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di Stefano Mammini

Quella magnifica dozzina

Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma, ha ospitato la prima tappa del Capitale in Tour: è così che i promotori stessi hanno voluto definire la presentazione del dossier della candidatura di Tarquinia a Capitale Italiana della Cultura 2028. Che, proprio come in una tournée musicale o teatrale, verrà replicata, fino al 12 dicembre, in tutti i comuni coinvolti nell’iniziativa: Cerveteri (11 novembre), Tolfa e Allumiere (20 novembre), Ladispoli (24 novembre), Montalto di Castro (25 novembre), Santa Marinella (26 novembre), Civitavecchia (27 novembre), Blera (1° dicembre), Barbarano Romano (7 dicembre) e Tarquinia (12 dicembre), che sarà “ospite” anche di Canale Monterano e Monte Romano.

Mappa delle località coinvolte nella candidatura di Tarquinia a Capitale Italiana della Cultura per il 2028.

La filosofia del progetto è dunque assimilabile a quella dei cosiddetti siti seriali che l’UNESCO ha inserito fra i beni del Patrimonio dell’Umanità e, in questo caso, ad accomunare le dodici località interessate è l’essere state altrettanti centri dell’Etruria meridionale. Città di prima grandezza, come nel caso di Tarquinia e Cerveteri – che, peraltro, grazie alle necropoli dei Monterozzi e della Banditaccia, sono siti UNESCO dal 2004 -, e insediamenti di grandezza minore, ma che ebbero comunque ruoli significativi nella gestione del territorio e delle sue risorse da parte di quella che fu la più importante civiltà preromana della penisola.

Un particolare delle scene dipinte sulle pareti della Tomba del Letto Funebre. Staccate nel 1953-1954
per motivi di conservazione, le pitture sono esposte nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia,
a Roma (foto Stefano Mammini).

Come è stato sottolineato nel corso della presentazione, uno dei punti di forza della candidatura risiede nel non essere frutto di un’iniziativa estemporanea o improvvisata, ma nel costituire invece l’esito di un percorso avviato già nel 2022 da DMO Etruskey, che ha promosso e coordinato la realizzazione del dossier. Etruskey è infatti l’ente del terzo settore che, tre anni fa, ha dato vita alla rete nella quale sono confluiti Tarquinia e gli altri comuni candidati, insieme a una platea composta da una quarantina di soggetti pubblici e privati.

È stata così posta la base essenziale, vale a dire la definizione di una governance, in grado di guidare la preparazione della candidatura e, soprattutto, nel caso in cui Tarquinia venga designata Capitale Italiana della Cultura 2028, assicurare la gestione delle iniziative programmate.

Due sono gli appuntamenti che precedono la decisione finale: il prossimo 18 dicembre verranno selezionati i 10 progetti finalisti ed entro il 12 marzo 2026 si svolgeranno le audizioni dei concorrenti. Al termine delle quali, entro il 27 marzo, verrà annunciato il vincitore.

Una veduta di Tolfa, da Pian della Conserva, pianoro occupato
da una importante necropoli etrusca (foto Stefano Mammini).

In realtà, al di là dell’indubbia soddisfazione per l’eventuale successo, la squadra tarquiniese è già al lavoro su numerosi progetti di recupero e valorizzazione del territorio, destinati ad accrescerne le capacità attrattive e a favorirne la conoscenza.

La catana, tascapane in cuoio un tempo utilizzato dai butteri
e che costituisce una produzione tipica di Tolfa.

Si tratta di interventi variegati, che vanno dalla realizzazione di percorsi ciclabili alla realizzazione di info point, dal restauro di importanti complessi archeologici al recupero di edifici storici, ma anche dall’organizzazione di rassegne di poesia a mostre d’arte, dall’attivazione di laboratori per l’apprendimento delle lavorazioni artigianali allo svolgimento di corsi di formazione professionale.
Il tutto nel segno del titolo dato al progetto di candidatura La cultura è volo, intendendo quel volo anche come volano per il rilancio del territorio interessato dall’iniziativa. Al quale, come ha detto Vincenzo Bellelli – direttore del Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia – si è voluto guardare con gli occhi degli Etruschi, che seppero integrarsi armoniosamente con le terre in cui scelsero di insediarsi.

Liberamente consultabile on line (www.etruskey.it/it/evento/la-cultura-e-volo/), il dossier è dunque imperniato sul concetto di Capitale della Cultura Diffusa ed è stato articolato secondo quattro direttrici strategiche: Cultura come sviluppo sostenibile; Rivitalizzazione, inclusione sociale e contrasto allo spopolamento; Rigenerazione Urbana e Blue Economy; Educazione al Patrimonio Culturale e il Sapere del Futuro. E, da gennaio a dicembre 2028, il programma culturale proporrà molteplici appuntamenti.

Fra i tanti, segnaliamo: la grande mostra Il Sacro e gli Etruschi, promossa dal Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia (PACT), Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Parco di Vulci, Parco di Veio, Musei DRM Lazio (Tuscania, Canino, Civitavecchia), realizzata in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma, l’Università statale di Milano e la Fondazione Luigi Rovati; l’omaggio al poeta tarquiniese Vincenzo Cardarelli, del quale, nel 2028, sarà anche ristampata l’opera completa, per i tipi di Mondadori; lo spettacolo teatrale a puntate dedicato all’ultimo viaggio di Caravaggio, che nel 1610 sbarcò a Palo Laziale, non lontano da Ladispoli, per poi risalire fino a Porto Ercole, dove finì i suoi giorni; Etruscan Places. Festival della Letteratura di Viaggio, ideato nella scia dei cento anni dal viaggio che David Herbert Lawrence compì nelle terre etrusche nel 1827 e dal quale, postumo, fu dato alle stampe il libro omonimo.

Nelle 60 pagine del dossier c’è naturalmente molto altro ancora e i sostenitori della candidatura si augurano che la ricchezza dell’offerta, associata alla qualità della proposta, valgano a Tarquinia e ai suoi undici compagni di viaggio l’ambito riconoscimento.
Comunque vada, c’è da augurarsi che la divulgazione del dossier contribuisca a far conoscere (o riscoprire) un’area nella quale si concentra un patrimonio di straordinario valore storico e paesaggistico. Un territorio che ha nell’archeologia uno dei suoi punti di forza, ma che possiede molte altre frecce all’arco della sua attrattività.

Tarquinia. La chiesa romanica di S. Maria in Castello, affiancata dalla torre omonima (foto Stefano Mammini).

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