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L’Accademia di San Luca è un’istituzione culturale di grande prestigio, la cui origine risale alla Universitas picturæ ac miniaturæ (Università delle Arti della Pittura), attiva a Roma fin da tempi remoti e i cui primi statuti risalgono al 1478. Poco più di due secoli più tardi, nel 1702, alla presenza dell’allora principe dell’Accademia, Carlo Maratti (1625-1717) e del segretario Giuseppe Ghezzi (1634-1721), furono stabiliti criteri e compiti per organizzare la festa per la celebrazione dei vincitori del “Primo Concorso de’ Premij ordinato dal Papa”.

Il pontefice in questione era Clemente XI (1700-1721), che aveva voluto, e formalizzato che “li scudi 400 […] che si dovessero spendere per li palij nel prossimo p.to Carnevale e li scudi 80 per il solito pranzo si consegnino a Maratti Prencipe dell’Accademia de Pittori, Scultori et Architetti per li premij“. Iniziava così una storia protrattasi per oltre centosessanta anni e alla quale è stata dedicata la mostra allestita in Palazzo Carpegna, che accoglie l’Accademia di San Luca dal 1934, all’indomani della demolizione della storica sede di via Bonella, nei pressi della chiesa dei Ss. Luca e Martina al Foro Romano, attuata nel corso dei lavori per la realizzazione di via dell’Impero (l’odierna via dei Fori Imperiali).

Un riconoscimento prestigioso

Salvo pochi cambiamenti, la formula originaria della competizione fu riproposta fino alla sua ultima edizione, nel 1869, quando si celebrò l’ultimo concorso “Clementino”, secondo la denominazione assunta a partire dal 1783, in onore del pontefice che lo aveva voluto. Protagonisti del Concorso erano i giovani aspiranti architetti provenienti da diversi contesti europei – la “studiosa Gioventù del Disegno” – che partecipavano alla competizione con livelli di formazione differenti, ma uniti dall’ambizione di ottenere un riconoscimento conferito dal pontefice e dall’Accademia di San Luca, il cui prestigio travalicava i confini del mondo cattolico. Il premio rappresentava infatti un passaggio decisivo per l’avvio della carriera professionale.

Nelle trentacinque edizioni del concorso, dal 1702 al 1869, nelle tre classi di architettura si contano 197 vincitori. Le classi stabilivano anche il livello delle prove: gli allievi della III classe (principianti) si esercitavano soprattutto nel disegno degli ordini architettonici o nel rilievo di piccole strutture; quelli della II classe affrontavano prove compositive più articolate, spesso collegate al tema assegnato alla I classe; quelli della I classe (più esperti) progettavano organismi architettonici più complessi, come edifici o strutture alla scala urbana.

La mostra in corso rilegge criticamente una storia lunga oltre centosessanta anni, ma soprattutto vuole coglierne l’attualità, in più di un caso dirompente; questo ha lo scopo di offrire nuovi strumenti di indagine e prospettive di ricerca, sia dal punto di vista storico e critico che da quello operativo e progettuale.

Centralità del disegno

I disegni esposti testimoniano, da un lato, la vitalità della sperimentazione progettuale e la tensione verso nuove soluzioni formali e linguistiche; dall’altro documentano anche esiti più scolastici, espressione di esercizi disciplinati ma meno innovativi. In entrambi i casi emerge con chiarezza il ruolo centrale del disegno come strumento della progettazione e come mezzo privilegiato di trasmissione del pensiero architettonico, in costante evoluzione insieme alle tecniche e agli strumenti grafici.

Particolare attenzione è dedicata anche alle tecniche del disegno: in una teca è esposta anche una selezione di strumenti grafici, tra cui quelli appartenuti a Giuseppe Piermarini (1734-1808), oggetti che costituivano un indispensabile corredo professionale per l’architetto e che contribuirono a influenzare modalità e pratiche della rappresentazione progettuale.

Articolato nelle tre stanze al piano terra di Palazzo Carpegna e in due ambienti del piano nobile, il percorso espositivo segue lo sviluppo storico del concorso, caratterizzato da una cadenza inizialmente annuale (1702-1711), poi irregolare nel corso del Settecento, fino alle riforme introdotte dai pontefici Benedetto XIV (papa dal 1740 al 1758) e Pio VI (papa dal 1775 al 1799). Dopo ulteriori interruzioni, le celebrazioni ripresero nel XIX secolo, fino alle ultime cinque edizioni tra il 1844 e il 1869, quando il concorso – ora affiancato al Premio Pellegrini per la pittura, istituito grazie al lascito di Domenico Pellegrini – conobbe un progressivo declino.

La mostra approfondisce anche le modalità di svolgimento delle prove: articolate in tre classi (ridotte a due dal 1824), prevedevano esercizi di difficoltà crescente, dal disegno degli ordini architettonici fino alla progettazione di complessi organismi edilizi. Dopo la consegna degli elaborati, anonimi, i candidati erano sottoposti a una prova estemporanea per verificarne la competenza e l’autografia.

A completare il progetto, l’Accademia Nazionale di San Luca ha realizzato il sito www.concorsiclementiniarchitettura.org, che rende accessibili le riproduzioni digitali dei 976 disegni dei concorsi clementini di architettura catalogati, organizzati per edizione e corredati da approfondimenti storici e biografici sui protagonisti di questa lunga vicenda.

“alla studiosa Gioventù del Disegno”
i Concorsi Clementini di architettura (1702-1869)

Roma, Accademia Nazionale di San Luca ETS, Palazzo Carpegna
fino al 25 luglio 2026
Info https://accademiasanluca.it; www.concorsiclementiniarchitettura.org


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