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I segni e le storie. Scene di una Roma inquieta tra Seicento e Ottocento
Roma, Castel Sant’Angelo, Bastione di San Marco
fino al 13 settembre 2026
Info https://direzionemuseiroma.cultura.gov.it/museo-nazionale-di-castel-santangelo/

Il film Er più (1971), diretto da Sergio Corbucci, aveva come sottotitolo Storia d’amore e di coltello ed era ispirato alle gesta di un personaggio realmente esistito: il bullo trasteverino Romeo Ottaviani, detto Er Tinea. Al coltello e a quel mondo – ma non solo – rimanda la mostra I segni e le storie. Scene di una Roma inquieta tra Seicento e Ottocento, allestita in Castel Sant’Angelo, nel Bastione di San Marco, uno spazio che entra così nel percorso di visita del Monumento.

L’esposizione mette a confronto preziosi documenti dell’Archivio di Stato di Roma, individuati da Franco Russo nel corso delle sue ricerche, con una selezione di coltelli storici della sua collezione e con gli spazi, le raccolte e la storia di Castel Sant’Angelo. Carte processuali, bandi, verbali e atti giudiziari, datati tra il 1611 e il 1865, raccontano fatti di cronaca, conflitti e vicende quotidiane, spesso accompagnati da sagome di coltelli tracciate a margine delle testimonianze: tracce che, in particolare negli esemplari ottocenteschi, restituiscono corpo e materia a storie custodite per secoli negli archivi.

È così possibile seguire l’evoluzione del coltello romano, il tradizionale serratore, che, pur tra adattamenti e trasformazioni, conserva fino all’Unità d’Italia le caratteristiche già documentate nelle fonti seicentesche. Allo stesso tempo, le ricerche sui documenti dell’Archivio di Stato di Roma restituiscono uno spaccato della vita quotidiana nella Roma papale: dai verbali dei tribunali emerge il racconto della strada, con le sue tensioni, i conflitti e gli episodi di sopraffazione; dai bandi, il punto di vista delle autorità.

Un racconto corale

Dallo scarto tra queste due prospettive nasce una delle chiavi di lettura più significative della mostra, che mette in luce il rapporto tra cultura materiale, norme e identità collettiva. Vite comuni, questioni d’onore, episodi di violenza, trasgressioni e necessità compongono così una narrazione corale della Roma popolare, restituendo il volto meno ufficiale della città e uno sguardo ravvicinato su uomini e donne spesso assenti dai grandi racconti storici.

Castel Sant’Angelo non è soltanto la cornice della mostra, ma uno dei suoi protagonisti: nelle sue prigioni furono rinchiusi molti personaggi simili a quelli descritti nei documenti. Come il brigante Antonio Gasbarrone, guida simbolica di un’epoca di tensioni e contraddizioni, evocato dalla porta originale di una cella del Castello – restaurata per l’occasione – e dalle incisioni di Bartolomeo Pinelli, tra i più significativi interpreti della Roma ottocentesca.

A suggellare questo legame tra luogo e racconto, un pugnale delle collezioni di Castel Sant’Angelo si aggiunge ai materiali esposti, creando un collegamento ideale con Panopliae, la mostra allestita nell’Armeria Superiore: se questa racconta le armi legate alla guerra e alle corti, I segni e le storie restituisce la dimensione quotidiana dei conflitti. Due percorsi complementari che trovano in Castel Sant’Angelo il contesto ideale per riflettere sul rapporto tra violenza, controllo sociale e convivenza civile.

(testo tratto dal comunicato stampa ufficiale)


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