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di Stefano Mammini

L’École française de Rome ha concluso i festeggiamenti per i suoi 150 anni con un evento straordinario, organizzato in occasione delle Giornate Europe del Patrimonio. Sabato 27 settembre, per l’intero pomeriggio e fino a sera inoltrata, Palazzo Farnese – la magnifica sede dell’ambasciata del Paese transalpino – ha aperto le sue porte al pubblico, sia offrendo la possibilità di visitare alcuni dei luoghi per i quali è celebre – come il Salone d’Ercole o la Galleria dei Carracci –, sia consentendo l’accesso alla Biblioteca dell’École, normalmente riservato ai soli studiosi che la frequentano.

L’ingresso dei partecipanti alla notte dei 150 anni dell’École française de Rome
(Ambassade de France en Italie/Gary Williams)

Per l’occasione sono state realizzate numerose iniziative, culminate con un suggestivo concerto musicale, affidato a un ensemble composto da studiosi che sono stati membri o ricercatori presso l’EFR e nel quale sono state eseguite composizioni risalenti al periodo in cui l’Accademia di Francia di Roma e poi l’École française muovevano i loro primi passi. Prima dell’esecuzione di partiture di Debussy, Bizet, Lili Boulanger e altri importanti compositori, c’è stato spazio per tavole rotonde, esposizioni, dimostrazioni di archeologia sperimentale, installazioni multimediali.

Un momento del concerto che si è svolto nel Salone Rosso di Palazzo Farnese (© EFR)

Particolarmente suggestiva la proiezione audiovisiva «Vivere il Farnese», esito del progetto realizzato dal fotografo Yves Jeanmougin, che, tra il 2021 e il 2023, si è potuto liberamente aggirare all’interno di Palazzo Farnese (e non solo), catturando il lavoro discreto dei suoi vari occupanti: dalle sale della biblioteca agli uffici dei diplomatici, passando tra le impalcature del grande cantiere di restauro che ha interessato e sta interessando l’edificio.

In occasione dell’evento è stato anche lanciato il podcast «Palazzo Farnese si racconta. Il volto, l’anima, la storia», un viaggio sonoro in quattro episodi in cui Palazzo Farnese si trasforma in narratore, per raccontare una storia iniziata oltre 500 anni fa, quando, nel 1513, il cardinale Alessandro Farnese (1468-1549; il futuro papa Paolo III) ne promosse la costruzione. Un’impresa che ebbe termine nel 1589 e vide avvicendarsi quattro insigni architetti: Antonio da Sangallo il Giovane, Michelangelo, il Vignola e Giacomo Della Porta.

Da segnalare anche il ritorno, nel Salone delle Firme, dell’Apollo e Giacinto, ultimo affresco di un trittico realizzato dal Domenichino, restituito alle sue cromie originarie dall’intervento condotto dall’Istituto Centrale per il Restauro (ICR). Le opere furono dipinte dall’artista tra il 1603 e il 1604 nel Casino della Morte, un piccolo edificio fatto costruire dal cardinale Odoardo Farnese quale dépendance intima e raccolta del grandioso palazzo di famiglia e così denominato per via della contiguità con la chiesa di S. Maria dell’Orazione e Morte. Nel 1817 il trittico fu staccato dal restauratore Pietro Palmaroli e trasportato a Palazzo Farnese.

Domenichino (Domenico Zampieri), Giacinto e Apollo (©Ambasciata di Francia in Italia | Gari Williams)

E per chi non abbia avuto modo di partecipare alla «Notte dei 150 anni» (i biglietti sono andati esauriti in poche ore) ci sarà la possibilità di recuperare: le esposizioni saranno riallestite nella sede dell’École française de Rome di piazza Navona 62, e, come è stato a più riprese ribadito nell’occasione, con l’iniziativa del 27 settembre si è voluto rafforzare l’intento di rendere Palazzo Farnese e le istituzioni che lo occupano sempre più accessibili: per diffondere la conoscenza dei suoi tesori e divulgare le molte attività di ricerca condotte al suo interno.


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