di Stefano Mammini
La più celebre creatura fantastica del Medioevo, l’unicorno, è protagonista della mostra Licornes! (Unicorni!), in corso a Parigi, nel Museo di Cluny-Museo Nazionale del Medioevo. Si tratta di un progetto espositivo di ampio respiro, che, prendendo spunto dall’universalità del soggetto, spazia ben oltre i limiti cronologici dell’età di Mezzo.
Tanto che nelle sale del museo parigino sono confluite opere tra le quali si possono vedere, per esempio: la rappresentazione di un qilin, l’equivalente cinese dell’unicorno, scolpita in legno e risalente all’epoca della dinastia Han (206-220 d.C.); un sognante olio su tela del pittore americano Arthur B. Davies (Unicorns, 1906); La Licorne (1994), una vivace scultura realizzata da Niki de Saint Phalle nel suo stile inconfondibile; o, ancora, lo stemma elaborato nel 2020 in Ucraina e adottato come simbolo queer.
Il percorso è dunque assai variegato ed è articolato in nove sezioni, nelle quali sono documentate le molteplici sfaccettature assunte dal leggendario animale, attraverso opere d’arte e oggetti facenti parte della collezione permanente del Museo di Cluny stesso e giunti a Parigi grazie a prestiti concessi, fra gli altri, dal Rijksmuseum di Amsterdam, dal Museo del Prado di Madrid, dal Victoria and Albert Museum di Londra, dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, nonché dal Museo del Louvre.
Un animale come gli altri
Un così vasto panorama di declinazioni si spiega anche con la peculiarità dell’unicorno di essere, sebbene leggendario, rappresentabile. Un concetto che, in uno dei saggi del catalogo che accompagna la mostra, Michael Philipp spiega così: “Il fascino estetico dell’unicorno deriva da un elemento cruciale: il suo aspetto è ‘non contra naturam‘, ovvero non contraddice le leggi della natura. La sua conformazione ricorda modelli familiari e appare plausibile, a differenza del Behemoth o del Leviatano (creature diaboliche della tradizione biblica, n.d.r.). Un potenziale realistico che ha permesso agli artisti di creare raffigurazioni credibili dell’unicorno, insieme agli altri animali”.
Il suo è dunque un destino privilegiato, anche in ragione della connotazione religiosa che gli è stata spesso associata, puntualmente testimoniato dai materiali esposti in mostra. Miniature, ricami, manufatti in ottone o legno, dipinti e incisioni animano un racconto che prende le mosse dal valore universale dell’unicorno per poi spaziare dalla sua natura di creatura del mondo animale ai racconti dei viaggiatori che, a più riprese, giurarono di averlo incontrato e perciò lo descrissero; dall’elevazione a figura affine a Cristo al formarsi della teorie sulle sue capacità di guaritore (in particolare, si pensava che il suo corno avesse straordinarie proprietà terapeutiche).
Fortuna di un capolavoro
E poi la natura bivalente, che lo voleva simbolo di castità e, al tempo stesso, personificazione del sentimento amoroso, o, infine, l’essersi affermato, in età moderna, come come fonte d’ispirazione di straordinario successo. Una fortuna in larga parte innescata, nel 1883, dalla presentazione, a Cluny, del ciclo della Dama e l’unicorno, che tuttora è una delle icone del museo parigino e che non poteva naturalmente mancare all’interno dell’odierna esposizione.
Si tratta di sei arazzi, tessuti intorno al 1500 e acquistati nel 1882. Il prezioso corpus fu pensato come evocazione dei cinque sensi, ai quali ne venne aggiunto un ipotetico sesto, accompagnato dal motto “À mon seul désir” (“Al mio unico desiderio”), leggibile sul sontuoso baldacchino che accoglie la composizione. La sua interpretazione ha dato origine a un vivace dibattito e una delle proposte più plausibili, pur non escludendo un legame con i principi dell’amore cortese, interpreta il motto come evocazione del libero arbitrio: la dama dall’acconciatura elaborata e dalle ricche vesti – attorniata, fra gli altri, da un unicorno rampante – esprimerebbe così la sua rinuncia ai piaceri temporali.
Fra i molti artisti folgorati dal misterioso arazzo vi fu il pittore simbolista Gustave Moreau (1826-1898), che si cimentò più volte con l’unicorno, come nell’olio su tela (Femme et licorne, 1895-1898) inserito nella sezione conclusiva di un’esposizione che vale senz’altro un viaggio a Parigi.
La mostra Licornes! è stata organizzata dal Musée de Cluny-Musée national du Moyen Âge di Parigi e dal GrandPalaisRmn, con la collaborazione del Museum Barberini di Potsdam.
Unicorni!
Parigi, Musée de Cluny-Musée
national du Moyen Âge
fino al 12 luglio 2026
Info www.musee-moyenage.fr


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