Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

In viaggio nel Regno delle Ombre
Capolavori della pittura etrusca fra Tarquinia e Orvieto
Tarquinia, Museo Archeologico Nazionale
fino al 15 novembre 2026
Info https://pact.cultura.gov.it/

Nel 1863, nella necropoli in località Settecamini, tra Orvieto e Porano, Domenico Golini scoprì due tombe dipinte che da lui presero nome. Poco meno di un secolo più tardi, nel 1950, le pitture che ornavano i due monumenti funerari furono staccate, per essere poi esposte nel Museo Archeologico Nazionale di Orvieto. Quest’ultimo ha avviato un importante intervento di riallestimento, che ne ha comportato la chiusura, ma le Tombe Golini I e II non sono state ricoverate in deposito e sono divenute uno dei principali motivi di attrazione della mostra In viaggio nel Regno delle Ombre. La grande pittura funeraria fra Tarquinia e Orvieto, allestita nel Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia.

Particolare delle pitture della parete sinistra della Tomba Golini I di Orvieto, nella quale è rappresentato il banchetto funebre che si svolge nell’oltretomba, alla presenza degli dei dell’Averno. con i servi che si affaccendano nella preparazione dei cibi. Seconda metà del IV secolo a.C.
Orvieto, MANOr-Museo archeologico nazionale di Orvieto.
Ade e Persefone, particolare delle pitture della Tomba Golini I di Orvieto (seconda metà del IV secolo a.C.), riproduzione di Adolfo Cozza. 1881-1882. Orvieto, MANOr-Museo archeologico nazionale di Orvieto.

Come suggerisce il titolo, il progetto espositivo, nel valorizzare il patrimonio delle tombe dipinte di Tarquinia e di Orvieto, ne evidenzia le caratteristiche specifiche e approfondisce lo studio dei rapporti che legavano nell’antichità due delle più importanti metropoli etrusche. Curata da Vincenzo Bellelli, direttore del PACT-Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, e Maria Cristina Tomasetti, restauratrice e conservatrice del PACT, la mostra è nata dalla volontà dei Musei nazionali di fare sistema e, oltre ad assicurare la fruizione delle Tombe Golini (I e II) durante il periodo di riallestimento del MANOr-Museo Archeologico Nazionale di Orvieto, presenta alcune significative novità.

Innanzi tutto, l’esposizione della Tomba Bruschi – scoperta nel 1864 nella necropoli tarquiniese del Calvario – che per la prima volta viene riassemblata nel museo di Tarquinia, e di reperti di notevole rilevanza, tra cui l’intera armatura (panoplia) ritrovata in una tomba nei pressi delle Tombe Golini, l’Anfora dei Centauri, rinvenuta nella Tomba Golini I e una pregevole testina in bronzo, probabilmente dalla Tomba Bruschi. Su una parete di quest’ultima compare una bellissima donna, il cui volto si riflette in uno specchio sorretto da un’ancella, raffigurazione unica nel suo genere.

Particolare delle pitture della parete sinistra della Tomba Bruschi raffigurante una donna,
riccamente vestita e con in mano un melograno, che si guarda in uno specchio sorretto da un’ancella.
Fine del IV secolo a.C. Tarquinia, Museo Archeologico Nazionale.

La mostra ha inoltre offerto l’occasione di proseguire la ricerca sulla pittura funeraria del IV secolo a.C. (già avviata con il Convegno Internazionale La tomba dei Rilievi e i grandi ipogei ellenistici nel contesto mediterraneo, tenutosi a Cerveteri nel maggio 2025) e di approfondire aspetti ancora poco noti del fenomeno della pittura parietale etrusca in età tardo-classica ed ellenistica. Si tratta di un’epoca in cui miti, soggetti iconografici e tecniche esecutive di ambito mediterraneo cominciano a filtrare in maniera sempre più pervasiva nella realtà tirrenica, contribuendo a cambiarne in maniera radicale la fisionomia e dando il via a quel processo che porterà alla grande fioritura della koinè centro-italica di epoca tardoclassica ed ellenistica.

In occasione della rassegna è stato inaugurato il nuovo allestimento della Sala delle Tombe Dipinte, che ospita quattro tra le più belle tombe della necropoli strappate e rimontate nella loro forma originaria: le tombe del Triclinio, delle Bighe, della Nave e delle Olimpiadi. Nuova illuminazione, grande attenzione alla accessibilità e possibilità di accesso per le persone con disabilità motoria, sono alcune delle novità insieme alla realizzazione di un “tavolo multimediale”, grazie al quale si può “sfogliare” la storia della Civita e della Necropoli, la tecnica esecutiva, le iconografie più ricorrenti, e la storia conservativa. Un racconto coinvolgente ed affascinante, realizzato anche grazie alla collaborazione con l’Istituto Centrale per il Restauro, che ha prestato un prototipo del primo telaio a espansione progettato proprio per le tombe di Tarquinia.

Tarquinia. Una veduta di Palazzo Vitelleschi, fatto costruire tra il 1436 e il 1439 dal cardinale Giovanni Vitelleschi e oggi sede del Museo Archeologico Nazionale.

Tutte le sette tombe protagoniste del progetto sono accomunate da un’analoga storia conservativa: in una precisa stagione del secolo scorso, tra la fine degli anni Quaranta e per oltre un decennio, i dipinti sono, infatti, stati separati dalle pareti degli ipogei per i quali erano stati concepiti. Nel 1949 vennero rimossi i dipinti delle tombe delle Bighe e del Triclinio, seguite nel corso degli anni Cinquanta dalle tombe Golini I e II, dalla tomba del Letto Funebre nel 1953, dalle tombe delle Olimpiadi e della Nave nel 1958, della Scrofa Nera nel 1961, fino all’ultima tomba staccata nel 1964, la Bruschi.

Questi esempi mostrano come la conservazione dei dipinti in ambiente ipogeo sia sempre stata problematica e come le tombe preromane dell’Italia antica costituiscano testimonianze fondamentali del lungo percorso di ricerca necessario per comprendere che solo il mantenimento delle condizioni microclimatiche, rimaste stabili e immutate per oltre due millenni, può evitare il deterioramento delle fragili pitture.

(redazionale elaborato da testi dell’ufficio stampa)


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *