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di Stefano Mammini

Il sito di Saint-Martin-de-Corléans, ad Aosta, è un osservatorio privilegiato per lo studio della preistoria italiana ed europea. Qui, infatti, su una superficie di circa 10.000 metri quadrati è venuto alla luce un palinsesto nel quale – tra la fine del VI e la metà del II millennio a.C. – si succedettero: un’aratura verosimilmente rituale; lo scavo di pozzi con funzioni anch’esse rituali; la posa in opera di pali lignei aventi forse un valore totemico; l’innalzamento di oltre cinquanta stele antropomorfe in pietra; lo sfruttamento del sito a scopo sepolcrale, con la costruzione di tombe a dolmen e poi di altre sepolture megalitiche. Una sequenza a cui fecero quindi seguito l’impianto di nuove strutture funerarie nell’età del Ferro e in epoca romana e, nel Medioevo, la costruzione della chiesa romanica di Saint-Martin, che dà nome all’intera area.

Una delle più importanti avventure archeologiche del XX secolo ebbe inizio, casualmente, nel 1969, nel corso dei lavori di costruzione di alcuni complessi condominiali. In una fase già avanzata del cantiere gli sterri intercettarono una grossa lastra di pietra. Frammenti simili erano stati trovati anche in precedenza, ma questa colpiva per le sue dimensioni e la segnalazione del ritrovamento indusse la Soprintendenza a compiere ulteriori accertamenti: l’attività edilizia fu sospesa ed ebbero inizio i primi scavi, affidati all’archeologo veronese Franco Mezzena (1940-2024), che poi guidò tutte le campagne successive, fino al 1991.

Alle indagini di Mezzena, esemplari per approccio metodologico e qualità della documentazione, fecero seguito ulteriori esplorazioni (nel 2001 e poi tra il 2006 e il 2008) e, nel frattempo, fu avviata la musealizzazione dell’intera area archeologica, secondo il progetto elaborato dallo Studio Valletti di Torino. Il risultato è l’edificio che ha fatto di Saint-Martin-de-Corléans l’area megalitica coperta più vasta d’Europa. Inaugurato nel 2016, il museo è stato ampliato e riallestito nel 2023 e, dal 2025, ha assunto la denominazione di MegaMuseo.

Al suo interno, fanno da corona al sito archeologico vero e proprio gli spazi espositivi dedicati a una selezione dei materiali restituiti dagli scavi, tra cui i resti degli individui deposti nelle tombe a dolmen e nelle altre sepolture di Saint-Martin. Spiccano, fra gli altri, tre crani provenienti dalla Tomba II – il più grande dei dolmen eretti nell’area (riconoscibile, al centro, nella foto in apertura) – sui quali sono state rilevate tracce di trapanazione. In particolare, uno dei crani, catalogato con la sigla TII/71/P17, fu sottoposto a ben due trapanazioni, alle quali sopravvisse per alcuni mesi.

Gli esami di laboratorio condotti sul reperto hanno permesso di stabilire che apparteneva a un uomo adulto, vissuto fra il 2500 e il 2200 a.C. – nel corso della fase culturale dell’età del Rame nota come Campaniforme – e che, al momento della morte, aveva un’età compresa fra i 45 e i 55 anni. Su di lui è caduta la scelta del MegaMuseo di condurre un progetto di ricostruzione facciale che ha avuto come esito la definizione del volto di questo lontano antenato degli odierni aostani.

La ricostruzione del volto dell’uomo vissuto nell’età del Rame, fra il 2500 e il 2200 a.C.,
il cui cranio, sottoposto a due trapanazioni, è stato rinvenuto nella Tomba a dolmen II
di Saint-Martin-de-Corléans (cortesia Ufficio stampa)

L’operazione è frutto della collaborazione avviata dal MegaMuseo con
Arc-Team di Trento (responsabili di progetto: Alessandro e Luca Bezzi; artista forense: Cicero Moraes) per realizzare una Forensic Facial Approximation (FFA), cioè la stessa metodologia che viene utilizzata in ambito investigativo per il riconoscimento di individui sconosciuti.

La ricostruzione è stata condotta interamente in ambiente digitale open source: scansione 3D del cranio, posizionamento di indicatori dei tessuti molli su base statistica europea, modellazione anatomica e scultura digitale. La calibrazione storica – curata da Generoso Urciuoli, Responsabile della Direzione attività culturali e scientifiche del MegaMuseo, e Francesca Martinet, assistente scientifica di direzione del MegaMuseo – ha restituito al busto l’abbigliamento e gli ornamenti coerenti con il contesto culturale dell’epoca, con riferimento diretto ai reperti conservati nel museo. Il risultato non è un’illustrazione artistica, ma una ricostruzione scientificamente documentata: un volto credibile, fondato su dati osteologici, statistici e storici.

MegaMuseo-Museo Archeologico Contemporaneo
Aosta, corso Saint-Martin-de Corléans 258
Info https://valledaostaheritage.com/megamuseo

Un particolare dell’allestimento della sezione del MegaMuseo in cui sono esposti i reperti ossei umani,
fra cui i crani oggetto di trapanazioni (cortesia Ufficio stampa).

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