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di Stefano Mammini

A poco più di cinquant’anni dalla scoperta del primo esemplare, tutte le spettacolari sculture rinvenute nel sito di Mont’e Prama sono ora riunite nel Museo civico Giovanni Marongiu di Cabras (Oristano). Venticinque statue, quindici modelli di nuraghe e un betilo sono esposti nella Sala del Paesaggio, in attesa di essere trasferiti definitivamente, nel corso del prossimo anno, nell’ala del Museo progettata appositamente per accoglierli.

Le sculture di Mont’e Prama (in sardo, la «Collina delle Palme») costituiscono, a oggi, il primo esempio noto di statuaria a tutto tondo nell’ambito del Mediterraneo occidentale. Gli studi condotti all’indomani del recupero e del restauro delle opere ne hanno infatti collocato la realizzazione nel corso della prima età del Ferro, a cavallo tra il IX e l’VIII secolo a.C., nelle fasi finali della civiltà nuragica. Una datazione che le vede quindi precedere i pur arcaici kouroi della Grecia.

Tutto ebbe inizio nel 1974, quando Sisinnio Poddi, un agricoltore di Cabras – nel cui territorio ricade il sito di Mont’e Prama -, arando, fu costretto a fermare il suo trattore, perché il mezzo aveva urtato contro quello che, sulle prime, sembrava solo un grosso masso. Nel tentativo di rimuoverlo, si rese invece conto che la pietra era lavorata e informò del ritrovamento le autorità di tutela.

Questo ritrovamento, anche grazie ad alcuni recuperi della Guardia di Finanza, non rimase isolato, ma un primo intervento di scavo, volto ad accertare la consistenza dell’insediamento, fu eseguito solo alla fine del 1975. Si trattò di un sondaggio circoscritto e di breve durata, che fu tuttavia sufficiente ad accertare la presenza di varie sepolture e permise di postulare un collegamento tra le sculture e un contesto funerario. Ricerche piú approfondite vennero condotte tra il 1977 e il 1979, arricchendo la documentazione della necropoli e, soprattutto, recuperando migliaia di nuovi frammenti scolpiti.

Particolare di una statua di pugilatore, con lo scudo ricurvo tipico di questa categoria di sculture. Altrettanto caratteristica è la forma triangolare del viso, con occhi resi da cerchi concentrici e una linea sottile per la bocca (cortesia Ufficio Stampa Fondazione Mont’e Prama, foto Nicola Castangia).

Tra il 2014 e il 2016 sono state condotte nuove indagini, grazie alle quali il corpus delle sculture si è ulteriormente arricchito, con la scoperta di due statue di pugilatori. Opere rivelatesi di particolare interesse, perché la loro iconografia era fino a quel momento assente nel repertorio delle rappresentazioni antropomorfe di Mont’e Prama.

La rappresentazione dei pugilatori segue un canone ricorrente: indossano un gonnellino che termina a punta sul retro, hanno il braccio destro proteso e protetto da un guantone e il sinistro è invece portato sopra la testa, a sostenere un grande scudo ricurvo. È probabile che le figure ritraessero atleti impegnati in prove di abilità e coraggio in occasione di giochi rituali.

Il repertorio si completa con le statue che ritraggono arcieri e guerrieri. I primi hanno il braccio destro alzato, in segno di saluto, e col baccio sinistro tengono l’arco, appoggiato alla spalla. I secondi sono invece riconoscibili per via dei grandi scudi rotondi utilizzati come arma di difesa.

Se Mont’è Prama deve la sua fama soprattutto alle statue, non meno importanti sono i modelli di nuraghe, soprattutto perché si tratta di reperti che hanno rivoluzionato l’immagine tradizionale di queste strutture. Se le loro immagini in miniatura sono infatti repliche fedeli degli originali, dobbiamo immaginare alte torri e pinnacoli, sormontati da coperture di forma conica, che sembrano quasi evocare i castelli delle fiabe. Sembra logico ipotizzare che i modelli fossero visti come rappresentazioni attraverso le quali esprimere l’identità e la compattezza delle comunità nuragiche, dal momento che i nuraghi rappresentavano il più importante elemento distintivo di quelle genti.

Veduta da drone del Museo civico Giovanni Marongiu di Cabras
(Archivio della Fondazione Mont’e Prama, foto di Matteo Pitzalis).

In occasione dell’inaugurazione della Sala del Paesaggio, Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama, ha sottolineato come la riunione delle sculture permetta a Cabras di riabbracciare la sua storia: “Per la prima volta – ha detto -, i Giganti di Mont’e Prama sono esposti tutti insieme in un unico, suggestivo spazio espositivo. Si tratta di una veste temporanea, senza apparato iconografico, in attesa che la mostra, nella sua versione definitiva, prenda casa nella Sala dei Giganti. La nuova Sala del Paesaggio, fresca di un intervento infrastrutturale che ne ha permesso il raddoppio in tempi record, si affaccia sulla laguna che porta sulla collina di Mont’e Prama. Una scelta voluta e dovuta alla volontà di mantenere saldo il legame tra il complesso monumentale e il luogo in cui tutto ebbe inizio, con la scoperta del 1974.

La riunificazione è il frutto di una sinergia istituzionale che ha visto collaborare il Ministero della Cultura, la Regione Sardegna, la Soprintendenza, il Comune di Cabras e i Musei Nazionali di Cagliari. Questa operazione non è solo un atto museale, ma la restituzione di un’identità collettiva a un territorio che vede, nei suoi Giganti, gli ambasciatori della cultura nel mondo.”

Gli ha fatto eco Andrea Abis, sindaco di Cabras, sostenendo che “La riunificazione di tutti i Giganti di Mont’e Prama al museo di Cabras è il compimento di un percorso lungo e complesso di rivendicazione culturale, legittimità scientifica e attenzione all’interesse economico territoriale. Sono stati anni difficili, carichi di momenti in cui questo traguardo appariva lontano, complicato, persino irraggiungibile, eppure oggi possiamo dire tutti insieme di avercela finalmente fatta. Restituiamo al suo luogo di origine, Cabras e il Sinis, ma in fondo a tutta la Sardegna, un patrimonio identitario unico, simbolo di un’eredità che ci appartiene e che abbiamo il dovere di custodire”.

Museo civico Giovanni Marongiu
Cabras (Oristano), via Tharros, 09072,
Info https://monteprama.it/

Particolare di una statua di arciere. La parte decorata della mano che regge l’arco rappresenta il guanto che copre il dorso. (cortesia Ufficio Stampa Fondazione Mont’e Prama, foto Nicola Castangia).
Le sculture di Mont’e Prama riunite nella Sala del Paesaggio del Museo civico Giovanni Marongiu di Cabras (cortesia Ufficio Stampa Fondazione Mont’e Prama, foto Nicola Castangia).

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