Un Capolavoro di Giornata. Dall’alba al tramonto nell’Ottocento.
Un viaggio nel tempo dipinto
Bologna, Palazzo Pallavicini
fino al 17 gennaio 2027
Info www.iltempodipinto.it
Nell’Ottocento il tempo ha smesso di essere uno sfondo e si è trasformato in soggetto: da questa considerazione è nata la mostra allestita in Palazzo Pallavicini, che espone oltre cento dipinti, suddivisi non per scuola, non per stile, né per nazione, ma per ora del giorno. Il percorso espositivo si articola perciò in dodici sezioni da due ore, sei di luce e sei di buio, dall’alba fino alla notte. Perché nel XIX secolo i pittori lasciano la storia solenne e la mitologia, escono all’aperto e si mettono a guardare la vita di ogni giorno: la luce di una certa ora, una colazione, il rientro dai campi, la città che comincia a correre.
Si comincia dal risveglio, con la natura ancora sospesa e le prime luci di casa nei dipinti di Antonio Fontanesi, Luigi Bertelli e Augusto Majani. Poi la colazione borghese di Antonio Mancini e Alessandro Scorzoni. Fuori la mattina esplode: le lavandaie e i contadini di Francesco Paolo Michetti e Giuseppe Pellizza da Volpedo, un mondo ancora legato alla terra, mentre la città moderna corre già per conto suo nella Londra fumosa di Giovanni Boldini.
A mezzogiorno il tempo si ferma nella luce accecante della baia di Douarnenez di Renoir. Vengono il pomeriggio e i giochi dei bambini di Gaetano Chierici, poi il tramonto dorato di Nino Costa e Mario de Maria. La sera la chiudono le Ninfee notturne di Monet. Infine la notte, con le visioni lunari di Grimshaw e le denunce sociali di Natale Attanasio, prima che tutto scivoli nel sogno e nella memoria.
Ai dipinti si affiancano profumi storici e suoni d’ambiente, pensati per cambiare di sala in sala con lo scorrere delle ore, dalla freschezza dell’alba all’umidità della notte. E una colonna sonora fatta di parole: i versi di Gabriele D’Annunzio per la mattina, la malinconia di Giacomo Leopardi per l’imbrunire.

La mostra si avvale di importanti prestiti, accordati da collezioni pubbliche e private italiane ed europee. Fra i quali figura questo ritratto di Rosa Ceriani Novi, già attribuito a Francesco Hayez e ora assegnato a Eliseo Sala. Imprenditrice nel ramo dei cappelli di paglia, delle seterie e dei giocattoli, Rosa Ceriani, moglie di Pasquale Novi, rimase vedova a 35 anni con quattro figli ancora in tenera età e continuò a gestire la fabbrica nel centro di Milano, che il marito prima di morire le aveva intestato.
Il ritratto esposto a Bologna la mostra in lutto e la sua vicenda sarà ripercorsa nella conferenza in programma il 30 dicembre 2026, come evento collaterale dell’esposizione, dalla storica Maria Paola Zanoboni, che a Rosa Ceriani ha dedicato un saggio pubblicato per i tipi di Jouvence.


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