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Nel corso del XIX secolo l’interesse per il Medioevo crebbe in maniera significativa e diede origine al fenomeno del medievalismo, che uno dei più autorevoli esperti in materia, lo storico Tommaso di Carpegna Falconieri, ha definito come la «rappresentazione, la ricezione e l’uso postmedievale del Medioevo in ogni suo aspetto». Fra le molte ricadute di questa passione per l’età di Mezzo, la produzione artistica occupa un posto di rilievo e la mostra Il Medioevo del XIX secolo, allestita al Museo di Cluny, a Parigi, documenta, in particolare, gli esiti rintracciabili nel campo delle arti decorative.

In Francia, all’indomani della Rivoluzione, l’Ottocento è pervaso dalle atmosfere sognanti del romanticismo, che alimentano nostalgie medievali, nonostante si viva una stagione segnata da importanti progressi tecnologici. Si forma l’humus ideale per la creazione delle grandi collezioni di opere e oggetti risalenti al millennio medievale, ma, al tempo stesso, il XIX secolo fa da incubatore alla produzione di repliche, pastiche e di veri e propri falsi. La mostra propone mette dunque a confronto materiali originali con manufatti ottocenteschi che a essi si ispirano, concentrandosi sulle arti decorative: oreficerie, smalti, avori e tessuti preziosi.

Angelo reliquiario in rame dorato, smalti e cristallo di rocca. Produzione limosina, forse dell’abbazia di Grandmont, fra il 1120-1140 circa e il XIII sec. Limoges, Musée des Beaux-Arts (© Musée des Beaux-Arts de Limoges/C. Abad).
Angelo reliquiario, galvanoplastica in rame dorato, vetro e facsimile di smalto. Maison Christofle & Cie, Saint-Denis, 1887. Parigi, Musée des Arts décoratifs (© Les Arts Décoratifs/Jean Tholance).

La loro produzione viene favorita dalla messa a punto e dalla riscoperta di molteplici tecniche di lavorazione e si sviluppa in un lungo arco di tempo, che spazia dagli anni Venti e Trenta dell’Ottocento sino alla vigilia della Prima guerra mondiale. Per poco meno di un secolo, dunque, collezionisti, laboratori artigianali e restauratori animano un mercato degli oggetti d’arte in piena espansione, soprattutto a Parigi, che si profila come la capitale delle arti decorative.

Pisside attribuita al magister Alpais, rame stampato, champlevé, inciso, cesellato, smaltato e dorato; cabochon di vetro e perle di smalto. Produzione limosina, 1200 circa. Parigi, Musée du Louvre
(© GrandPalaisRmn (musée du Louvre)/
Jean-Gilles Berizzi
).
Galvanoplastica della pisside del magister Alpais, rame placcato in oro, cera e vetri colorati.
Maison Christofle & Cie, Saint-Denis, 1887.
Parigi, Musée des Arts décoratifs
(© Les Arts Décoratifs/Jean Tholance).

Il percorso espositivo si articola in quattro sezioni, la prima delle quali è dedicata alle produzioni medievali che vengono prese a modello, grazie agli studi di cui sono fatte oggetto, alle pubblicazioni e alla loro documentazione per mezzo di rilievi e disegni. Più di un’opera assume lo status di icona, come nel caso della pisside a smalti attribuita al magister Alpais, un orafo limosino attivo nel XIII secolo, o dell’angelo reliquiario della chiesa di Saint-Sulpice-les-Feuilles, forse realizzato nell’abbazia di Grandmont e databile fra la metà del XII e il XIII secolo.

La seconda sezione evidenzia il ruolo decisivo assunto dai collezionisti nella formazione delle prime grandi raccolte d’arte medievale, sia private che pubbliche. È l’occasione per tracciare il profilo di personaggi come Alexandre Du Sommerard, la cui collezione costituì il primo nucleo del Museo di Cluny, o Alexandre Basilewsky, il nobile russo ribattezzato “Il re dei collezionisti”, che mise insieme una raccolta di opere di eccezionale pregio, tra cui, per esempio, il palco di alce proveniente dall’abbazia di Saint-Arnoul, a Metz, e oggi conservato al Rijksmuseum di Amsterdam, che lo ha concesso in prestito per la mostra parigina.

Ritratto di Alexandre Du Sommerard, olio su avorio di Frédéric Millet. Prima metà del XIX sec.
Parigi, Musée de Cluny-Musée national du Moyen Âge (© GrandPalaisRmn [Musée de Cluny-Musée national du Moyen Âge]/Franck Raux).
Il conte Alexandre Basilewsky in una foto di Eugène Disdéri scattata fra il 1855 e il 1870. Parigi, Bibliothèque nationale de France
(© Bibliothèque nationale de France).

