Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna
Bergamo, Accademia Carrara
fino al 2 giugno 2026
Info https://lacarrara.it/
L’Accademia Carrara di Bergamo ripercorre la storia dei tarocchi, che, nati come svago aristocratico e ampiamente diffusi con l’invenzione della stampa, si sono affermati come strumento divinatorio nel XVIII secolo, raggiungendo un’enorme fortuna culturale e simbolica nel Novecento e oltre.
La mostra Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna copre quindi un arco cronologico di sette secoli, dal Quattrocento a oggi, e nasce dalla eccezionale riunione del mazzo Colleoni (1455-1480), il più completo tra quelli antichi, le cui 74 carte sono oggi divise tra la stessa Accademia Carrara (26), la Morgan Library & Museum di New York (35) e una collezione privata (13).
Gli studiosi sono concordi nell’attribuire il mazzo Colleoni al pittore e miniatore Bonifacio Bembo (forse con la collaborazione del fratello Ambrogio), mentre si sono molto interrogati sul nome dell’artista che intervenne in un secondo momento per integrare sei carte, propendendo per Antonio Cicognara. Un’attenta indagine araldica ha consentito di ricondurre la committenza del mazzo a Francesco Sforza, che sposò nel 1441 Bianca Maria Visconti, unica figlia legittima di Filippo Maria Visconti, e che resse il Ducato di Milano dal 1450 sino al 1466.
La riunione del mazzo Colleoni è dunque il perno su cui ruota il progetto espositivo che offre una panoramica completa sui tarocchi: l’origine delle carte; l’ambiente raffinato e sfarzoso delle corti dell’Italia settentrionale in cui il gioco si diffuse intorno alla metà del Quattrocento; l’evoluzione da passatempo aristocratico a intrattenimento popolare, per trasformarsi infine in una tecnica di divinazione del futuro; la fortuna moderna dei tarocchi.


(New York, The Morgan
Library & Museum).

La mostra permette di scoprire il potere immaginifico delle carte che da secoli incantano: da Bonifacio Bembo e Antonio Cicognara, gli autori delle carte del mazzo Colleoni, fino al surrealismo, con artisti come Victor Brauner, dalle miniature ispirate ai Trionfi petrarcheschi alle testimonianze contemporanee di Irving Penn, Niki de Saint Phalle, Leonora Carrington e Francesco Clemente.
Oggi i Tarocchi sono associati alla divinazione, ma per molti secoli furono soprattutto un gioco di carte in cui, per quel che ne sappiamo, la memoria contava più della fortuna. La composizione del mazzo, al contrario, è rimasta sostanzialmente invariata. Ieri come oggi un mazzo conta 78 carte, articolate in due gruppi principali. Il primo comprende 56 carte (Arcani minori) suddivise in quattro semi (Denari, Coppe, Spade e Bastoni. secondo la tradizione italiana) e ciascun seme include 10 carte dette Numerali e 4 carte figurate dette Onori (Fante, Cavallo, Regina, Re). Il secondo gruppo è formato da 22 carte illustrate con figure umane e animali dal significato simbolico, inizialmente denominate Trionfi e in seguito note come Tarocchi o Arcani maggiori.
Pur con lievi variazioni nell’ordine delle carte, la sequenza iconografica è rimasta stabile nel tempo. Se le immagini sono sostanzialmente le stesse, i significati loro attribuiti si sono trasformati e arricchiti nel corso dei secoli, rivelando la grande capacità dei Tarocchi di adattarsi e di tenere insieme cultura colta e popolare. Questa loro ricchezza simbolica è alla base del percorso della mostra che ne ripercorre la lunga e straordinaria storia.

Guggenheim Collection).


Clemente Studio).


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