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di Elisabetta Mero, storica dell’arte

Va in scena al Museo Bagatti Valsecchi di Milano, fino al 2 agosto, Depero Space to Space. La creazione della memoria, una mostra che rompe i confini tra epoche, luoghi e stili, curata da Nicoletta Boschiero e da Antonio D’Amico e realizzata in collaborazione con il Mart-Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.

Circa quaranta opere di Fortunato Depero (1892-1960), tra i principali esponenti del Futurismo, realizzate tra gli anni Trenta e Cinquanta, dialogano in modo armonioso con gli spazi neorinascimentali del museo, grazie al progetto di Giovanni Sanna dello studio a-fact. Gli architetti coinvolti sono intervenuti con rispetto nel contesto, collocando le opere dell’artista trentino in modo calibrato e, in certi casi, spostando temporaneamente elementi della collezione permanente.

La Sala Bevilacqua della casa museo Bagatti Valsecchi. Sulla sinistra, Simultaneità metropolitane, olio su tavola di Fortunato Depero. 1946. A destra, Cordial Campari, diorama impiallacciato con il buxus di Fortunato Depero. 1939. Rovereto, Mart, Fondo Depero (foto Elena Datrino).

Il percorso si snoda dall’ingresso, con una regia di illuminazione efficace, dove il visitatore viene accolto da un maggiordomo di futuristica memoria: un’installazione sonora ideata da Gaetano Cappa per l’Istituto Barlumen. Nel vestibolo è esposto il dipinto Il maggiordomo (1943) in prestito dal Mart, Fondo Depero come molte delle opere in mostra. Un’accoglienza teatrale, che crea una soglia simbolica tra il presente e altre epoche.

Il progetto nasce dall’idea di creare un ponte tra il modus operandi dei due fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi – che alla fine dell’Ottocento decisero di ristrutturare la dimora di famiglia in via Gesù 6, affinché fosse moderna nei servizi (riscaldamento, acqua corrente e luce elettrica) e “antica lombarda” negli arredi, pensati in dialogo con la collezione di dipinti, sculture, oreficerie, ceramiche, armi, vetri e tessuti rinascimentali – e quello di Depero, che negli anni Cinquanta progettò la propria Galleria Museo a Rovereto, intervenendo su un edificio cinquecentesco. Due operazioni di rinnovamento, in periodi diversi, che giungono a noi come archivi del loro presente e del loro passato, grazie a uno sguardo proiettato anche verso il futuro.

La Sala della stufa valtellinese della casa museo Bagatti Valsecchi. In secondo piano, al centro, Danza del vento, olio su tavola di Fortunato Depero. 1952. Rovereto, Mart, Fondo Depero (foto Elena Datrino).

Artista eclettico e pioniere della grafica pubblicitaria moderna, Depero fu anche designer ante litteram. Nella Sala dell’Affresco, tra le tavole del Quattrocento, trovano posto Cavalli sulla corda (1948) e due decorazioni per piatti a tempera. D’altronde, già nel 1915, insieme a Balla, aveva firmato il manifesto Ricostruzione futurista dell’universo, in cui era chiara la visione di estendere l’estetica futurista a ogni ambito della vita quotidiana: arredamento, moda, teatro, grafica e pubblicità.

A Milano rimase a lungo in contatto con i collezionisti Gianni Mattioli, Adriano Pallini e Davide Campari. Per quest’ultimo realizzò la celeberrima bottiglietta del Campari Soda. In mostra è presente uno degli ultimi oggetti pubblicitari in buxus, un materiale innovativo inventato da Valentino Bosso delle cartiere di Mathi Canavese (Torino): Cordial Campari (1939) esposto nella Sala Bevilacqua. Con le cartiere Bosso intraprende una collaborazione e, nella Sala da Bagno, sono esposti quattro progetti di scacchiere in linea con il revival medievale di stampo fascista.

Nel Passaggio del labirinto si scoprono bozzetti e opere per il padiglione pubblicitario dell’ENIT (Ente Nazionale per le Industrie Turistiche), organismo preposto alla promozione dell’immagine nazionale nel mondo, sorto durante il governo di Francesco Saverio Nitti.

Bozzetto per padiglione pubblicitario ENIT, tempera su tavola di Fortunato Depero. 1939-1940. Rovereto, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Fondo Depero (© FORTUNATO DEPERO, by SIAE 2026).

Sono gli oggetti a incuriosire ancor più dei dipinti, che rappresentano uno stile per certi versi già superato negli anni Quaranta e Cinquanta, ma proprio per questo meno valorizzato e utile a comprendere la persistenza e il consolidamento delle innovazioni futuristiche proclamate nel Manifesto della pittura futurista (1910) firmato da Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini nel solco del primo manifesto del Futurismo pubblicato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909.

Nella Sala della stufa valtellinese, il salotto della Casa Museo, le suppellettili Testa Cinese e Testa Orientale, posizionate sul tavolo centrale, mostrano quanto Sottsass e Mendini abbiano attinto da Depero. Lo stesso accade per i modelli di sedie e per la credenza nella Camera Rossa, in dialogo con il dipinto Abiti da uomo (1945), allestito all’interno dell’armadio appartenuto a Carolina Borromeo, sposa dal 1882 di Giuseppe Bagatti Valsecchi, il meno mondano dei due fratelli. L’opera si pone in continuità estetica con il Manifesto del vestito da uomo (1914) di Giacomo Balla, che celebrava l’abito come possibilità di rinnovo e piacere per il corpo, cogliendo già il lato effimero della moda.

Tra il 1928 e il 1930 l’artista visse a New York, dove lavorò come grafico pubblicitario e cercò di diffondere il Futurismo negli Stati Uniti. Quel viaggio incise profondamente sulla sua produzione nei decenni successivi, durante i quali la sua arte si configurò sempre più come un vero e proprio linguaggio.

Progetto dell’architetto Giovanni Sanna, studio a-fact, per l’allestimento della sala del ViBi Bar
nel Museo Bagatti Valsecchi (studio a-fact, architecture factory).

Nella Sala espositiva Pier Fausto Bagatti Valsecchi, un tempo guardaroba, è stata ricostruita l’atmosfera del ViBi Bar di Bolzano (1937-1972), anche attraverso un’installazione sonora che ripropone rumori e musica di un’osteria. Per il locale Depero aveva realizzato sette tarsie in panno da inserire nella boiserie lignea, tra cui Allegoria della birra e del vino e Grappolo d’Uva, una sorta di logo delle cantine Cavazzani, proprietarie del bar. Gallo e Carte da gioco si ispirano allo Strapaese, tendenza letteraria del primo dopoguerra che valorizza le tradizioni paesane.

Infine, nella Galleria delle armi, Elasticità dei Gatti è un’opera che dialoga giocosamente con il visitatore attraverso suoni di miagolii di sottofondo, come fosse un divertissement dell’artista stesso. Un’esposizione che, attraverso epoche diverse, si rivela ricchissima non solo di contenuti e iniziative, ma anche di collaborazioni e sostenitori.

Depero Space to Space. La creazione della memoria
Milano, Museo Bagatti Valsecchi
fino al 2 agosto 2026
Info museobagattivalsecchi.org/it

Il maggiordomo, olio su tavola di Fortunato Depero. 1943. Rovereto, Mart,
Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Fondo Depero
(© FORTUNATO DEPERO, by SIAE 2026).

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