Nel primo pomeriggio di venerdì 16 gennaio 2026, gli archeologi che nel centro di Fano (Pesaro e Urbino) sono impegnati nelle operazioni preventive di assistenza e scavo attivate nell’ambito del progetto che prevede la ripavimentazione e riqualificazione dell’area di piazza Andrea Costa decidono di aprire un sondaggio nella vicina piazza degli Avveduti. Nelle settimane precedenti, le indagini hanno portato alla scoperta di quattro colonne che, per dimensioni, posizione e articolazione, coincidono con la ricostruzione della pianta della grande basilica che Vitruvio descrive nel De architectura e della quale, soprattutto, afferma di avere seguito la costruzione.
Il sospetto è dunque quello di avere finalmente individuato quel che resta di uno dei più celebri edifici della storia dell’architettura romana: l’eccitazione è palpabile, ma in archeologia è bene non assecondare frettolosamente gli entusiasmi. Si procede quindi all’apertura di un saggio di poco più di 1,5 m di lato e non ci vuole molto per imbattersi in un’altra colonna, la quinta, che la presenza di due pilastri sui lati permette di interpretare come una di quelle poste in corrispondenza di uno degli angoli della basilica. In quello spicchio di piazza degli Avveduti è dunque venuta alla luce la prova regina: la maestosa struttura firmata da colui che potremmo definire una delle prime archistar della storia è esistita davvero e quelli appena intercettati sono i suoi resti.

Vissuto quasi certamente in età augustea, Vitruvio è, come già accennato, l’autore del De architectura, un trattato in dieci libri che viene tuttora considerato come un termine di riferimento imprescindibile per gli studi di archeologia e storia dell’arte antica. Nel quinto libro dell’opera, fra il VI e il X paragrafo, descrive in maniera minuziosa la basilica dell’antica Fanum Fortunae (era questo il nome della città marchigiana in epoca romana): l’edificio, a pianta rettangolare, misurava circa 50 x 35 m ed era provvisto di portici laterali; aveva 8 colonne sul lato lungo e 4 su quello breve, del diametro di 5 piedi romani (pari a 1,5 m circa), ma, soprattutto, di un ordine definito “gigante”, in quanto alte ben 15 m.
Realizzate in opera vittata (opus vittatum), la tecnica che si caratterizza per avere il paramento formato da blocchetti quadrangolari allettati a piani orizzontali, le colonne erano rivestite alla base di intonaco dipinto di nero e poste a circa 4 m l’una dall’altra, esattamente come indicato da Vitruvio per i colonnati laterali della basilica. Alle colonne erano inoltre addossati paraste e pilastri, che servivano a sostenere il pavimento del piano superiore dell’edificio. Le indagini hanno anche permesso di individuare un tratto del muro perimetrale della basilica, che conserva tracce di intonaco nero, due basamenti quadrangolari, probabilmente destinati a statue, e vaste superfici di preparazione pavimentale dell’aula basilicale.

Come ha spiegato Andrea Pessina, soprintendente ABAP per le province di Ancona e Pesaro e Urbino, in occasione della presentazione ufficiale della scoperta, vanno inoltre sottolineati gli importanti effetti collaterali che derivano dall’avere finalmente chiarito l’ubicazione precisa alla basilica di Vitruvio: fra le sue indicazioni vi è, per esempio, quella relativa al fatto che la basilica era posta in asse con il tempio di Giove, che sorgeva dalla parte opposta del foro di Fanum Fortunae. E dunque i resti di un edificio in opera cementizia conservati sotto la vicina chiesa di S. Agostino, finora interpretati come sostruzioni di un grande tempio, sono invece leggibili, con molta probabilità, proprio come parti del tempio di Giove.
Al prosieguo delle ricerche è affidato il compito di chiarire alcuni aspetti a oggi irrisolti del complesso vitruviano, come, per esempio, la posizione dell’aedes Augusti (il tempio di Augusto) e l’articolazione degli ambienti compresi nella basilica. Di certo, le tecniche costruttive rilevate nel corso degli scavi permetteranno di raccogliere dati volti alla ricostruzione degli elevati della struttura e alla riesamina, sotto l’aspetto architettonico, delle ipotesi formulate nel corso dei secoli, tra cui, tra le più note, quella di Andrea Palladio della metà del Cinquecento.
È stato infine segnalato che, alle spalle della basilica, sono stati localizzati i resti di una struttura che sembra poter essere identificata con il macellum romano, un edificio pubblico destinato alla vendita della carne e del pesce che solitamente disponeva, nella corte interna, di una costruzione ottagonale o esagonale.
Le scoperte descritte sono l’esito dell’attività preventiva di assistenza e di scavo archeologico avviata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro e Urbino, nell’ambito del progetto PNRR del Comune di Fano dedicato alla riqualificazione di piazza Andrea Costa.

di archeologia preventiva (cortesia Soprintendenza ABAP AN PU).


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