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di Stefano Mammini

Tommaso di Carpegna Falconieri fonde ancora una volta con efficacia l’autorevolezza dello storico con il brio dello scrittore, facendo della lettura di questa Storia al contrario un’occasione di arricchimento, ma anche un vero piacere. Nella breve Premessa, l’autore scrive che le quattro parti dell’opera sono da intendersi come altrettanti movimenti di una ideale sinfonia, che “come si ricava dai sottotitoli, appartengono a generi diversi“.

Il primo movimento, l’allegro, è La papessa Giovanna. Una leggenda, che ripercorre la storia di questo favoloso personaggio, che nel tempo ha goduto di una fortuna straordinaria, non solo popolare, ma anche accademica, se si pensa che, tra il X e il XV secolo, furono scritti ben centodiciotto testi sulla sua figura. E che, in tempi più recenti, con la papessa Giovanna si sono confrontati studiosi come Alain Boureau o Agostino Paravicini Bagliani.

La papessa, nel mazzo dei tarocchi Visconti-Sforza.
New York, Pierpont Morgan Library (Wikimedia Commons).

La vulgata più diffusa vuole che la donna fosse stata eletta al soglio pontificio alla metà del IX secolo, spacciandosi per uomo, ma che, due anni più tardi, sarebbe morta di parto. Da qui prende le mosse la disamina di Carpegna Falconieri, che si articola in vari paragrafi, spaziando dai ruoli che le donne poterono realmente ricoprire in seno alla Chiesa alla percezione che della papessa si è avuta dal Medioevo fino a oggi. Nel mezzo troviamo riflessioni su come l’idea di un papa donna fosse perfettamente coerente con la visione di un mondo al contrario espressa in età medievale, per esempio, dal carnevale o dagli charivari. O, ancora, viene segnalata la mutevole ricezione della figura di Giovanna, inserita da Giovanni Boccaccio nel suo De mulieribus claris, ma esclusa dalla Città delle dame di Christine de Pizan.

Elemento costante, nel tempo, è comunque la cura con la quale molti si adoperarono per sostanziare la veridicità del personaggio, per esempio alimentando la notizia che la statua di un’edicola votiva collocata sul vicus Papissae (l’odierna via dei Querceti, nel quartiere del Celio, a Roma), raffigurante una donna con un bambino, fosse un’immagine di Giovanna.
Che, a dispetto di dubbi e perplessità, raggiunse una popolarità tale farle conquistare un posto nei mazzi di tarocchi, come il secondo dei ventuno trionfi, negli arcani maggiori.

Le pagine conclusive passano in rassegna le rivisitazioni più recenti, soffermandosi in particolare sul film La papessa (Die Päpstin, 2009), diretto da Sönke Wortmann. La pellicola si basa sul romanzo omonimo di Donna Woolfolk Cross (1996) e fa di Giovanna una donna forte e volitiva, la cui ascesa al trono di Pietro viene vista quasi come una sorta di rivendicazione del suo genere, in un mondo ancora incapace di simili aperture. Perché, come osserva Carpegna Falconieri, in qualche modo, dal Medioevo a oggi, la papessa Giovanna, da vittima della misoginia, è divenuta per alcuni quasi una sorta di icona del femminismo.

Johanna Wokalek nei panni della papessa Giovanna, in una scena
del film Die Päpstin (La papessa, 2009), diretto da Sönke Wortmann.

Nel secondo capitolo/movimento, l’adagio, si rimane in ambito ecclesiatico, poiché salgono alla ribalta gli antipapi. Queste figure controverse servono all’autore per condurre una sorta di esperimento, consistente nell’immaginare cosa sarebbe potuto accadere se, invece di finire sconfitte, avessero prevalso sui papi ritenuti legittimi. Carpegna Falconieri si prende insomma la licenza di derogare al principio secondo il quale la storia non si fa con i se, né con i ma. Parallelamente, sottolinea come più d’uno degli antipapi sia stato tutt’altro che una meteora, soprattutto fra l’XI e il XII secolo, e ricorda anche che, nei quarant’anni del Grande scisma (1378-1418), furono in carica due serie di papi, l’una ad Avignone e l’altra a Roma. E, naturalmente, sia i francesi che i romani si ritenevano gli unici a potersi definire legittimi eredi di Pietro.

Del resto, il concetto stesso di antipapa si è strutturato nel tempo, con il contributo decisivo della ricerca storiografica. E, a tale proposito, viene per esempio segnalata l’evoluzione della definizione di antipapa fornita da Wikipedia, che dalla formulazione iniziale (2011), ricalcata in maniera pressoché acritica sui principi della Chiesa cattolica, è passata, oggi (2025), a una versione storicamente più corretta.

Chiude il capitolo una lunga digressione sul caso di Anacleto II (1130-1138), rispetto alla cui vicenda risulta particolarmente significativo chiedersi quali effetti avrebbe potuto avere la sua affermazione ai danni di Innocenzo II (1130-1143). Nella storia di Pietro Pierleoni – questo era il nome secolare dell’antipapa – si mescolano infatti aspetti dottrinari, pregiudizi, lotte fra casate patrizie.
E la sua sconfitta ebbe anche risvolti di immagine, perché Anacleto II fu vittima di una vera e propria damnatio memoriae, escludendolo, per esempio, dal mosaico dell’abside della basilica di S. Maria in Trastevere, nel quale figura il suo rivale Innocenzo II.

Helis Ianuam Nani fecerunt, disegno di Luigi Castellani che raffigura la costruzione
della Porta Nigra di Treviri da parte dei Nani.

La vera origine dei Nani. Uno pseudo-saggio è il titolo del terzo capitolo, che, per continuare con la classificazione sinfonica, è lo scherzo dell’opera. E lo è di nome e di fatto, perché, pur mantenendo il registro di una trattazione storica tradizionale, le pagine che lo compongono regalano momenti di sincera ilarità. Per non togliere il gusto della sorpresa, ci limitiamo a dire che dei Nani viene postulata la reale esistenza, accertata dai Germani, che per primi ebbero la ventura di potersi confrontare con questo popolo straordinario. Del quale non è difficile individuare la discendenza dall’Uomo di Neandertal.

Tommaso di Carpegna Falconieri riserva il finale a un’esperienza vissuta in prima persona a Boston e, in particolare, in un piccolo cimitero della città statunitense. Nel camposanto si imbatte nella lapide di una donna, Elizabeth Pain, morta nel 1704, sulla quale è colpito uno stemma assai simile a quello della famiglia della madre dello studioso. La singolare circostanza apre la strada a suggestioni e congetture. Che però, in ossequio al rigore che lo storico deve imporsi, rimangono tali.

Nella Postfazione, l’autore offre infine la chiave di lettura del volume, che, in realtà, è stato pensato e costruito come un’opera sul metodo dello storico. Una precisazione importante, che, tuttavia, non sorprende. Perché, con un meccanismo simile a quello di molti romanzi gialli, la lettura attenta della Storia al contrario rivela i molti indizi disseminati da Carpegna Falconieri nell’arco dei quattro capitoli/movimenti. E se, dopo, le parti dedicate alla papessa Giovanna e agli antipapi, si può ricavarne il semplice sospetto, lo pseudo-saggio sui Nani è senza alcun dubbio la prova regina.
Ma, come nei migliori noir, si deve arrivare in fondo per averne la certezza, assaporando, fino all’ultima pagina, il piacere della lettura.

Titolo La storia al contrario
Autore Tommaso di Carpegna Falconieri
Anno di pubblicazione 2025
ISBN 978-88-6973-855-5
Editore www.salernoeditrice.it


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