Mimmo Jodice. Mediterraneo
Matera, Musei Nazionali di Matera, Palazzo Lanfranchi
fino all’8 novembre 2026
Info www.museimatera.it
Quando il fotografo Mimmo Jodice (1934-2025) puntò il suo obiettivo sull’arte e l’architettura dell’età antica, diede vita a immagini che hanno raddoppiato il valore iconico dei soggetti. Si pensi, per esempio, alle statue in bronzo che ritraggono due atleti, rinvenute nella Villa dei Papiri di Ercolano e considerate una delle espressioni più alte della statuaria di epoca classica.
La coppia dei giovani protesi in avanti – detti “corridori”, perché la loro posa viene generalmente identificata con quella degli atleti ai blocchi di partenza – è universalmente nota. Ma altrettanto celebri sono gli scatti di Jodice che li ritraggono, realizzati nell’ambito del progetto Mediterraneo, avviato nel 1985 e culminato, nel 1995, con la mostra al Philadelphia Museum of Art e la pubblicazione di un volume, per i tipi di Aperture di New York. A distanza di trent’anni, il progetto torna protagonista di un’esposizione, allestita a Matera, in Palazzo Lanfranchi, una delle sedi dei Musei Nazionali del capoluogo lucano.
Un’origine comune
La serie Mediterraneo è uno dei nuclei fondamentali della ricerca del fotografo napoletano, che, dopo decenni di lavoro sospeso tra impegno sociale e sperimentazione nell’ambito delle neoavanguardie, maturò un interesse crescente per i temi dell’antico e della memoria. Disse, a riguardo, lo stesso Jodice: “Ho viaggiato molto, sulle tracce degli antichi greci e degli antichi romani, individuando nel Mediterraneo la culla simbolica di una comune origine culturale”.
In mostra sono esposte 83 opere fotografiche, 68 delle quali sono stampe vintage ai sali d’argento su carta baritata con viraggio al selenio realizzate dall’artista stesso tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta e appartenenti alla serie Mediterraneo: provengono dalla collezione privata “i Cotroneo, Roma” e sono state concesse in prestito dal collezionista stesso e dalla Collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale che ne conserva in deposito e ne espone una parte. Completano e integrano la mostra 5 opere di grande formato 140 x 100 cm della serie Danzatrici e un’appendice di 10 opere dedicate alle ricerche più recenti di Mimmo Jodice sul Mediterraneo, provenienti dallo Studio Jodice.
Allargare lo sguardo
Le immagini sono il frutto di numerose ricognizioni dedicate alla cultura mediterranea e all’archeologia, a partire dalla terra natale di Mimmo Jodice, alla quale rimase sempre profondamente legato: da Paestum a Pompei, da Cuma a Baia. Lo sguardo si estende poi a un Mediterraneo più ampio, che va dalla Grecia alla Turchia, dalla Giordania alla Tunisia, dalla Francia alla Libia.
Nelle fotografie di Jodice le statue assumono una forte intensità espressiva: i volti si caricano di una umanità vibrante, in cui bronzo e marmo perdono la loro distanza formale e si trasformano in materia emotiva. Ne emerge una gamma di sentimenti che attraversa il tempo e mette in relazione l’uomo antico con quello contemporaneo, come è evidente, per esempio, nelle teste bronzee maschili o nel candido volto dell’Apollo di Baia. Tale risultato nasce da un complesso lavoro di luce e ombra, attraverso cui l’autore enfatizza i tratti dei volti, facendoli emergere come condensati emotivi tra malinconia e gioia, rabbia e dolcezza.
Nel percorso espositivo si coglie chiaramente la “mano” dell’autore, sia in fase di ripresa sia in camera oscura, dove interviene accentuando elementi specifici che contribuiscono a creare una sensazione di straniamento e apertura verso una dimensione immaginifica – a tratti perturbante – in cui l’elemento architettonico appare come un antro misterioso. Accanto a queste opere, una serie di vedute e paesaggi marini – da Stromboli a Cartagine – privi di segni antropici contemporanei, in cui Jodice ricerca uno sguardo sospeso e silenzioso, vicino a quello degli abitanti dell’antichità.
Volti divini
Il percorso si chiude con una sala che restituisce la complessità di Mediterraneo, un progetto ampio e in continua evoluzione, sviluppatosi anche attraverso fotografie successive alla pubblicazione americana, riconoscibili in mostra per il passepartout bianco e le diverse modalità di stampa. Tra queste, le celebri sequenze Demetra e Athena, in cui il volto femminile si carica di intensa umanità.
La mostra ha inoltre offerto l’occasione per la riedizione ampliata e aggiornata di Mediterraneo. Il nuovo volume, edito da Marsilio con il design grafico di Studio Sonnoli, integra ulteriori opere della serie e include il saggio curatoriale di Carlo Sala, il testo di Predrag Matvejević pubblicato nell’edizione del 1995 e un contributo di Salvatore Settis, già apparso nel catalogo della mostra Attesa (Electa, 2016) e qui presentato nella sua versione definitiva.
Promossa dall’Unità di Missione per la Cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato del Ministero della Cultura, in collaborazione con il Comune di Matera, la Fondazione Matera Basilicata 2019, il MUNAF-Museo Nazionale di Fotografia e lo Studio Jodice grazie alla disponibilità dei Musei nazionali di Matera presso Palazzo Lanfranchi, e con la consulenza scientifica della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, l’esposizione, curata da Carlo Sala, rientra nell’ambito di Matera e Tétouan (Marocco) Capitali Mediterranee della Cultura e del Dialogo 2026. Da inizio dicembre 2026 a metà febbraio 2027 verrà riproposta al Centre d’Art Moderne di Tétouan.


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