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di Stefano Mammini

Fresche di restauro, le antiche cucine di Palazzo Venezia, a Roma, accolgono la mostra La Maddalena di Piero di Cosimo: arte, storia e vite di donne
nel Rinascimento fiorentino. Il progetto espositivo è stato costruito a partire da un dipinto su tavola di Piero di Cosimo (al secolo, Piero di Lorenzo Ubaldini;
1462-1522), la Santa Maria Maddalena, proveniente dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Palazzo Barberini.

Allievo di Cosimo Rosselli, da cui deriva il nome con il quale è oggi noto, Piero scelse di raffigurare la seguace di Gesù che fu la prima testimone oculare della sua resurrezione come una dona fiorentina del Quattrocento, vestita degli abiti tipici del tempo, con accessori e oggetti altrettanto caratteristici. Da questa soluzione ha preso quindi forma l’idea di documentare gli aspetti salienti della vita femminile nella Firenze del Rinascimento.

Il percorso si articola in sette sezioni tematiche principali – La nascita e l’educazione delle bambine, La vita religiosa, Il matrimonio, In casa, La devozione, Le occupazioni femminili e Il corpo: cura e apparenza – che preludono all’esposizione della Santa Maria Maddalena. Ciascun capitolo propone oggetti facenti parte delle collezioni permanenti del VIVE, ai quali si affiancano – oltre al dipinto di Piero di Cosimo – prestiti accordati da importanti raccolte italiane.

Citazioni e confronti

Nell’allestimento, essenziale ed elegante al tempo stesso, è stato fatto ampio ricorso ad apparati multimediali, fra i quali spiccano i pannelli che proiettano immagini di dipinti nei quali si possono riconoscere manufatti simili o perfino identici agli originali esposti in mostra. Come, per esempio, nella prima sezione, in cui il particolare di un affresco raffigurante la nascita della Vergine mostra un asciugatoio – tessuto per l’igiene del corpo che poteva essere impiegato nelle prime cure del neonato – con un decoro affine a quello dell’esemplare proveniente dal Museo del Tessuto di Prato.

Un gioco di citazioni e di rimandi che conferma il valore documentario di molta produzione artistica antica, che ha tramandato immagini quasi fotografiche della vita quotidiana e che si fa particolarmente significativo nella sezione dedicata alla cura e all’apparenza del corpo. Qui, infatti, è esposta una gemma in corniola, nota come Sigillum Neronis e attribuita a un celebre incisore dell’età augustea, Dioscuride, che si riconosce, trasformata in pendente, nel Ritratto femminile (1480-1485) di Sandro Botticelli (ora allo Städel Museum di Francoforte sul Meno), al collo di una giovane identificata con Simonetta Vespucci, gentildonna genovese amata da Giuliano de’ Medici, fratello minore di Lorenzo il Magnifico.

La mostra, tuttavia, non si limita agli aspetti esteriori della vita femminile, ma offre molteplici spunti di riflessione sul ruolo spettante alle donne, tendenzialmente subalterno. Non mancano perciò documenti relativi all’istruzione o alla partecipazione alle attività lavorative, così come si prova di dare voce – seppur virtualmente – a chi, a quel tempo, non la aveva: è il caso, in particolare, delle meretrici, che erano una presenza costante all’interno delle comunità. Spesso straniere, le sex worker rinascimentali esercitavano in locande e case private, oltre che in “case pubbliche” controllate dal Comune.

L’allestimento dell’esposizione è stato anche accompagnato da interventi di restauro che hanno portato alla valorizzazione di opere meno note del VIVE, come un tabernacolo in terracotta policroma, realizzato tra il 1415 e il 1420 da Michele da Firenze (al secolo, Michele di Niccolò Dini). Un’opera destinata alla devozione domestica e voluta da un committente (o una committente) che, scegliendo la terracotta, aveva potuto assecondare il suo desiderio a costi nettamente inferiori di quelli di un altarolo o un polittico dipinti.

Gli unguenti, la Bibbia e la lettera

Questo variegato repertorio di opere, riconducibili al novero delle cosiddette arti decorative, è, come detto, il prologo all’esposizione della Santa Maria Maddalena di Piero di Cosimo. Per la quale, in linea con l’impianto generale della mostra, viene proposta una ulteriore serie di confronti: il vasetto per unguenti che compare nel dipinto – che evoca la tradizione secondo la quale un’altra Maddalena, la peccatrice, unse i piedi di Cristo con olio profumato – è “impersonato” da un pilloliere in maiolica dipinta prodotto a Montelupo Fiorentino; al libro devozionale con il testo disposto su due colonne e perciò identificabile con un esemplare derivato dalla Bibbia di Parigi fa riscontro un manoscritto del testo sacro databile fra il 1240 e il 1270 e oggi custodito presso la Biblioteca Casanatense di Roma; infine, per la lettera che si vede piegata sul tavolo a cui siede Maddalena è stata scelta una missiva indirizzata il 3 luglio 1491 da Maddalena Morelli al navigatore Amerigo Vespucci e redatta con la grafia detta mercantesca, che era la scrittura tipica dell’uso quotidiano.

A corollario del percorso, è stata realizzata una sala multimediale, nella quale scorrono filmati che documentano quali tecniche di fabbricazione si utilizzino per ottenere materiali e manufatti come quelli visti nelle sezioni precedenti della mostra: dalla tessitura del velluto, alla realizzazione dei gioielli, alla pittura su tavola… sequenze che, anche grazie allo slow motion, rendono particolarmente suggestiva l’evocazione di saperi antichi eppure attualissimi.

La Maddalena di Piero di Cosimo: arte, storia e vite
di donne nel Rinascimento fiorentino
Roma, Palazzo Venezia, Antiche cucine
fino al 6 settembre 2026
Info https://vive.cultura.gov.it/it


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