di Stefano Mammini
Catalogare un bene culturale non equivale soltanto a registrarne l’esistenza, ma si traduce in un contributo prezioso ai fini della sua conoscenza, della sua tutela e della sua valorizzazione. Lo conferma il volume di Renata Massa che presenta il catalogo della collezione d’argenteria del Museo Diocesano di Brescia, non a caso definito una “tappa fondamentale nella storia” dell’istituzione nella presentazione firmata da Mauro Salvatore e Nicoletta Bontempi, rispettivamente direttore e presidente del museo.
Nelle pagine che precedono la schedatura vera e propria, l’autrice ripercorre la storia della collezione e mette in evidenza i notevoli risultati scaturiti dallo studio analitico dei manufatti. È stato infatti possibile individuare, per esempio, gli artefici di più d’uno degli oggetti o, quanto meno, ipotizzarne con buona attendibilità l’area di provenienza.
Altrettanto significative sono state le osservazioni condotte sulle caratteristiche dei vari oggetti, che hanno fatto emergere dettagli importanti sulle modalità di fabbricazione, come il riconoscimento di laboratori specializzati nella fabbricazione di elementi prodotti in serie, che venivano poi assemblati da orefici e argentieri. E dei secondi sono stati spesso rilevati i punzoni che hanno permesso di identificarli con alcuni dei più noti maestri attivi in area bresciana, come Gerolamo Quadri o Ventura Rovetta.
Nelle stesse pagine, Massa si dice altresì convinta della necessità di superare la visione dell’arte orafa che ha fin qui prevalso: rivendicandone un ruolo autonomo, ben definito, che la sottragga alla più generica collocazione nell’ambito delle arti applicate.
Cuore della pubblicazione sono le schede ragionate dei 47 manufatti che compongono la raccolta. Si tratta di oggetti databili tra la prima metà del XV e la prima metà del XIX secolo. All’inizio dell’ampio orizzonte cronologico si collocano un calice di produzione senese (secondo quarto del XV secolo) e il reliquiario che accoglie un dito di san Gaudioso, per il quale è invece ipotizzata una provenienza dall’area veneta (prima metà del XV secolo).

smalti dipinti su rame. Manifattura senese, secondo quarto del XV secolo.
Di oltre un secolo più tardo è un altro reliquiario, considerato uno dei vanti del Museo Diocesano di Brescia. È il reliquiario Gambara, così chiamato perché si ritiene fosse stato donato alla chiesa di S. Maria delle Grazie da Uberto Gambara, prelato della città lombarda che fu poi vescovo e infine cardinale. Dedicato a san Gerolamo, il reliquiario è assai elaborato e ha quasi le fattezze, in miniatura, di una macchina processionale. Fu con ogni probabilità realizzato tra la fine del Cinquecento e i primi anni del Seicento e si ha notizia dell’uso di esporlo solennemente ogni 8 settembre, nel giorno in cui si celebrava la Natività di Maria. Altrettanto importante è considerato il calice realizzato dall’orefice milanese Carlo Giuseppe Grossi per il santuario della Madonna di Valverde, datato 1714.
Accanto a queste celebrità, la collezione comprende oggetti forse meno prestigiosi, ma non per questo meno interessanti. Come nel caso delle paci o delle carteglorie. Le prime erano placchette che, prima della comunione, i fedeli erano invitati a baciare, in segno di fraternità e riconciliazione (una prassi soppressa dal Concilio Vaticano II, nel 1963, che ha introdotto una più semplice stretta di mano). Realizzate solitamente in argento, si caratterizzano per la raffigurazione della Pietà, al centro del manufatto.
Le carteglorie erano invece suppellettili aventi una funzione simile a quella del “gobbo” di cui si servono oggi quanti sono chiamati a parlare o cantare in pubblico: si tratta, infatti, di tabelle sulle quali erano riportati quelle parti della messa che rimangono invariate in qualsiasi tipo di funzione e che l’officiante poteva dunque leggere, senza rischiare dimenticanze. Suppellettili che, come quelle conservate dal Diocesano di Brescia, hanno offerto lo spunto per opere in argento sbalzato assai elaborate e riccamente decorate.
Molto apprezzabile, fra gli Apparati del volume, è il Glossario, che offre una spiegazione chiara ed esauriente dei termini tecnici che ricorrono nelle schede. Una presenza dettata dalla volontà di allestire una pubblicazione fruibile anche dal pubblico dei non addetti ai lavori. Un intento che può dirsi senz’altro riuscito.

Renata Massa
Segni del sacro
Gli argenti del Museo
Diocesano di Brescia
SilvanaEditoriale, Cinisello Balsamo (MI)
ISBN 9788836662586
Info www.silvanaeditoriale.it

del XVI secolo (croce); XVIII secolo (crocifisso).

cesellato e inciso, vetro, opera di Gerolamo
Quadri (Brescia, notizie 1690-1730).
Terzo-quarto decennio del XVIII secolo.


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