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incontro con Luana Toniolo, a cura di Stefano Mammini

Il 19 maggio 1916, Natale Malavolta, Soprastante – cioè primo assistente – agli scavi di Veio si imbatte nei resti del gruppo scultoreo che ornava il santuario etrusco di Portonaccio. Il direttore delle ricerche, l’archeologo Giulio Quirino Giglioli – tornato sul campo grazie a una licenza premio, che gli ha permesso di lasciare temporaneamente il fronte (siamo nel pieno della Grande Guerra) – documenta la scoperta con foto che ne testimoniano l’eccezionalità: le statue appaiono allineate, frutto di un interramento volontario e, fra di esse, si distingue quella che ritrae il dio Apollo. I materiali vengono trasferiti a Roma, a Villa Giulia, che dal 1889 è sede del Museo Nazionale Etrusco, e, all’indomani del restauro, le opere più significative entrano a far parte dell’esposizione. E l’Apollo diviene ben presto uno dei capolavori più ammirati della collezione.

Considerata come una delle espressioni più alte dell’arte etrusca, la scultura, in terracotta policroma e databile fra il 510 e il 500 a.C., è da oltre vent’anni confinata nell’ultima sala del Museo di Villa Giulia, ma presto avrà una collocazione diversa, meno periferica, come del resto aveva avuto fino a quando non fu parzialmente smantellato l’allestimento progettato dall’architetto Franco Minissi. È questa una delle molte novità annunciate da Luana Toniolo, direttrice del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia dal maggio 2024, nel corso dell’intervista concessa a i Segni.

Luana Toniolo, direttrice del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia dal 16 maggio 2024
(cortesia Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia)

Dottoressa Toniolo, la prima immagine, per chi oggi venga a Villa Giulia, è quella del ponteggio che avvolge la facciata dell’edificio: un colpo d’occhio emblematico, perché il museo sta vivendo una stagione di importanti interventi di rinnovamento. Quali lavori sono attualmente in corso?

Il ponteggio che avvolge la facciata – rivestito da un telaio che riproduce la facciata stessa – è stato montato al fine di eseguire operazioni di ripulitura e di restauro che rientrano in un più ampio progetto di valorizzazione, oltre che delle collezioni del museo, di Villa Giulia, che è una delle più importanti tra quelle realizzate a Roma nel Rinascimento e che, tra l’altro, già nel Seicento, veniva chiamata l’ottava meraviglia del mondo. In parallelo, siamo impegnati a Villa Poniatowski, oggetto di importanti restauri e di interventi che mirano ad accrescerne l’accessibilità, resi possibili da fondi del PNNR. Stiamo realizzando un nuovo giardino contemporaneo, che ha riqualificato l’area antistante la villa, uno spazio finora privo di qualità architettonica, e i lavori termineranno alla fine di dicembre. Sono anche in corso il restauro della parte esterna della villa, dell’interno, e la messa in sicurezza del complesso, così da permettere l’afflusso di un numero maggiore di visitatori.

In ottobre – ed è un progetto che mi sta particolarmente a cuore – abbiamo anche avviato i lavori alle Concerie Riganti, finora mai aperte al pubblico. Si tratta di un grande cantiere, della durata prevista di quasi due anni, che, di fatto, cambierà l’immagine di Villa Giulia: potremo infatti disporre di una nuova area espositiva, di 1000 metri quadrati, che ci darà la possibilità di mostrare una grande quantità di materiali custoditi nei depositi e che non troverebbe spazio nella sede centrale del museo; verranno inoltre realizzati un nuovo auditorium, un ristorante, una grande terrazza, uno spazio per le mostre temporanee. Sarà, insomma, una grande sfida per il futuro, soprattutto in termini di gestione.

Un particolare dell’attuale allestimento del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto Stefano Mammini).

Parallelamente stiamo procedendo con il riallestimento del museo, perché Villa Giulia conserva i più grandi capolavori del mondo etrusco, ma ancora sconta un deficit di comunicazione. Un primo passo, realizzato anch’esso grazie a fondi del PNRR, è consistito nella creazione di due nuovi allestimenti multimediali, ma ben più incisivo sarà il nuovo progetto di allestimento – che prenderà il via intorno al prossimo mese di marzo – che interesserà le prime 13 sale del museo. Verrà peraltro modificato il percorso di visita, che non seguirà più l’attuale ordinamento topografico, ma proporrà un approccio nuovo, di tipo cronologico, per raccontare il mondo degli Etruschi.

In primavera daremo il via, al primo piano della villa, anche a interventi sulle sale Castellani, dei Sette Colli, di Venere e altre, concentrandoci innanzitutto sui gioielli. L’obiettivo, ancora una volta, è quello di far uscire dai depositi una quantità consistente dei materiali che finora vi sono stati conservati, sfruttando due sale che non erano state finora destinate alle collezioni permanenti, riservandole alle mostre. Sarà l’occasione per rivedere oggetti di notevole pregio e importanza, come, per esempio, la collezione dei gioielli precolombiani. E avremo anche modo di valorizzare questa parte del primo piano della villa, l’emiciclo, che è uno dei pochi settori dell’edificio nel quale sono ancora conservati gli affreschi cinquecenteschi e che sarà dotato di una nuova illuminazione. Non si deve infatti dimenticare che, al di là della collezione, che è unica nel suo genere, anche il contenitore dev’essere adeguatamente valorizzato.

Particolare del Sarcofago degli Sposi, rinvenuto nel 1881 nella necropoli della Banditaccia
di Cerveteri. 530-520 a.C. (foto Stefano Mammini).

