di Stefano Mammini
Se siete arrivati qui, nell’homepage avete trovato espresso, nero su bianco, il principio ispiratore di iSegni, vale a dire che «la condivisione delle conoscenze è un’occasione di arricchimento: per chi ne usufruisce e per chi la promuove». E dal nuovo libro di Paolo Storchi trapela una sintonia perfetta con quell’idea: questa Storia archeologica di Reggio Emilia è infatti un’opera di cui si percepiscono, fin dalle prime pagine, sia la passione con la quale è stata scritta, sia il desiderio, forte, di mettere a disposizione di chi legge una mole eccezionale di dati e notizie. Un tesoretto – per usare un termine caro all’archeologia – che l’autore ha appunto scelto di condividere, con l’occhio rivolto innanzi tutto ai non addetti ai lavori.
Del resto, lo stesso Storchi esplicita uno dei cardini del suo approccio quando, nella Premessa, scrive che: «È fondamentale far capire al pubblico anche i limiti delle nostre conoscenze attuali, senza ricorrere a “misteri arcani e insondabili”. Deve essere chiaro che è semplicemente necessario cercare di più, cercare meglio. Studiare di più, studiare meglio. E anche esporre meglio al pubblico i risultati delle nostre ricerche». Una dichiarazione d’intenti di cui Storia archeologica di Reggio Emilia è espressione esemplare.
È fondamentale far capire al pubblico anche i limiti delle nostre conoscenze attuali, senza ricorrere a “misteri arcani e insondabili”
La trattazione si articola in otto capitoli, i primi due dei quali sono rispettivamente dedicati all’invito a guardare alla città emiliana in una prospettiva diversa e all’inquadramento del sito dal punto di vista geologico e geomorfologico. Ha quindi inizio un ampio excursus, che l’autore fa iniziare dalla preistoria, poiché, sebbene labili, ci sarebbero tracce dell’esistenza di un insediamento fin da un momento così antico. In realtà, fino alla meglio documentata età romana, l’eventualità che sia esistita una Reggio pre- e protostorica resta a tutt’oggi un’ipotesi credibile, ma non provata con certezza.

È però plausibile che, per esempio, nel corso dell’età del Bronzo, anche nell’area oggi occupata dalla città moderna si fosse stanziata una comunità terramaricola, nel quadro del più vasto fenomeno – quello delle terramare – che coinvolse il territorio reggiano e non solo. Suggestioni che si ripetono anche per la fase villanoviana e per quella etrusca, ancora una volta indiziate da pochi ritrovamenti isolati.
Il quadro si fa più chiaro
Il quadro si fa finalmente più nitido sul finire del II secolo a.C., epoca alla quale risalgono le prime citazioni attendibili in merito alla fondazione di Forum Lepidi. Un evento per il quale, tuttavia, non è a tutt’oggi possibile indicare una data certa, anche se le due proposte più convincenti sono tra loro vicinissime, trattandosi del 173 o del 175 a.C. Storchi sviscera la questione in maniera approfondita, mettendo sul piatto tutti gli elementi al momento disponibili, costituiti dalle indicazioni fornite dall’archeologia, dalle fonti letterarie ed epigrafiche e dalla letteratura scientifica sull’argomento. Notizie che ha il merito di «tradurre» in una forma facilmente accessibile anche per chi non sia uno storico o un archeologo, inserendo peraltro numerose finestre di approfondimento su singoli temi o termini specialistici.
C’è anche spazio per le acquisizioni più recenti, compresa la proposta di identificare, nel settore occidentale della Reggio romana, la presenza di un anfiteatro. Le pagine finali passano in rassegna i secoli della tarda antichità e del Medioevo, ma, soprattutto, regalano una suggestiva ipotesi sulla genesi del Crostolo, il corso d’acqua che attraversava la città antica e che passa oggi all’esterno delle sue mura, dopo essere stato deviato.

Titolo: Storia archeologica
di Reggio Emilia
Autore: Paolo Storchi
Anno di pubblicazione: 2025
ISBN: 978-88-9323-763-5
Sito editore: aliberticompagniaeditoriale.it


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