di Stefano Mammini
Chiuso per lavori di ristrutturazione, il Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona riaprirà le sue porte nel prossimo luglio, tornando a offrire una delle attrazioni più suggestive della capitale portoghese. Nell’attesa, ci si può preparare alla visita e avere un’idea della ricchezza della collezione attraverso le pagine – magnificamente illustrate – di Natura Mirabilis. Art and Nature, volume realizzato dalla Fondazione Calouste Gulbenkian per i tipi di Franco Maria Ricci.
Nato in un sobborgo di Istanbul da una famiglia di origine armena, Calouste Sarkis Gulbenkian (1869-1955) operò nel campo dell’industria petrolifera, sulle orme del padre, e accumulò una fortuna ingente, che gli permise di assecondare la passione per l’arte e la bellezza, tradotta nella formazione di una raccolta che, alla sua morte, contava oltre 6000 opere, che coprono un orizzonte cronologico compreso fra l’età antica e l’epoca contemporanea.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Gulbenkian – che aveva prima di allora vissuto al Cairo, Londra e Parigi – si trasferì a Lisbona e vi rimase fino alla morte. La sua collezione giunse in Portogallo una decina d’anni più tardi e, dopo essere stata esposta nel Palazzo del Marchese di Pombal a Oeiras, è custodita, dal 1969, nel museo costruito per accoglierla: un edificio dalle linee sobrie ed essenziali, circondato da un parco lussureggiante.
Come racconta António Filipe Pimentel, attuale direttore del Museo Gulbenkian, l’idea di Natura Mirabilis ha preso forma nel 2022, quando Jessica Hallett, che fa parte dello staff dei curatori della collezione, partecipò alla conferenza di Susana Neves su uno dei gioielli più celebri della raccolta, il diadema di René Lalique Orchid (1903-1904 circa). Nell’occasione nacque l’idea di sviluppare un progetto sul rapporto fra arte e natura, rintracciabile nella raccolta riunita da Calouste Gubenkian e anche nella scelta di creare un forte legame fra il suo attuale contenitore e la dimensione naturale generata dal grande giardino che ne è parte integrante.
Ne è così scaturito il volume, stampato in lingua inglese, che si articola in più sezioni e passa in rassegna una sessantina di opere, considerate fra quelle che meglio permettono di declinare il tema di fondo e, al tempo stesso, riflettono l’eclettismo del gusto collezionistico di Gulbenkian.

La prima metà del libro accoglie i contributi di Susana Neves, che ha scelto dodici opere, confezionando per ciascuna di esse un testo che oltrepassa i canoni della tradizionale scheda di catalogo e si sviluppa come una sorta di piccolo saggio, a ognuno dei quali l’autrice ha voluto assegnare un titolo evocativo, Si comincia quindi con Il Profeta del Nilo, dedicato a una barca solare del faraone Teos (Djedhor, XXX dinastia, 380-343 a.C. circa). Il manufatto è plasmato nel bronzo e l’attenzione di Neves si concentra sul coccodrillo su cui poggia l’imbarcazione vera e propria: la studiosa si interroga sulle ragioni che possono avere indotto a rappresentare il grande rettile, temuto e venerato al tempo stesso, e sulla ricezione dell’animale nel corso del tempo, fino all’epoca moderna, con le prime osservazioni di tipo naturalistico.
Gli interventi che seguono si muovono fra ambiti geografici e cronologici fra loro diversi e distanti, spaziando dall’India antica al Giappone, dalla Cina alla Francia di Gustave Flaubert, presente nella collezione grazie a un’edizione dei suoi Trois contes illustrata da André des Gachons, pubblicata nel 1908. C’è anche un’incursione alla corte di Ercole Gonzaga, duca di Mantova, grazie alla serie di arazzi Giochi di putti, realizzata su cartoni di Giulio Romano dal maestro arazziere fiammingo Nicolas Karcher fra il 1540 e il 1544. Come osserva Neves, al di là del pregio estetico, il ciclo possiede anche un importante valore documentario, in particolare perché documenta la pratica della coltura promiscua già descritta da Pinio il Vecchio e mostra ben tre diverse applicazione del metodo della vite maritata.

(foto Catarina Gomes Ferreira).
A riprova della predilezione di Calouste Gulbenkian per la pittura, vi sono quindi saggi su opere di Turner, Fantin Latour ed Edward Burne-Jones. A quest’ultimo si deve il dipinto scelto per la copertina del volume, Lo specchio di Venere (1875), un olio su tela che si rivela denso di implicazioni simboliche. Oltre ai richiami alla tradizione mitologica, Susana Neves propone le possibili chiavi di lettura della composizione, a cominciare dalla sua ambientazione in un paesaggio che potrebbe evocare l’Italia visitata dall’artista, fino a sottolineare come tutt’altro che casuale sia la scelta dei non ti scordar di me che si riconoscono ai bordi del laghetto in cui si riflettono le sagome delle giovani che circondano Venere. In età vittoriana quei fiorellini erano infatti simbolo dell’amore e del ricordo e, al tempo stesso, viene suggerito che Burne-Jones li abbia inseriti nel dipinto per opporsi alle tendenze allora imperanti nella creazione dei giardini, proponendo una pianta umile, ma al tempo stesso in armonia con la natura.

Le pagine centrali del volume, con testi di Paula Côrte-Real, Shahd Wadi e Jessica Hallett, propongono Un abbraccio verde e sono dedicate al giardino del Museo Gulbenkian, qui utilizzato come ideale pendant a un altro gruppo di opere della collezione. A corollario di questo viaggio ideale è la sezione Gemme della Connessione Gulbenkian, una ulteriore selezione di manufatti, illustrati da André Alfonso, Ana Maria Campino, Maxence Garde, Vera Mariz, Luísa Sampaio, Clara Serra, Patrícia Simões e Rui Xavier.
Anche in questo caso il repertorio risulta assai composito e comprende, fra gli altri: un bassorilievo in alabastro raffigurante un apkallu, un demone alato, di produzione neoassira, databile al regno di Assurnasirpal II (884-859 a.C.); una gemma in agata e oro con il ritratto di Ulisse, dall’Italia, databile nella prima metà del I secolo a.C.; un paravento Coromandel cinese del XVII secolo, considerato fra le espressioni più alte di questa categoria di manufatti; Le Bretoni al Perdono (1887), un olio su tela di Pascal-Adolphe-Jean Dagnan-Bouveret. Quest’ultima creazione risulta particolarmente suggestiva, poiché matura in un contesto dominato dal contrasto fra naturalismo tipico della fine dell’Ottocento e l’impatto delle trasformazioni innescate dalla Rivoluzione Industriale. Sconvolgimenti ai quali molti reagirono con un rinnovato fervore religioso e il desiderio di riscoprire antiche tradizioni, come è appunto nel caso delle donne bretoni del quadro, riunite in occasione del Perdono, una delle festività più importanti di quelle regioni, che si celebrava fra luglio e agosto.

Titolo Natura Mirabilis. Art and Nature
Testi di Susana Neves e dei curatori
e collaboratori del Museo Gulbenkian
Fotografie Manfredi Gioacchini
e Museo Gulbenkian
ISBN 979-128-212-814-8
Editore Fundação Calouste Gulbenkian-Franco Maria Ricci Editore
Info www.francomariaricci.com



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