di Stefano Mammini
Il mondo del lavoro è uno degli ambiti prediletti dalla storica del Medioevo Maria Paola Zanoboni, che torna in libreria con la nuova edizione di uno dei suoi contributi più significativi, Donne al lavoro, nel quale esplora il vasto e composito universo delle presenze femminili nel sistema economico e produttivo italiano, nel periodo compreso fra il XIII e il XV secolo.
L’interesse della studiosa per l’argomento ha radici antiche ed è stato dettato dalla volontà di contribuire a far luce su un fenomeno troppo a lungo rimasto nell’ombra. Il primo e importante segnale di una nuova sensibilità fu, nel 1989, il convegno La donna nell’economia, XXI edizione delle Settimane di Studi organizzate dall’Istituto Internazionale di Storia Economica “F. Datini” di Prato. Nel solco tracciato da quell’incontro si è brillantemente inserita Zanoboni, che nel saggio ora ristampato offre una ampia panoramica del fenomeno.
La trattazione si apre con la ricognizione delle fonti disponibili in materia, che risultano essere relativamente copiose per molti dei maggiori Paesi europei, mentre sono più scarse per l’Italia. Vengono ricordate le realtà attestate soprattutto in Francia, Germania, Inghilterra e Spagna, caratterizzate dalla presenza delle donne in molti settori produttivi, pur con una prevalenza delle attività legate all’industria tessile. Per l’Italia, come detto, è più difficile definire un quadro d’insieme, anche se, come scrive l’autrice, il “lavoro [delle donne] brulicava ovunque”.

Nel capitolo successivo viene affrontato un aspetto cruciale nelle dinamiche lavorative: l’apprendistato. Una pratica, se possibile, ancor più sfuggente, dal momento che spesso non venivano stipulati contratti che regolassero il rapporto tra il datore di lavoro e la persona che veniva formata. Anche il Medioevo non era dunque estraneo al ricorso al lavoro nero, né a forme di sfruttamento che spesso si traducevano nell’impiegare le donne (ma anche gli uomini) con la formula dell’insegnamento, spacciando per apprendistato quella che, di fatto, era una vera e propria assunzione.
Si passa quindi al rapporto delle lavoratrici con le corporazioni e le autorità di controllo. Anche in questo caso, Maria Paola Zanoboni ravvisa la necessità di riesaminare la visione a lungo accreditata dalla storiografia. Per esempio, a proposito della marginalizzazione di cui le donne sarebbero state vittime da parte delle associazioni di categoria: in realtà, l’analisi delle fonti prova come molto spesso fossero le lavoratrici stesse a non voler entrare nelle corporazioni, così da mantenere una maggiore libertà d’azione e, soprattutto, garantirsi la possibilità di sottrarre a qualsiasi controllo e tassazione i guadagni derivanti dalla propria attività.
Del resto, servirsi di lavoratrici non inquadrate in alcun organismo era ritenuto conveniente da molti imprenditori, come per esempio da quei mercanti che “preferivano talora frazionare le fasi di lavorazione tra manodopera non inquadrata istituzionalmente e più flessibile, piuttosto che perderne il controllo e rischiare il formarsi di nuove associazioni professionali concorrenti”.
La presenza delle donne all’interno del mondo della produzione era capillare, ma esistevano nondimeno alcuni “ambiti a particolare vocazione femminile, soprattutto all’interno del comparto tessile, per la filatura (di lana, seta, cotone ed oro), e per la tessitura”. È questo il tema sviluppato nel quarto capitolo del volume, grazie al quale si ha modo di “entrare” in officine e laboratori. Ma non solo: si scopre infatti che le donne operavano anche in settori che si tenderebbe a immaginare prettamente maschili, come l’edilizia o la cantieristica navale. Soprattutto, però, vengono sottolineati i frequenti casi di donne che riuscivano a imporsi come imprenditrici e gestire in prima persona attività assai redditizie.
Parallelamente, anche se numericamente limitati, sono noti i casi di donne che seppero imporsi sulla scena artistica, come Properzia de’ Rossi (1490-1530), citata dalle fonti come “femina schultora”, o la pittrice aragonese Violant de Algaravì, vissuta nel XV secolo.

I capitoli che seguono fanno luce sulle regioni insulari italiane – Sicilia e Sardegna – e poi su un ambito particolare, quello dei monasteri. Nei conventi femminili l’attività produttiva aveva una lunga tradizione, fin dall’Alto Medioevo, e raggiunse importanti livelli di specializzazione. Anche in questo caso, l’attività tessile costituiva il settore predominante, ma non mancavano la produzione di libri e miniature, di farmaci, occhiali e perfino pasta, che venne però osteggiata dagli operatori “laici”. Questi ultimi infatti “accusavano le religiose di concorrenza sleale, dal momento che la loro produzione godeva delle esenzioni fiscali spettanti a queste istituzioni”.
Di notevole interesse sono poi le pagine dedicate ai livelli salariali e al peso economico del lavoro femminile. Questioni che anticipano di secoli uno dei temi più dibattuti nel mondo contemporaneo, segnato da disparità di trattamento rilevate, denunciate, ma finora mai veramente ridotte. Da questo punto di vista l’età di Mezzo restituisce una realtà per molti versi sorprendente, visto che, come scrive Zanoboni, “i compensi erano in ogni settore, sia per le donne che per gli uomini, fortemente personalizzati, e dunque commisurati alle capacità di ciascun individuo”. E, più avanti, sottolinea la necessità di rivedere, almeno in parte, la convinzione secondo la quale i guadagni derivanti dal lavoro femminile avrebbero costituito “soltanto una funzione di integrazione del reddito familiare”.
Emerge, insomma, un quadro complessivo articolato, arricchito dalle pagine di aggiornamento della nuova edizione del saggio. L’Appendice è infatti l’esito della ricognizione delle fonti che, dal 2016 a oggi, hanno permesso agli studiosi di sviluppare ulteriormente il confronto sul tema del lavoro femminile e di rendere sempre più puntuale la ricostruzione dei suoi aspetti portanti.
Merita infine d’essere segnalata l’accessibilità del volume, che può essere apprezzato anche dal pubblico dei non addetti ai lavori. Grazie a una scrittura che, senza mai venire meno al rigore specialistico, risulta scorrevole e chiara.

Maria Paola Zanoboni
Donne al lavoro
Nell’Italia e nell’Europa
medievale (secoli XIII-XV)
Editoriale Jouvence,
Sesto San Giovanni (MI)
ISBN 9791256221134
Info www.jouvence.it


Lascia un commento