insieme all’atelier del maestro vetraio Simon-Marq, è stata infatti dichiarata vincitrice del concorso bandito dal Ministero della Cultura al fine di inserire una creazione d’arte contemporanea nell’apparato decorativo della basilica. Il tema delle nuove vetrate, scelto dall’arcidiocesi di Parigi, è la Pentecoste, vista come simbolo di unità e di armonia fra le persone, e Tabouret ha accolto con entusiasmo l’idea di svilupparlo.
Nello stesso periodo (dal 16 dicembre al 15 marzo 2026), la Galleria 8 del Grand Palais accoglie un’ampia selezione del ricchissimo patrimonio di opere di grafica del Centre Georges Pompidou, attualmente chiuso per consentire lo svolgimento dell’intervento di ristrutturazione che dovrebbe concludersi nel 2030.
Dessins sans limite, questo il titolo della mostra, propone 400 opere, di oltre un centinaio di artisti, molte delle quali mai esposte in precedenza. La rassegna può contare su nomi di primissimo piano – solo per farne qualcuno, ci sono Balthus, Chagall, Jean Dubuffet, Paul Klee, Modigliani, Jean-Michel Basquiat, Robert Rauschenberg, Antoni Tàpies… -, ma, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole essere anche un invito a conoscere una modalità espressiva, il disegno, che ha avuto una sua autonomia e che continua a essere sperimentata anche da molti artisti contemporanei.


Per una sola settimana, dal 1° all’8 febbraio 2026, la Navata del Grand Palais saluterà il ritorno del Re Sole: verranno infatti esposti, eccezionalmente, trenta dei 92 arazzi monumentali che Luigi XIV fece realizzare per la Grande Galerie del Louvre, quando il complesso era ancora dimora dei sovrani francesi. Realizzati a partire dai cartoni disegnati da Charles Le Brun, gli arazzi – tessuti fra il 1668 e il 1688 – hanno avuto una storia travagliata: prima che fossero ultimati, nel 1682, il re decise infatti di trasferire la reggia a Versailles e dunque non occuparono mai il posto che era stato loro assegnato all’interno del Louvre; dispersi, venduti, in parte distrutti, furono salvati – almeno in parte – nei primi anni dell’Ottocento. Il Grand Palais accoglierà dunque una trentina di quei superstiti, finora mai esposti in una cornice adatta alla loro grandiosità.
La primavera porterà al Grand Palais Nan Goldin, protagonista della retrospettiva This Will Not End Well (18 marzo-21 giugno 2026). Fotografa, cineasta e attivista, Goldin ha iniziato a far parlare di sé nel 1978, quando ha avviato la realizzazione di The ballad of sexual dependency, una sorta di diaporama in progress, che è tuttora considerata la sua opera più importante e che documenta la vita a Provincetown, New York, Berlino e Londra tra gli anni Settanta e gli anni Novanta. Goldin ha fotografato la sua cerchia di amici creativi e bohémien con immensa tenerezza, producendo istantanee di intimità e relazioni, di vita quotidiana e feste stravaganti, di speranza e disperazione.
Al Grand Palais, la mostra si sviluppa all’interno dei padiglioni progettati dall’architetta Hala Wardé, che collabora spesso con Goldin. Ciascun padiglione è concepito per integrare l’opera d’arte che ospita e, insieme, formano un villaggio, che si estende fino alla cappella di Saint-Louis de la Salpêtrière. Qui verrà riproposta Sisters, Saints, Sibyls, l’installazione creata da Nan Goldin per questo spazio nel 2004 in occasione del Festival d’Automne.


Dal 24 marzo al 26 luglio 2026, le Gallerie 3 e 4 del Grand Palais accoglieranno poi oltre 200 opere di uno dei maestri dell’arte del XX secolo: Henri Matisse. L’esposizione si concentra sugli ultimi anni di attività, dal 1941 e il 1954, nel corso dei quali Matisse fu straordinariamente prolifico e riversò molte delle sue energie nella pratica dei papiers découpés (letteralmente, carte ritagliate). Che, tuttavia, non sono gli unici protagonisti della rassegna, forte di una ricca selezione di opere, che comprende dipinti, disegni, libri illustrati, tessuti e vetrate.
Sarà possibile ammirare, fra gli altri, la magistrale e ultima serie degli Interni di Vence (1947-1948); l’album Jazz, uno dei vertici del libro d’artista, presentato insieme alla sua maquette conservata nel Musée National d’Art Moderne; gli elementi principali del programma per la Cappella di Vence; e, eccezionalmente riunite, le grandi gouache ritagliate, come Il Dolore del Re, Zulma, La Danzatrice Creola, e la serie dei Nudi Blu.
Considerata una pioniera dell’astrattismo, la pittrice svedese Hilma af Klint (1862-1944) sarà quindi protagonista della retrospettiva in programma dal 6 maggio al 30 agosto 2026. Formatasi alla Reale Accademia di Belle Arti di Stoccolma, Hilma af Klint condusse una doppia vita artistica: una convenzionale, con opere figurative tradizionali, e una segreta, con una produzione decisamente d’avanguardia. Alimentata dal suo interesse per la teosofia, l’artista trasse la libertà della sua ispirazione dalle sedute spiritiche con un gruppo di donne con cui condivideva una visione utopica. Spirali, cerchi e raggi trasmettono una ricerca di armonia cosmica e delle forze invisibili che governano il mondo, conferendo alle sue opere una dimensione universale e senza tempo.


Jean Tinguely, Pontus Hulten, visitabile fino
al prossimo 4 gennaio 2026
In attesa dei prossimi appuntamenti, è aperta fino al 4 gennaio 2026 Niki de Saint Phalle, Jean Tinguely, Pontus Hulten. La mostra ripercorre le prolifiche carriere di Saint-Phalle e Tinguely attraverso la figura di Pontus Hulten (1924-2006), primo direttore del Museo Nazionale d’Arte Moderna del Centre Pompidou, che condivise la loro visione di un’arte dirompente, multidisciplinare e partecipativa. Nel corso della sua carriera, offrì un sostegno incrollabile alla coppia: acquisendo opere, organizzando retrospettive dedicate, concedendo carta bianca e sostenendo progetti straordinari, come la gigantesca scultura Nana presentata nella mostra Hon – en Katedral (1966) al Moderna Museet di Stoccolma, o Le Crocrodrome de Zig & Puce (1977) al Forum del Centre Pompidou.
Il calendario completo delle attività del Grand Palais e ulteriori informazioni sui progetti in corso e in programma sono disponibili sul sito ufficiale della struttura: www.grandpalais.fr

(© Simon Lerat pour le GrandPalaisRmn, Paris, 2025)


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