di Elisabetta Mero*
A guardare l’inverno da una prospettiva inedita invita la mostra L’inverno nell’arte. Paesaggi, allegorie e vita quotidiana, allestita a Trento, fino al 15 marzo, negli spazi del Castello del Buonconsiglio, fortezza duecentesca e dimora dei principi vescovi fino all’età napoleonica. Curata da Dario De Cristofaro, Mirco Longhi e Roberto Pancheri, l’esposizione presenta cinquanta opere, realizzate dal Medioevo all’Ottocento, articolate in un percorso di otto sezioni che esplorano tutti i risvolti artistici legati alla stagione invernale: dipinti, incisioni, sculture e oggetti raccontano il freddo, la neve, il lavoro, il gioco e i simboli di uno dei momenti più complessi dell’anno.
La presenza, all’interno del Castello, della celebre rappresentazione gotico-cortese del mese di gennaio nel Ciclo dei mesi affrescato nella Torre Aquila dal maestro boemo Venceslao, costituisce il naturale punto di partenza del progetto. Realizzato intorno al 1400, questo capolavoro è considerato la prima testimonianza nella storia dell’arte occidentale di un paesaggio innevato e di una battaglia a palle di neve.


(cortesia Castello del Buonconsiglio-Ufficio
stampa e comunicazione).
La battaglia dei signori
La mostra, a cui si accede dal penultimo piano di Castelvecchio – l’edificio più antico del Buonconsiglio – si apre, sulle note dell’Inverno di Antonio Vivaldi, proprio con la riproduzione di questo affresco. L’immagine di gennaio, sormontata dal simbolo del sole e dal segno zodiacale dell’Acquario, raffigura un paesaggio coperto di neve dominato da un castello, identificato come una delle proprietà del committente, il principe vescovo Georg von Liechtenstein.
In primo piano, un gruppo di aristocratici impegnati in una vivace battaglia a palle di neve, raccontata con una ricchezza di dettagli quasi fumettistica. Gli abiti eleganti, impreziositi da pellicce e scolli alla moda, ne dichiarano lo status sociale, mentre sullo sfondo compaiono riferimenti al freddo, alla caccia alla lepre in un contesto tipicamente feudale.
Proseguendo nella Sala Scarlatti, si incontrano alcune tra le più antiche rappresentazioni dell’inverno, nelle quali emerge il fascino della neve come elemento pittorico e narrativo. Il capolavoro simbolo di questa sezione è l’Adorazione dei Magi nella neve di Pieter Bruegel il Giovane, proveniente dal Museo Correr di Venezia.

Venezia, Museo Correr (Wikimedia Commons).
Nelle sale successive, la Stua Granda e la Giunta Albertiana – quest’ultima parte di un edificio annesso a Castelvecchio nel Seicento – l’attenzione si concentra sulle allegorie dell’inverno, declinate in pittura, incisione, scultura e in un servizio di porcellane Meissen. La stagione prende spesso le sembianze di un vecchio dalla barba bianca, come nell’acquaforte Hyems di Antonio Tempesta (1616), in prestito dalla Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” del Castello Sforzesco di Milano. L’opera raffigura un anziano su un carro trionfale, trainato da animali simbolici, intento a scaldarsi davanti al fuoco, circondato da allusioni ai segni zodiacali invernali, ai mali stagionali e alle teorie mediche degli umori.

Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” (foto Elisabetta Mero).
In scultura, la stessa iconografia ritorna nella Personificazione dell’Inverno di Giovanni Bonazza, una terracotta realizzata intorno al 1710 e proveniente da una collezione privata padovana. Non manca una rilettura più fantasiosa, nello stile di un pittore ignoto vicino a Giuseppe Arcimboldo, che interpreta l’inverno come una figura antropomorfa composta da radici, rami secchi e corteccia (1590-1600 circa), sottolineando il legame profondo tra uomo e natura nel ciclo del tempo. Diversamente, una stampa del 1789 di Francesco Bartolozzi, da un dipinto di Francis Wheatley, propone un’immagine dell’inverno nelle sembianze di una giovane donna elegantemente vestita, con manicotto in pelliccia e cappello vistoso.
Il lavoro, lo sport e il gioco
Dalle allegorie si passa, nella quarta sezione, alla realtà concreta del freddo e delle difficoltà quotidiane. Qui l’inverno è fatica, necessità di scaldarsi e di proteggere gli ambienti domestici, come testimoniano opere di grande intensità quali la Vecchia che si riscalda di Pietro Bellotti (1690) o Due donne e una bambina davanti al camino di Giacomo Ceruti (1752 circa), dove il focolare diventa centro vitale della casa.

Ufficio stampa e comunicazione).

(foto Elisabetta Mero).
La quinta sezione, che ci fa entrare nella Sala grande del Magno Palazzo, edificio eretto dal 1528 dal vescovo principe Bernardo Cles, è dedicata alle attività tipiche dell’inverno nella vita quotidiana: dalla macellazione del maiale, rappresentata in un significativo dipinto della cerchia di Jacopo Bassano proveniente dal Museo di Castelvecchio di Verona, alla raccolta della legna; dai fiumi ghiacciati usati come vie di comunicazione alle scene di mercato invernale, ben illustrate da un dipinto di Sinibaldo Scorza dei Musei di Strada Nuova di Genova.
Inserita nel progetto culturale Combinazioni_caratteri sportivi, promosso dall’Assessorato alla Cultura della Provincia autonoma di Trento, e nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, la mostra non poteva trascurare lo sport e il gioco. Ampio spazio è dedicato infatti alle attività ludiche invernali: il pattinaggio in Gennaio. Pattinatori sul ghiaccio di Jan Wildens e nel Paesaggio invernale con pattinatori di Barent Avercamp, in prestito dalla Pinacoteca Ambrosiana, ma anche il curling e le battaglie a palle di neve. In questi dipinti, accanto all’aspetto festoso, emerge spesso la rappresentazione delle classi più umili, per le quali l’inverno è da sempre una dura prova di sopravvivenza.

(cortesia Castello del Buonconsiglio-Ufficio stampa e comunicazione).
A completare il percorso, nella sala specchi, un tempo denominata il “Chameron del torion de sora” decorato in epoca clesiana con i meravigliosi arazzi fiamminghi con le storie della Passione di Cristo ora conservati al Museo Diocesano di Trento, una sezione dedicata alle slitte antiche e agli oggetti d’uso legati alla stagione fredda, vere e proprie eccellenze dell’artigianato artistico. Tra questi spiccano una slitta settecentesca dalla forma ispirata alla gondola e una raffinata bardatura-sonagliera per cavallo dei primi dell’Ottocento, in velluto, tessuto e bronzo, realizzata in area germanica, accompagnata da scaldamani coordinati. I sonagli servivano ad annunciare il passaggio del veicolo.

Area germanica, inizi del XIX sec. (foto Elisabetta Mero).
L’ultima sezione, tornando in Sala grande, crea un ponte diretto con il territorio trentino, attraverso il tema del paesaggio innevato, rappresentato da artisti come Marco Ricci, Francesco Fidanza e Luigi Casali.
Il progetto espositivo, corredato dal catalogo edito da Dario Cimorelli Editore, è pensato anche per il pubblico dei più piccoli, che possono visitare la mostra con una brochure gratuita ludico-didattica, ideata allo scopo di stimolare l’osservazione e la curiosità. Un’attenzione non scontata che conferma come il Castello del Buonconsiglio. Monumenti e collezioni provinciali sia una realtà museale attenta e all’avanguardia sul piano dei servizi educativi.
*Elisabetta Mero è storica dell’arte
L’inverno nell’arte. Paesaggi, allegorie e vita quotidiana
Trento, Castello del Buonconsiglio
dal 5 dicembre 2025 al 15 marzo 2026
Info www.buonconsiglio.it


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