Michelangelo verso il mito
Dal restauro nuova luce su Tiberio Titi
Firenze, Casa Buonarroti
fino al 30 settembre
Info www.casabuonarroti.it
L’esposizione è incentrata sul dipinto Collocazione del busto di Michelangelo sulla tomba di Santa Croce (1618-1620) di Tiberio Titi, parte della decorazione della Galleria di Casa Buonarroti e testimonianza fondamentale del programma celebrativo ideato da Michelangelo Buonarroti il Giovane per onorare la memoria del grande antenato.
La tela è ben documentata dai pagamenti contenuti nei taccuini di Michelangelo il Giovane conservati nell’Archivio Buonarroti: queste note di spesa consentono di datarla fra il 14 agosto 1618 e il 29 agosto 1620. Grazie ai documenti è stato altresì possibile scoprire che, già dal 19 settembre del 1615, Titi aveva ricevuto dal committente la tela montata su un telaio e con la base per la pittura già stesa; soltanto il 2 ottobre 1618, invece, gli era stato fornito il prezioso azzurro oltremare ricavato dal lapislazzuli.
Il dipinto raffigura un momento simbolico: la collocazione del busto marmoreo di Michelangelo sulla sua sepoltura nella basilica di Santa Croce, avvenuta nel 1574. La scena è costruita attorno al gesto degli artigiani che sollevano il busto per collocarlo sul monumento funebre, mentre Leonardo Buonarroti, con la famiglia, assiste alla cerimonia. Caratterizzata da intensi contrasti di luce e ombra, la composizione rivela suggestioni caravaggesche e rappresenta un episodio di grande originalità nella pittura fiorentina del primo Seicento.

e degli strati pittorici (foto Ottaviano Caruso).

Sostenuto da Friends of Florence, il restauro ha restituito al dipinto la sua brillantezza cromatica e ha permesso di approfondire la tecnica pittorica di Titi attraverso indagini diagnostiche e analisi scientifiche dei pigmenti. Per oltre quattrocento anni il dipinto è rimasto fissato a faccia in giù dal soffitto della Galleria: ciò ha prodotto deformazioni evidenti e anche la superficie pittorica mostrava ampie e diffuse crettature.
La rimozione delle vernici ingiallite e degli strati di sporco ha riportato alla luce dettagli finora nascosti, tra cui la firma dell’artista, oltre a evidenziare la qualità della tavolozza e la complessità della composizione. Il dipinto è ora tensionato su un telaio interinale e la tela è stata consolidata con un adesivo naturale ricavato da un’alga giapponese purificata, utilizzata per riaggregare le fibre di cellulosa.

Figlio secondogenito del celebre pittore e architetto Santi di Tito, Tiberio Titi (1573-1627), insieme al fratello Orazio, fu avviato dal padre alla carriera artistica e, nel 1603, ne ereditò la bottega. Dopo l’iniziale collaborazione con il padre nelle scenografie delle feste e degli apparati effimeri della corte medicea (1589 e 1598), Tiberio si cimentò con successo nella produzione di ritratti di corte, ereditando il ruolo di pittore di Casa Medici. La sua fortuna di ritrattista subì un rallentamento nel 1620 a causa dell’arrivo a Firenze del pittore fiammingo Justus Suttermans, che lo sostituì a partire dal 1623.
Prodotta dalla Fondazione Casa Buonarroti con Opera Laboratori, che ne ha curato anche l’allestimento, la mostra è curata da Cristina Acidini, presidente della Fondazione, e da Alessandro Cecchi, direttore della Fondazione. Il progetto di restauro è stato sostenuto dai Friends of Florence, attraverso il dono di Donna Malin ed è stato realizzato dai restauratori Elizabeth Wicks e Lorenzo Conti. Il progetto grafico della mostra è firmato da Sillabe.

durante la rimozione degli strati di vernici ossidate (foto Olga Makarova).



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