di Stefano Mammini
Il 29 ottobre 1923 viene proclamata la Repubblica di Turchia, ultimo atto della lotta per l’indipendenza e l’unità nazionale del Paese guidata dal generale Mustafa Kemal. Già dal 1919, all’indomani del primo conflitto mondiale, Kemal aveva iniziato la resistenza al governo di Costantinopoli, organizzando un nuovo esercito e dando vita, ad Ankara, a una Grande Assemblea Nazionale che, di fatto, finì col rappresentare, in contrasto col sultano, la vera volontà della nazione ed espresse un governo nazionale (1920) da lui presieduto.
Preceduta dall’abolizione del sultanato ottomano (1922) e seguita dalla cancellazione del califfato (1923), la neonata repubblica ebbe Mustafa Kemal come primo presidente, il quale diede avvio ad altre importanti riforme costituzionali, come il trasferimento della capitale ad Ankara, la laicizzazione dello stato, l’abolizione del diritto canonico islamico o, ancora, l’introduzione dell’alfabeto latino.
Agli eventi indetti per celebrare il primo centenario di quella svolta epocale ha partecipato anche l’Istituto italiano di Cultura di Istanbul, che, il 3 novembre 2023, ha organizzato la giornata di studi Pietro Canonica e Mustafa Kemal Atatürk. La presenza italiana nei primi anni della Repubblica di Turchia, di cui vengono ora pubblicati gli atti. Liberamente scaricabile, il volume riunisce contributi che, senza mai venire meno al rigore specialistico, evocano atmosfere degne di quel Pera Palace Hotel di Istanbul nel quale si dice che Agatha Christie abbia scritto il suo celebre Assassinio sull’Orient Express. Una connotazione che accresce il piacere della lettura, che può essere di sicuro interesse anche per i non addetti ai lavori.
Sebbene sia stato un artista di talento, il nome di Pietro Canonica (1869-1959) suona forse meno familiare di quello di altri maestri, italiani e non, attivi negli stessi anni, a cavallo tra Otto e Novecento. Sintetizza le tappe salienti del suo percorso Carla Scicchitano, che, nel saggio di apertura, ne illustra lo stile, improntato a una costante ricerca della bellezza.
Piemontese di Moncalieri, pochi chilometri fuori Torino, Pietro Canonica si forma all’Accademia Albertina, alla quale fu iscritto a soli undici anni e venne poi chiamato a lavorare nello studio di Odoardo Tabacchi, che in Accademia era stato il suo maestro di scultura. A diciassette anni, nel 1893, ottiene una menzione d’onore al Salon di Parigi e, nello stesso periodo, riceve le prime commissioni importanti. Nel 1922 si trasferisce a Roma e, nel 1927, l’amministrazione comunale gli concede l’uso della Fortezzuola di Villa Borghese, nella quale vive e lavora fino alla morte e che è oggi la casa-museo a lui intitolata.
Pietro Canonica partecipa alle principali esposizioni d’arte nazionali e internazionali e si afferma soprattutto come ritrattista e ideatore di monumenti celebrativi: doti che gli valgono l’apprezzamento dell’alta aristocrazia e di molte corti europee. E che giocano un peso decisivo nella sua esperienza turca, che, nelle sue fasi iniziali, ha caratteri romanzeschi.
Nel 1924 viene bandito un concorso internazionale per la realizzazione di un monumento che celebri la neonata Repubblica di Turchia. La notizia circola soprattutto grazie alla stampa, perché poche sono le informazioni fornite dalle autorità turche, ma l’idea suscita comunque l’interesse di numerosi artisti, che inviano progetti e bozzetti. La scadenza iniziale, fissata al 31 dicembre 1924, viene prorogata di due mesi, al termine dei quali, però, non viene presa alcuna decisione.
L’assenza di un qualsiasi pronunciamento si spiegherebbe, come suggeriscono le ricerche d’archivio di cui danno conto i contributi di Silvia Pedone e Luca Orlandi, con la scarsa qualità delle proposte presentate. Lo stallo prelude all’ingresso sulla scena di Pietro Canonica, che non aveva partecipato al concorso, ma che viene contattato direttamente, soprattutto grazie ai buoni uffici di Luca Orsini Baroni, un diplomatico di lungo corso, che era stato nominato ambasciatore in Turchia nel 1925.
A una lettera di intenti inviata dal Ministero della Pubblica Istruzione turco nel maggio 1926 fece seguito, qualche mese più tardi, il contratto vero e proprio e, nell’ottobre dello stesso anno, Pietro Canonica sbarcò a Istanbul: iniziava così un’avventura che lo vide soggiornare più volte in Turchia, fino al 1933. E, soprattutto, lo portò a incontrare e conoscere Mustafa Kemal, il quale, all’epoca, non era ancora Atatürk (letteralmente, “padre dei Turchi”), in quanto l’epiteto/cognome gli fu conferito dalla Grande Assemblea Nazionale nel 1934.

