di Stefano Mammini
L’inglese John Smith fu un rinomato mercante d’arte e, nel 1839, vendette al banchiere olandese Adriaan van der Hoop, per 7310 sterline, la Donna in blu che legge una lettera che Johannes Vermeer dipinse fra il 1663 e il 1664. Van der Hoop, uno degli uomini più ricchi dei Paesi Bassi, era un appassionato collezionista e, alla sua morte, nel 1854, le oltre 250 opere della sua raccolta furono ereditate dalla città di Amsterdam. Una trentina d’anni più tardi, nel 1885, i dipinti vennero affidati al Rijksmuseum, che da allora li conserva e che ha adesso concesso in prestito la Donna in blu che legge una lettera alle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma.
Un accordo grazie al quale, in un percorso allestito per l’occasione in Palazzo Barberini, tra la Sala Ovale e la Sala Paesaggi, il quadro di Vermeer può essere apprezzato in ogni suo dettaglio. Come ha detto Thomas Clement Salomon, l’attuale direttore delle Gallerie Nazionali, l’auspicio è che i visitatori della raccolta permanente, dopo aver ammirato le potenti invenzioni di Caravaggio e dei suoi epigoni, del Guercino o di Guido Reni, scoprano un’altra idea di Seicento, immergendosi nell’atmosfera più pacata di Vermeer. Un’immersione che si è voluta favorire dotando la sala che accoglie la Donna in blu che legge una lettera di sedute morbide, comode, tali da invogliare a “cinque minuti” di pura contemplazione.
Il piccolo olio su tela – 46 x 39 cm – esprime compiutamente la poetica di Johannes Vermeer: a differenza dei suoi contemporanei olandesi, che prediligono storie o aneddoti, il pittore di Delft si mostra più interessato a trasmettere l’intensità emotiva di un momento, l’impressione luminosa di un istante preciso, in qualche modo senza tempo. Di qui nascono le visioni di ambienti domestici, nei quali vediamo, come in questo e altri casi, figure femminili che leggono, che scrivono, che compiono gesti minimali. La Donna in blu che legge una lettera coglie un momento come tanti altri nella vita della protagonista, ma, al contempo, trasmette all’osservatore un frammento di eternità.
La luce e il colore
Per ottenere un simile risultato, Vermeer gioca con la luce e con il colore. Ma i suoi dipinti sono rischiarati da una luce impalpabile, quotidiana, ben diversa, per esempio, da quella caravaggesca o da quella della pittura barocca. Vermeer si sottrae a qualsiasi forma di teatralità e di spettacolarizzazione e adotta una luce diffusa, libera, in qualche modo intellettuale.
La figura femminile protagonista del quadro sta dunque leggendo una lettera, ma di lei non sappiamo altro. Vermeer non offre alcun indizio a chi guarda: la donna è forse triste o può invece essere felice, ma l’unica certezza è il suo essere completamente assorta nella lettura. Per contro, altri elementi risultano meno enigmatici: il contenuto della lettera, per esempio, resta sconosciuto, ma si intuisce che la missiva dev’essere giunta inaspettata, perché sul tavolo si distingue un filo di perle che la donna si accingeva a indossare, ma che ha lasciato per dedicarsi alla lettura; e se la lettera resta misteriosa, ben riconoscibili è la mappa appesa al muro, che è quella della Frisia occidentale e dell’Olanda pubblicata nel 1620. Una mappa che rimanda alle attività commerciali e i viaggi che fecero della Repubblica Olandese una delle grandi potenze del Seicento e che, forse, vuole qui evocare una persona cara alla donna, in questo momento lontana, magari in viaggio con la Compagnia delle Indie Occidentali.
Altrettanto certa è l’origine del blu che domina la composizione: è quello della giacca da camera indossata dalla donna e per il quale Vermeer utilizzò il prezioso blu oltremare, il pigmento ricavato dal lapislazzuli di origine afgana. Che, come hanno rilevato le analisi condotte in occasione del restauro della tela, fu impiegato dal pittore anche per altre parti dell’opera, come, per esempio, l’incarnato della donna – che risulta olivastro – o il muro, che assume così una tonalità più fredda. Soluzioni che provano come Vermeer avesse ben chiara, sin dall’inizio, la disposizione delle aree da mettere in luce e di quelle da lasciare in ombra.
La Donna in blu che legge una lettera può dunque essere vista come una sorta di manifesto del maestro olandese. Un capolavoro nel quale la dimensione globale e pubblica della mappa si incontra con quella privata e personale della lettera misteriosa e della sua lettrice. Un’opera in cui Johannes Vermeer ferma un normale momento di vita quotidiana, ma riesce a trasmetterne la bellezza, regalando allo spettatore un senso di pace e di rassicurazione.
Un Vermeer a Palazzo Barberini
Donna in blu che legge una lettera
Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, Sala dei Paesaggi
dall’8 luglio all’11 ottobre 2026
Info https://barberinicorsini.org/


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