Bartolomeo Cesi (1556-1629).
Pittura del silenzio nell’età dei Carracci
Bologna, Museo Civico Medievale-Lapidario
fino al 6 aprile 2026
Info www.museibologna.it/medievale
È stata prorogata fino al 6 aprile 2026 la mostra che si propone come riscoperta di uno dei più significativi interpreti della cultura figurativa bolognese tra Cinquecento e Seicento, Bartolomeo Cesi (1556-1629).
Autore principalmente di opere di soggetto religioso, destinate a restare all’interno delle mura di chiese e conventi, Cesi operò in diretta concorrenza con i coevi Agostino, Ludovico e Annibale Carracci, dai quali seppe distinguersi per la costruzione di un vocabolario espressivo originale, fatto di figure immobili e solenni, ritmate da colori squillanti e collocate in paesaggi solitari in cui prevalgono effetti di sublimato naturalismo: una pittura alternativa a quella radicalmente innovativa dei Carracci, tesa allo studio diretto del naturale e del “vivo”, che sarebbe risultata vincente tra quelle offerte dal panorama artistico bolognese del tempo. Come ad anticipare la pittura di Guido Reni, volta alla ricerca di un bello ideale non esperibile nella sfera del reale, la sua opera spinge lo spettatore verso una dimensione sovrasensibile di assorta e silenziosa contemplazione.
L’esposizione si concentra sul periodo più felice della lunga carriera di questo artista colto e raffinato, negli anni in cui si impegnò in un dialogo solitario e coraggioso con le novità della produzione carraccesca, tra il 1585 e il 1597 circa. Attraverso un percorso articolato in oltre 30 opere – tra dipinti, disegni e monumentali pale d’altare – vengono affrontati i temi salienti della sua poetica e i generi pittorici con cui si affermò come protagonista di grande rilevanza nella vivace geografia artistica e culturale di Bologna nel suo tempo. L’evoluzione stilistica della sua identità, oscillante tra ascendenze manieriste e momenti di apertura al naturalismo carraccesco, sempre in equilibrio con un rigore compositivo e tonale aderente ai dettami dell’ideologia cattolica
post-tridentina, viene approfondita nei cinque nuclei tematici: la formazione; i ritratti; i disegni; le pale d’altare e i cicli decorativi presso le Certose.
Per l’intera durata della mostra rimane fruibile gratuitamente anche la ricostruzione in ambiente di realtà virtuale del ciclo decorativo con le Storie della Vergine affrescato da Bartolomeo Cesi nella cappella di Santa Maria dei Bulgari nel palazzo dell’Archiginnasio andato perduto in seguito a un bombardamento anglo-americano nel 1944 e ricostruito a partire da 20 lastre fotografiche realizzate da Felice Croci all’inizio del Novecento.

olio su tela di Bartolomeo Cesi. 1595-1598. Bologna, chiesa di San Giorgio Maggiore
(Proprietà Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno).


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