È, quest’ultimo, un oggetto singolare, in quanto il palco fu lavorato per renderlo simile a una sorta di scudo, impreziosito dalle decorazioni a intaglio che corrono lungo i margini e avvolgono i rebbi del reperto. Fu pensato, probabilmente, come ex voto ed era in origine custodito nella cappella funeraria di Ludovico il Pio, figlio ed erede di Carlo Magno. È stato anche suggerito che fosse appeso al soffitto della cappella, come proverebbe la presenza di sette fori praticati nella parte inferiore del palco.

“Scudo” ornamentale ricavato da un palco di alce, dall’abbazia di Saint-Arnoul a Metz. XI-inizi del XII sec. Amsterdam, Rijksmuseum (© Rijksmuseum, Amsterdam).

Il terzo capitolo del racconto proposto dal progetto espositivo è imperniato sulle creazioni di gusto medievaleggiante realizzate nell’Ottocento, in ambito sia religioso che profano, che comprendono repliche fedeli di oggetti originali, pastiche o anche manufatti compositi, nei quali si fondono stili diversi. Per l’occasione il Museo di Cluny ha attinto ai suoi fondi, presentando molti manufatti inediti o poco noti, come nel caso di un busto reliquiario femminile, in rame dorato, impreziosito da inserti di smalti e gemme.

Nella stessa sezione figura una piccola arpa in avorio, che incarna alla perfezione il tema portante dell’esposizione. Lo strumento fu donato al Louvre nel 1892 dalla marchesa Marie-Louise Arconati Visconti, su richiesta dello storico dell’arte Émile Molinier, all’epoca conservatore del museo, che l’aveva scoperta presso un mercante. A lungo ritenuta uno dei pochi strumenti musicali del XV secolo conservatisi fino all’età moderna, fu da allora citata in numerosi studi sulla vita e la musica medievali.

Sul finire degli anni Sessanta del Novecento cominciarono però a sorgere i primi dubbi e lo studio approfondito dell’arpa permise di ricondurne l’origine proprio al fascino che gli oggetti medievali esercitarono sui collezionisti del XIX secolo e che doveva avere indotto alla creazione dello strumento. La cui autenticità fu definitivamente esclusa dall’esame delle sue caratteristiche tecniche: l’arpa risultava infatti troppo piccola per l’epoca alla quale era stata ascritta, aveva troppe corde (25) e, soprattutto, non era chiaro in che modo gli elementi in avorio avrebbero potuto essere fissati a una cassa armonica del XV secolo, che peraltro non è presente.

Arpa in avorio e legno. XIX sec. (ante 1892).
Parigi, Museo del Louvre, Département
des Objets d’art (© GrandPalaisRmn (Musée du Louvre)/Daniel Arnaudet).
Placchetta in oro e smalto cloisonné raffigurante i santi Matteo e Luca. Russia, XIX sec. Parigi, Musée de Cluny-Musée national du Moyen Âge
(© GrandPalaisRmn [Musée de Cluny-Musée national du Moyen Âge]/Michel Urtado).

Epilogo del percorso è la sezione dedicata al tema dei falsi e del loro utilizzo, in un contesto in cui le richieste dei collezionisti e la caccia all’oggetto raro alimentarono l’attività di falsari e di mercanti privi di scrupoli.
Un mondo nel quale operò con successo l’italiano Luigi Parmeggiani (1860-1945), che, dopo avere adottato lo pseudonimo di Louis Marcy, avviò un efficiente sistema di fabbricazione di falsi, venduti non solo a collezionisti privati ma anche a musei. Parmeggiani/Marcy si servì di artigiani che si ispiravano a originali del Medioevo senza mai creare, però, vere e proprie repliche, in modo da realizzare pezzi comunque unici e credibili.
Nel 1932, trovandosi in gravi difficoltà economiche, Marcy vendette al Comune di Reggio Emilia – città nella quale era nato – la sua “collezione di oggetti medievali”, poi riconosciuti come falsi.

Organizzata dal Musée de Cluny-Musée national du Moyen Âge e da GrandPalaisRmn, la mostra Il Medioevo del XIX secolo. Creazioni e falsi nelle arti decorative è curata da Christine Descatoire e Frédéric Tixier. Alla sua realizzazione ha partecipato il Museo del Louvre e il progetto espositivo si è potuto avvalere del sostegno dell’École des Arts Joailliers e della New York Medieval Society.

Il Medioevo del XIX secolo. Creazioni e falsi nelle arti decorative
Parigi, Musée de Cluny-Musée national du Moyen Âge
dal 7 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026
Info www.musee-moyenage.fr

Busto reliquiario femminile in rame dorato, smalti e gemme. L’opera è l’esito dell’accorpamento di vari elementi, databili fra il XII e il XIX sec. Parigi, Musée de Cluny-Musée national du Moyen Âge
(© GrandPalaisRmn [Musée de Cluny-Musée national du Moyen Âge]/Michel Urtado).
Un particolare dell’allestimento della mostra: si riconoscono, sulla destra, i due angeli reliquiari
scelti come immagini guida, l’uno medievale e l’altro di fabbricazione ottocentesca
(© Agence Le Menu-Julia Aldenucci; Musée de Cluny-Musée national du Moyen Âge).

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