“Cambiare prospettiva è l’atto di cura definitivo”: così ha scritto Daniela Flores su uno specchio inserito nell’allestimento della mostra Contenuti per la cura, che propone le sue fotografie insieme alle opere pittoriche di Cecilia Cocco ed è visitabile, fino al 15 marzo, al quarto piano di Palazzo Merulana, a Roma. La frase riassume uno dei temi cardine dell’esposizione, che, al contempo, invita a riflettere sull’idea che la bellezza possa essere una forma di cura.

Come spiega Giovanna Zabotti, curatrice della mostra, nel caso di Cecilia Cocco, “La cura non coincide con il conforto, ma con l’atto stesso di guardare, selezionare, rifinire: un prendersi cura che passa attraverso l’estetica, rendendo visibile l’ambiguità del gesto e il confine fragile tra attenzione e ossessione”. Un’ossessione che si ritrova, per esempio, nelle immagini dei colombi selezionati e allevati per partecipare ai concorsi di bellezza riservati a questa e altre specie animali.
La cura si manifesta quindi come un atto estetico radicale, applicato ai corpi, umani e animali, e a frammenti selezionati con estrema precisione. Capelli, schiene, posture, ornamenti, piccoli gesti o accessori diventano il centro della composizione, caricandosi di un’attenzione quasi maniacale. Nelle opere di Cocco la bellezza non è mai neutra: è un esercizio di controllo, di desiderio, di messa in scena.


Alternate ai dipinti di Cocco sono le fotografie di Daniela Flores, attraverso le quali il tema della cura viene indagato come attenzione per il dettaglio, allenando lo sguardo a cogliere ciò che normalmente sfugge. Nei suoi lavori – per i quali risulta particolarmente congeniale l’uso del bianco e nero – la cura si configura come una pratica dello sguardo e come un esercizio di attenzione consapevole.
L’intervento di Flores nasce dall’ascolto dei luoghi e della loro memoria materiale: superfici, frammenti architettonici e dettagli segnati dal tempo vengono osservati come corpi sensibili, portatori di una storia visibile. La fotografia diventa così uno strumento di relazione, capace di rallentare l’atto del vedere e di restituire dignità a ciò che normalmente resta ai margini. Crepe, fratture e segni non sono letti come difetti da correggere, ma come tracce da accogliere. In questo senso, la cura non coincide solo con la riparazione né con l’occultamento, ma con il riconoscimento.


“In questa mostra – aggiunge Giovanna Zabotti – la cura non si presenta come gesto risolutivo, né come risposta univoca, ma come una postura dello sguardo. Tra estetica e attenzione, tra controllo e ascolto, le opere delle due artiste tracciano un loro spazio in cui la cura emerge come atto ambiguo, silenzioso, mai definitivo. È in questo spazio di relazione tra le opere che il linguaggio delle due artiste si fa esperienza: l’esplorazione di due modalità differenti, due ‘ricette’ autonome per indagare il tema della cura”.
Un progetto espositivo che, peraltro, non poteva trovare sede più appropriata di Palazzo Merulana, che, prima di accogliere la Fondazione Elena e Claudio Cerasi ed essere trasformato in spazio espositivo è stato sede dell’Ufficio d’Igiene e Sanità del Comune di Roma.
Contenuti per la cura
Roma, Palazzo Merulana
fino al 15 marzo 2026
Info www.palazzomerulana.it




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