di Anna Maria Baiamonte*
Il 18 maggio scorso il Ministero della Cultura ha sottoscritto un accordo di valorizzazione con la Regione Toscana, il Comune di San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena, e l’Università per Stranieri di Siena per promuovere la tutela, la ricerca e l’apertura al pubblico del sito archeologico del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, oggi al centro dell’attenzione mondiale per aver restituito «tra i più importanti ritrovamenti archeologici degli ultimi decenni» (così nel comunicato stampa del MiC).
Dal 2019 a oggi, gli scavi presso il santuario etrusco-romano del Bagno Grande connesso all’antica sorgente termo-minerale di San Casciano dei Bagni hanno infatti restituito e continuano a restituire un contesto assolutamente unico. Rimaste per secoli nell’acqua e nel fango argilloso, tra il 2022 e il 2024 sono tornate alla luce numerose statue in bronzo di epoca etrusca e romana perfettamente conservate: il più importante rinvenimento di statuaria etrusco-romana mai emerso in Italia, a oltre cinquant’anni dalla scoperta, nel 1972, dei Bronzi di Riace davanti alle coste calabresi.
E poi un ricchissimo corredo di offerte votive – fra statue, monete, altari, ex voto anatomici, dediche e iscrizioni, gioielli, maschere e ritratti – depositate per oltre settecento anni e senza soluzione di continuità dai devoti, etruschi prima e romani poi, che si recavano presso le vasche termali sacre per curarsi e per pregare le divinità guaritrici. E le scoperte sono destinate a non esaurirsi qui, dal momento che le indagini stanno dimostrando come buona parte del santuario si estenda ancora intatta al di sotto dei vasconi attuali.
Memoria e trasformazione
La storia corre indietro a una piccola comunità etrusca del V secolo aev, situata lungo la via che dall’antica città-stato di Clusium (Chiusi) si dirigeva verso il mare e la città di Vulci. Questo angolo di terra periferico, al confine tra la Toscana e l’Umbria, è caratterizzato da un’eccezionale abbondanza di sorgenti termali di acqua fredda e calda, oltre quaranta, la più ricca delle quali, con una portata di 25 litri d’acqua al secondo a una temperatura di 41,5 gradi centigradi, è denominata Bagno Grande.
Fin dall’antichità, la fonte termo-minerale del Bagno Grande è stata raccolta in una vasca sacra attorno alla quale si è sviluppato un monumentale santuario di guarigione articolato in vasche, terrazzamenti, fontane e altari, dove si praticava un culto incentrato sui benefici effetti terapeutici dell’acqua calda. Le divinità protettrici della sorgente erano Apollo, dio della purezza, e Fortuna Primigenia. Anche se il vero numen del luogo, fin dalla fase più antica, è la stessa sorgente,il cui nome – Flere di Havens – ricorre in etrusco e in latino in numerose dediche.
Nullus enim fons non sacer
Non esiste fonte che non sia sacra
(Servio, Commentario all’Eneide, VII, 84)
Quando la storia etrusca e quella romana si incontrarono, il passaggio dall’una all’altra fu lento, graduale, senza contraccolpi. Mentre il santuario, sotto l’egida di una nuova organizzazione politica unificata, attraversava una fase di grande vitalità. Frequentato tanto dalle comunità rurali quanto dalle élite chiusine e romane, divenne presto un fulcro dinamico di relazioni e aggregazione locale. All’antica Flere si associarono allora le Ninfe e il suo nome divenne Calida (Fonti calidae, “alla fonte calda”), mentre alle altre divinità si aggiunsero Esculapio (il greco Asclepio), dio medico e guaritore, sua figlia Igea, personificazione della salute, e l’esotica Iside, detentrice, nella Roma imperiale, di un diffuso culto misterico a sfondo salvifico: figure diverse che convivevano pacificamente le une accanto alle altre, parte di un ricco pantheon multiculturale in cui la comunità continuava a riconoscersi, nonostante i cambiamenti imposti dalla progressiva espansione romana.
Questo equilibrio secolare si spezzò quando, verso la fine del regno di Tiberio, nel I secolo, si consumò un evento drammatico: la vasca venne colpita da un fulmine. Ora, secondo l’ars fulguratoria, l’arte etrusca di interpretare i fulmini, tutto ciò che fosse stato colpito da un fulmine (in questo caso un luogo sacro) doveva essere immediatamente sepolto per placare la divinità folgoratrice, identificata grazie alla mappa delle sedici regioni celesti. Una volta accertata la volontà divina, la purificazione del suolo colpito consisteva nel seppellire sul posto le tracce dell’accidente (condere fulmen).