Tra lo scultore italiano e l’artefice della nuova nazione turca si instaurò un rapporto di reciproca stima, testimoniato da vari brani delle memorie di Pietro, riportati anche nel volume. Canonica annota che con Kemal si poteva conversare di tutto e lo definisce “un uomo semplice, molto distinto nei modi al pari dei nostri soldati lombardi e piemontesi d’antico stampo”; il presidente, dal canto suo, era rimasto favorevolmente impressionato dalla resa fedele delle sue sembianze nei ritratti realizzati dall’artista e dalla velocità con cui li aveva portati a termine. Un gradimento di cui è ancora Canonica a dare notizia: “Kemal ne fu così contento che ebbe a dire ai suoi amici ‘Quando mi guardo allo specchio, vedo il mio busto. Peccato che sia finito, vedevo volentieri Canonica’”.
Con le sue opere, Pietro Canonica contribuisce quindi a plasmare l’immagine della nuova Turchia e il monumento che celebra l’avvento della Repubblica è una delle espressioni più riuscite di questa strategia di propaganda. Il gruppo viene collocato a Istanbul, in piazza Taksim – dove tuttora si può vederlo – e viene inaugurato l’8 agosto del 1928. Mustafa Kemal è naturalmente il protagonista della composizione: sul lato nord, in uniforme militare, guida l’esercito nella vittoriosa battaglia di Sakarya, che, nel 1921, rappresentò una svolta decisiva nella guerra d’indipendenza turca; sul lato opposto, Kemal è in abiti civili, attorniato dai suoi collaboratori, a evocazione del suo ruolo di statista.
L’apprezzamento delle autorità turche nei confronti di Canonica è tangibile e culmina con l’incarico per la realizzazione di un altro monumento celebrativo, che commemori la conquista (o liberazione) di Smirne, atto finale della guerra di indipendenza, avvenuta il 9 settembre 1922. Inaugurato il 27 luglio 1932, il monumento si compone di una statua equestre di Mustafa Kemal, nel cui basamento è inserito il gruppo che raffigura appunto la presa di Smirne.
Un contributo essenziale alla stesura dei contributi riuniti nel volume è venuto da documenti, foto e carteggi conservati negli archivi del Museo Canonica, nelle cui sale sono esposti anche i modelli in gesso dei monumenti celebrativi e i bozzetti dei ritratti di Atatürk. Un patrimonio prezioso, alla cui migliore conoscenza e valorizzazione mira il progetto Atatürk Digitale, descritto nell’intervento che chiude il volume. Curato dal DSDRA (Dipartimento Storia Disegno e Restauro dell’Architettura) dell’Università Sapienza di Roma, il progetto si è tradotto nella digitalizzazione di tutte le opere “turche” di Pietro Canonica e offre uno strumento in più per la conoscenza delle raccolte del museo di Villa Borghese. Che, per Atatürk e non solo, val bene una visita.

Luca Orlandi,
Silvia Pedone (a cura di)
Pietro Canonica
e Mustafa Kemal Atatürk
La presenza italiana nei primi anni
della Repubblica di Turchia
Istituto Italiano di Cultura di Istanbul
ISBN 978-975-7035-13-8
Info il volume è liberamente scaricabile: https://iicistanbul.esteri.it/it/news/multimedia/le-nostre-pubblicazioni/

1932. Roma, Museo Pietro Canonica.


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