Le macchine di Leonardo da Vinci. Genio e innovazione
Bologna, Palazzo Pallavicini
fino al 17 gennaio 2027
Info www.palazzopallavicini.com
Il multiforme ingegno di Leonardo da Vinci è protagonista della mostra allestita nelle sale affrescate di Palazzo Pallavicini, a Bologna. Il progetto espositivo è stato coordinato da Francesca Bogliolo, che così lo racconta: “L’esposizione invita a osservare queste macchine non come curiosità di un passato remoto, ma come testimonianze di un modo di pensare ancora attuale.
In ogni leva, vite, ruota dentata o carrucola si manifesta la volontà di comprendere il mondo attraverso l’incontro tra occhio, mano e intelletto. Il percorso propone di riscoprire Leonardo non soltanto attraverso la straordinaria varietà delle sue invenzioni, ma anche attraverso il suo metodo: osservare, interrogare, sperimentare, mettere in relazione saperi diversi e trasformare la conoscenza in progetto”.
“Nei suoi fogli il disegno non è mai una semplice illustrazione, né un passaggio preparatorio separato dal pensiero: è uno strumento di indagine, un modo per indagare la realtà e per dare forma a ciò che ancora non esiste. Leonardo osserva con attenzione il moto dell’acqua, il volo degli uccelli, il funzionamento del corpo umano, la resistenza dei materiali, l’azione delle forze e l’equilibrio dei pesi. Da questa osservazione minuziosa nascono studi dedicati a leve, carrucole, ruote dentate, argani, viti, ponti, dispositivi idraulici e congegni destinati a sollevare, spostare, misurare, costruire o difendere”.
“Ogni macchina, tratteggiata con approccio visionario, rappresenta il punto d’incontro tra esperienza concreta, immaginazione progettuale e conoscenza delle leggi naturali. Le ricostruzioni qui presentate prendono avvio dai celebri codici leonardeschi e restituiscono tridimensionalità a idee affidate, oltre cinque secoli fa, a pagine fitte di appunti, annotazioni, calcoli, disegni e schemi. Trasformare quelle pagine in oggetti significa confrontarsi con una scrittura visiva complessa, spesso sintetica e talvolta volutamente aperta a diverse interpretazioni. I prototipi permettono di seguire più da vicino i rapporti tra le parti, di intuire il funzionamento dei meccanismi e di cogliere la straordinaria capacità di Leonardo di pensare nello spazio, attraverso la mano e attraverso il disegno”.
“I modelli esposti sono stati realizzati da Giorgio Cegna, già docente e titolare della prima Cattedra di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, insieme agli allievi provenienti dalla Pusa University di Assisi. Essi sono il frutto di un accurato lavoro artistico, di ricerca e di ricostruzione storica, nel quale l’attenzione filologica si unisce alla sensibilità artigianale e alla competenza progettuale. Legni, giunti, corde, assi, ruote e sistemi di trasmissione non rappresentano soltanto componenti materiali: rendono leggibili la logica e la qualità inventiva di un pensiero capace di tradurre l’osservazione in dispositivo”.
Le ricostruzioni prendono avvio dai codici leonardeschi e restituiscono tridimensionalità a idee affidate, oltre cinque secoli fa, a pagine fitte di appunti, annotazioni, calcoli, disegni e schemi
“Le opere sono state verificate e codificate da Luca Pianesi, museografo di origine marchigiana. Questo lavoro di controllo e definizione restituisce alle ricostruzioni una precisa coerenza documentaria, senza cancellarne il carattere interpretativo: i modelli non sono infatti semplici repliche, ma strumenti attraverso i quali avvicinarsi al metodo leonardesco, alle sue domande e alla sua continua ricerca di soluzioni. Non tutte le invenzioni di Leonardo furono realizzate nel suo tempo, né tutte furono concepite per diventare oggetti compiuti. Molte appartengono a un laboratorio mentale in costante trasformazione: sono appunti, ipotesi, varianti, perfezionamenti di tecniche già note oppure intuizioni rivolte a possibilità ancora inesplorate. Leonardo non procede per compartimenti separati; mette in relazione pittura, architettura, anatomia, meccanica, geometria e studio della natura, riconoscendo nell’esperienza diretta e nella verifica il fondamento di ogni sapere”.


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