Ma occorre prestare attenzione, perché, come ricorda il grammatico Festo, “È sbagliato coprire i fulmini sepolti” (Fulgur conditum nefas est integi, De Verborum Significatione, 450 L): le tracce dovevano sì sparire sottoterra, ma il luogo doveva essere segnalato, affinché rimanesse inviolato. In questo caso. il luogo di seppellimento fu la parte della vasca che era stata colpita, e alla tradizionale copertura di tegole fu sovrapposto, come “sigillo”, un fascio di fulmini in bronzo e una freccia in selce.
Gli ultimi fuochi
Poco dopo, sotto il regno di Claudio, il santuario venne ristrutturato e la vasca ampliata, assumendo una forma oblunga e un orientamento parzialmente diverso. Dopo questo evento, i grandi bronzi di matrice etrusca sembrano scomparire dal rituale, sostituiti da votivi anatomici e da cospicue offerte in denaro (un tesoro monetale che oggi supera i 10mila pezzi). Fu l’ultimo momento di splendore: con l’affermarsi del cristianesimo e a seguito di un cedimento strutturale, all’inizio del V secolo l’area venne ordinatamente abbandonata e poi dismessa, le vasche sigillate con pesanti colonne di pietra, e il luogo sacro consegnato all’oblio.
Mentre gli dei riposavano nel fango, le strutture del Bagno Grande continuarono a essere utilizzate per le proprietà curative delle sue acque. Nel 1575, per esempio, i Medici fecero costruire una piscina termale e un portico sulle rovine del santuario, che era stato danneggiato a seguito di un terremoto. Appena dieci anni dopo, nel 1585, avvenne il primo ritrovamento, due altari, uno dedicato ad Apollo e l’altro a Esculapio e Igea.
Sempre nel Cinquecento, presso la sorgente della Doccia della Testa, circa un miglio più a sud, fu rinvenuta una copia in marmo identificata come Afrodite del tipo “Doidalsas” (dal nome dello scultore greco a cui si deve l’originale noto da repliche di epoca romana): raffigura la dea “accovacciata”, nella posa delle donne greche al bagno mentre si detergevano all’interno di piccole vasche. Se, ancora nel Settecento, è attestata la presenza di un loggiato e di tre stanze per le terme, nell’Ottocento questi ambienti vengono definitivamente abbandonati e i vasconi utilizzati soltanto come lavatoi o per la cura del bestiame.
Le prime ricerche
A lungo frequentato e poi dimenticato, profondamente trasformato nel corso dei secoli, il santuario era pronto a svelarsi ai contemporanei. Nel 2019, dopo aver acquistato il terreno privato e richiesto la concessione al Ministero, il Comune toscano ha avviato il finanziamento dei primi scavi nell’area adiacente ai vasconi del Bagno Grande, a ridosso della sorgente. I lavori sono stati promossi dallo stesso Comune e dal MiC con la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo e il coordinamento scientifico dell’Università per Stranieri di Siena guidato dall’etruscologo Jacopo Tabolli, mentre gli interventi di conservazione e restauro sono stati affidati all’Istituto Centrale per il Restauro.
Dalle prime fasi di esplorazione, e mano a mano che procedevano gli scavi, prendeva sempre più forma l’eccezionalità della scoperta: dalla vasca sacra, a oltre tre metri di profondità e sotto un compatto strato di tegole, cominciavano a emergere diversi materiali deposti in un ampio arco di tempo dal V secolo aev al III secolo ev, a testimonianza di una lunga continuità di utilizzo del sito come luogo di culto. Allo stesso tempo, si delineava sempre più chiaramente la monumentalità della struttura: un grande santuario di epoca romana, quadrangolare, innestato a sua volta su strutture preesistenti di epoca etrusca. Al centro spiccava un’ampia vasca in travertino, di forma allungata e profonda oltre quattro metri, così come in marmo travertino erano le architetture monumentali del portico che la circondava, mentre l’edificio e il propileo dell’ingresso erano ornati da colonne di ordine tuscanico.
Ma è la campagna del 2022 ad aver restituito la scoperta più sensazionale: dal fango sono riemersi ventiquattro bronzi eccezionalmente conservati, oltre alla monumentale statua in marmo di un giovane Apollo sauroctono (“uccisore di lucertola”), copia di un originale greco attribuito a Prassitele.
Già nell’estate del 2023, veniva poi presentato per la prima volta al pubblico, al Palazzo del Quirinale, un nucleo di statue insieme ad altri ritrovamenti. Da Roma, i preziosi reperti avrebbero poi raggiunto il MANN di Napoli, il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia fino alla James-Simon-Galerie di Berlino, mentre ora oltre cinquanta bronzi inediti sono attualmente esposti nella mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, in corso fino al 29 settembre nelle sale dell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale a Venezia.
I lavori sono proseguiti restituendo nuove meraviglie. Tra il 2024 e il 2025 le indagini sono state estese e l’area di scavo ampliata, portando al ritrovamento del muro di recinzione e di un edificio più antico, in blocchi di travertino, che già in età etrusca circondava la sorgente definendo lo spazio sacro del culto. All’interno della vasca sono stati invece recuperati oggetti votivi e strumenti rituali di straordinaria ricchezza, tra cui nuove statue, un’elegante lucerna, un piccolo toro in bronzo, una corona e un anello d’oro, e ancora gemme, gioielli e diverse iscrizioni in etrusco e in latino con dediche alle Ninfe e a Flere Havens e giuramenti sulla Fortuna e sul Genio dell’imperatore.
E poi, concentrati nella profondità del deposito, una serie di serpenti in bronzo tra cui spicca un esemplare barbuto e cornuto lungo oltre 90 cm, forse un serpente agatodemone (letteralmente “spirito buono”), immagine del genius loci della sorgente, attendente alle divinità preposte alla salute e alle guarigioni e collegato con la sfera della divinazione. E altre sorprese potrà regalare la prossima campagna di scavo, la prima dopo gli accordi di valorizzazione, in programma dal 22 giugno al 9 ottobre.
Verso il parco termale
Dopo molti viaggi, gli dei della fonte sacra potranno adesso tornare a casa. Lo Stato ha infatti acquisito il cinquecentesco Palazzo dell’Arcipretura, nel borgo di San Casciano, che ospiterà i reperti restituiti dal Bagno Grande e dalle ricognizioni archeologiche del territorio, mentre 4,5 milioni di euro, stanziati nell’ambito del Piano Strategico “Grandi Progetti Beni Culturali”, sono stati destinati alla realizzazione del futuro parco archeologico termale.
Dalla prima convenzione stipulata tra il Comune e l’Università per Stranieri di Siena nel 2021 all’accordo di valorizzazione appena sottoscritto con il Ministero della Cultura, questo percorso è frutto della sinergia di una pluralità di istituzioni, oltre che dell’apporto e del sostegno delle varie associazioni, enti e fondazioni e dei tanti specialisti provenienti dalle università di tutto mondo: un modello virtuoso che ha trasformato il piccolo comune toscano in un grande hub di ricerca internazionale e interdisciplinare. Un lavoro corale i cui risultati promettono di riscrivere la storia del rapporto tra Etruschi e Romani in Toscana, illuminando un contesto multiculturale e plurilinguistico unico.
Soprattutto, le nuove conoscenze sulla dimensione rituale delle fonti termali in epoca antica gettano una luce finora inedita sul passato sacro di questo meraviglioso paesaggio, ancora oggi alimentato da sorgenti calde e salutari; un luogo dove da sempre si fondono fede, natura, salute e il rapporto con il divino si fa intimo, immediato e diretto, affidato alla benefica cura delle acque e al loro continuo scorrere.
*Anna Maria Baiamonte è storica delle religioni
Sitografia e bibliografia
San Casciano dei Bagni, Giuli: “L’accordo sul Bagno Grande crea un modello internazionale di ricerca e valorizzazione archeologica”, 18 maggio 2026.
Archeologia, nuove straordinarie statue in bronzo scoperte
al santuario di San Casciano dei Bagni, 8 novembre 2022.
Cultura, firmato al Ministero il rogito per la sede del museo bronzi
di San Casciano, 19 giugno 2023.
MiC, via al Piano Strategico “Grandi Progetti Beni Culturali”, 10 maggio 2024.
Archeologia, nuovi ritrovamenti a San Casciano dei Bagni, 3 dicembre 2024.
11a campagna di scavo al Santuario Ritrovato di San Casciano
dei Bagni (unistrasi.it).
Quirinale: giovedì 22 giugno anteprima stampa della mostra
“Gli dei ritornano – I Bronzi di San Casciano”, 19 giugno 2023.
Mostre, dal 15 febbraio al MANN i Bronzi di San Casciano, 19 gennaio 2024
Mostre, “Gli dei ritornano. I bronzi di San Casciano” fa tappa
a Reggio Calabria, 5 agosto 2024
I Bronzi di San Casciano a Berlino. Tesori emersi dal fango, 4 luglio 2025
Etruschi e Veneti, Giuli: “Mostra che ripropone antico dialogo tra civiltà”,
14 gennaio 2026.
G. Dumézil, La religione degli Etruschi, in Id., La religione romana arcaica, BUR, Milano 2001, pp. 541-51; G. L. Gregori, Etruschi e Romani presso il santuario termale di San Casciano dei Bagni (Chiusi), in “Mélanges de l’École française de Rome – Antiquité”, 137-1, 2025, pp. 13-21; E. Vanni, Potere e marginalità. Ancora sul paesaggio tra economia, sacro e mobilità, in Il Santuario Ritrovato.
2. Dentro la Vasca Sacra. Rapporto Preliminare di Scavo al Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, UniStraSi, pp. 395 ss.


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