A proposito dell’allestimento, visitando oggi Villa Giulia, l’impressione è quella di un generale sovraffollamento: non crede che il museo potrebbe giovarsi di una riduzione dei materiali esposti, come si è fatto, per esempio, al Museo Egizio di Torino, che con il riallestimento inaugurato nel 2015 ha quasi dimezzato il numero dei reperti distribuiti nelle varie sale?

Sono assolutamente d’accordo e infatti il nuovo progetto di allestimento prevede di ridurre il numero delle opere esposte e di raccontarle meglio. Esporre una gran mole di reperti senza descriverli in maniera appropriata genera un senso di sopraffazione e il visitatore rischia di non cogliere la bellezza e l’importanza di ciò che vede. Abbiamo quindi operato una selezione, che riteniamo necessaria, proprio con l’intento di raccontare meglio la storia delle opere scelte. L’intervento comporterà anche lo spostamento di alcuni capolavori del museo – come l’olpe Chigi e l’Apollo di Veio – e, in generale, lavoreremo per sottrazione: per esempio, per documentare la fase orientalizzante, invece di tre corredi funebri, ne sarà esposto uno soltanto, spiegato accuratamente. Farà parzialmente eccezione la sezione dei gioielli, nella quale, anche in virtù dello spazio disponibile, i materiali esposti saranno molti, allestiti comunque con criteri diversi, proponendo soprattutto il confronto tra gli originali di epoca antica e le creazioni ottocentesche che a quei monili si ispiravano.

Ha appena citato l’Apollo di Veio, anticipandone lo spostamento: la statua tornerà dunque ad avere una posizione centrale?
E, soprattutto, come accadeva nel vecchio allestimento, sarà nuovamente esposta in maniera da poter girare intorno
all’opera, che è una condizione indispensabile per apprezzare appieno una scultura?

Si, lo spostamento dell’Apollo è stato, fin dall’inizio del mio incarico, uno degli obiettivi che mi sono posta, perché non potevo credere che fosse sistemato dov’è attualmente e mi dicevo che sembrava chiuso in un garage. Ho perciò sempre insistito molto sul fatto che il nuovo progetto di allestimento comportasse lo spostamento dell’olpe Chigi – che nella sua collocazione attuale passa quasi inosservata – e di tutto l’apparato scultoreo del santuario veiente di Portonaccio, per il quale stiamo ideando una soluzione che ne permetta la visione a 360°. Aggiungo inoltre che il trasferimento dell’Apollo di Veio sarà una delle prime novità, perché il riallestimento prenderà il via dalle ultime sale del percorso di visita (l’Apollo si trova attualmente nella sala n. 40, l’ultima, n.d.r.) e contiamo di presentarlo nella nuova collocazione entro il mese di giugno del 2026. Vorrei anche sottolineare che, durante l’intervento, non chiuderemo mai il museo, perché il riallestimento verrà effettuato sala per sala.

L’attuale allestimento dell’apparato scultoreo del santuario di Portonaccio, a Veio.
Al centro, l’Apollo (foto Stefano Mammini).

Fino ad alcuni anni fa, al secondo piano del museo, era allestita una piccola sezione sulla storia del museo e dei suoi allestimenti: ne è previsto il ripristino?

È una questione sulla quale abbiamo molto riflettuto. Personalmente, è un tema che trovo importante e avrei addirittura voluto inserirlo all’inizio del percorso di visita. Per questioni tecniche e di spazio, tale soluzione si è rivelata difficilmente praticabile, ma la storia del museo tornerà a far parte del racconto e sarà verosimilmente inserita in una delle sale finali.

Oltre alla Villa Giulia che verrà, quali sono i progetti realizzati che ritiene più significativi?

Senz’altro la riapertura del tempio di Alatri (la riproduzione a grandezza naturale di un tempio etrusco-italico databile tra il III e il II secolo a.C., fatta realizzare tra il 1889 e il 1890 nei giardini di Villa Giulia per l’inaugurazione del Museo, n.d.r.), al cui interno è disponibile un’installazione immersiva dedicata a Vulci e ad Alatri. Poi le sperimentazioni di arte contemporanea negli spazi aperti del giardino, con opere site specific: fino al 6 febbraio 2026 si può vedere Poesia, un’installazione di Marcello Maloberti.
E, ancora, la realizzazione di mostre e l’attività di ricerca sul campo, in particolare a Veio. Da un anno, infatti, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia è stata assegnata anche la gestione del Parco Archeologico di Veio e, oltre agli interventi finalizzati alla valorizzazione del sito, abbiamo avviato una campagna di scavo, in collaborazione con Sapienza Università di Roma.

Poesia, l’opera site specific di Marcello Maloberti installata nel giardino di Villa Giulia
(cortesia dell’artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano-Albisola, fotografia di Andrea Rossetti).

Infine, dovrebbe essere avviato nel prossimo gennaio il completamento degli interventi sul ninfeo di Villa Giulia, di cui è già stata restaurata la parte inferiore, con il mosaico le cariatidi. Si metterà mano al restauro delle fontane dell’Arno e del Tevere e al risanamento delle murature degradate.
L’auspicio, una volta ultimati questi lavori e quelli ricordati in precedenza, è insomma quello di restituire Villa Giulia al suo splendore originario.

Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
Roma, piazzale di Villa Giulia 9
Orario martedì-domenica, 8,30-19,30;
chiuso il lunedì, il 25 dicembre e il 1° gennaio
Info www.museoetru.it

Il giardino di Villa Giulia, sede del Museo Nazionale Etrusco (foto Stefano Mammini).

Una risposta a “L’ottava meraviglia del mondo”

  1. Avatar Sandra Corso
    Sandra Corso

    Grazie dottoressa Toniolo
    La prima volta che ho visitato il museo sono rimasta male nel vedere, infatti l’ Apollo di Veio alla fine del percorso .

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