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Parthenope. La Sirena e la città
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
fino al 6 luglio 2026
Info www.museoarcheologiconapoli.it

La mostra è dedicata allo straordinario e lunghissimo rapporto della Sirena Parthenope con la città di Napoli, il cui nome greco più antico, Parthenope appunto, rimanda a quello della mitica creatura che morì nel golfo di Napoli. Tra miti, archeologia, e antropologia culturale, l’esposizione ripercorre le origini e le trasformazioni di questo essere dalla profonda potenza simbolica. L’idea della mostra nasce da una riflessione sul radicamento plurisecolare della figura della Sirena nell’immaginario collettivo napoletano: tutti sanno che Parthenope è la mitica fondatrice della città e si riconoscono nel legame con questo essere ibrido, connesso al mare e alla navigazione, alla musica e alla seduzione.

A fare da introduzione alla mostra, il visitatore trova nell’Atrio monumentale del Museo Archeologico Nazionale, davanti allo scalone, un grande telo bianco, della superficie di 45 metri quadrati, con la rappresentazione del tuffo suicida della Sirena: l’opera è concepita e realizzata dall’artista argentino Francisco Bosoletti proprio per questa occasione e offerta in dono al MANN. Nell’ultima sala della mostra, come a chiudere il cerchio, gli apparati multimediali e le riproduzioni dei murales rivelano quanto la Sirena sia diventata un’icona “metropolitana”, come quella “carnale”, ormai celebre, realizzata dall’artista conosciuto come Trallallà.

Un particolare dell’allestimento della mostra
(Ufficio Comunicazione MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli).

La mostra parte dalla forma delle Sirene e indaga la progressiva e straordinaria metamorfosi che questi esseri vivono nel corso dei secoli: da uccelli con testa umana a donne con zampe di uccello per diventare, nel Medioevo, donne con coda di pesce. Prendendo le mosse dall’episodio archetipico dell’incontro con Odisseo narrato da Omero, si illustrano le vicende mitiche di cui le Sirene sono protagoniste, e la loro trasformazione funzionale da pericolose ammaliatrici a benevole accompagnatrici, génies des passes. Un articolato apparato multimediale accompagna l’esposizione dei materiali, per comunicare in modo più immediato ed efficace i racconti mitici e le caratteristiche dei riti.

Ampio spazio è riservato alla storia dell’abitato di Parthenope, con la presentazione di manufatti archeologici fino ad ora mai esposti, in parte provenienti da collezione privata e in parte ritrovati nel corso dei recenti scavi per la Metropolitana: oggetti e frammenti, che permettono di datare la fondazione della città all’VIII secolo a.C. e di comprendere la rete di scambi commerciali e culturali in cui era inserita.

Il percorso è diviso in tre macrosezioni – ciascuna individuata da un colore (celeste, giallo e rosso porpora) – a loro volta articolate in sette sale, il cui allestimento è curato dallo studio di architettura di Gregorio Pecorelli. Elementi caratterizzanti della mostra sono il carattere multidisciplinare della ricerca alla base del progetto espositivo e la proiezione internazionale, testimoniata anche dall’alto numero di enti prestatori stranieri.

Particolare della decorazione di una oinochoe attica a figure nere con Odisseo e le Sirene. 525-500 a.C. Berlino, Staatliche Museen (Ufficio Comunicazione MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli).

Tanti i prestiti importanti: dal cratere del naufragio dal Museo di Villa Arbusto, che apre il percorso di visita, con un rimando alle difficoltà della navigazione verso l’ignoto, all’anfora calcidese con sirene, galli e motivi floreali, scelta come immagine guida della mostra, dal Museo Archeologico della penisola sorrentina “Georges Vallet”; o, ancora, dai Musei di Berlino, l’oinochoe attica a figure nere che raffigura Odisseo con un doppio paio di braccia, quasi a rendere il movimento frenetico provocato dal canto ammaliatore delle sirene.

L’esposizione traccia anche un viaggio significativo tra opere che vanno dal Basso Medioevo alla contemporaneità: due rilievi, l’uno rinvenuto presso la cattedrale di Bari (fine dell’XI secolo), il secondo ritrovato presso la chiesa di san Pietro di Alba Fucens (XII secolo), testimoniano il passaggio dall’iconografia della Sirena uccello a quella della Sirena pesce; tra i pezzi più interessanti della fine del Cinquecento, figura una sirena in bronzo della collezione Del Monte e Barberini; nel passaggio fra Ottocento e Novecento, la Sirena acquista un aspetto seducente e ammaliatore, come testimoniano il nudo della figlia Giuseppina come Sirena (1911) di Vincenzo Gemito, la Sirena in legno dorato (1915) di Guido Balsamo Stella e la Sirenetta in gesso policromo (1917) di Hendrik Christian Andersen.

Chiude il percorso una sala dedicata alla Sirena in città, con il busto seicentesco di Santa Patrizia (in argento dal tesoro di San Gennaro, attribuito a Leonardo Carpentiero), che assorbe alcuni attributi della Sirena, e una carrellata di fotografie, scattate da Sabrina De Gaudio, che fissa alcune trasposizioni contemporanee del mito (tra queste, la celebre Sirena murales di Trallalà e la Sirena Lilith negli stencil LSD Alisei).

(testi forniti dall’Ufficio Comunicazione MANN)

Urna in alabastro con Odisseo e le Sirene, da Volterra. Metà del II secolo a.C. Firenze, Museo Archeologico Nazionale (Ufficio Comunicazione MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli).

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