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di Elisabetta Mero

Ci sono ambienti che non sono semplici contenitori di opere d’arte, ma diventano essi stessi parte integrante della collezione. È il caso del Salone Dorato del Museo Poldi Pezzoli di Milano, progettato da Gian Giacomo Poldi Pezzoli alla fine dell’Ottocento per accogliere alcuni dei dipinti, degli arredi, degli arazzi e delle sculture più preziosi della sua raccolta.

Oggi il Salone Dorato torna a mostrare una fisionomia più vicina a quella immaginata dal suo fondatore grazie al progetto di recupero realizzato dal Poldi Pezzoli con il World Monuments Fund Italia, a conclusione di un percorso di ricerca, restauro e riallestimento durato circa un anno e mezzo.

Per comprendere il significato dell’intervento, occorre però guardare al Salone attraverso la sua storia. Perché questa sala, più di altri ambienti del museo, racconta le trasformazioni subite dal patrimonio italiano nel corso di quasi un secolo e mezzo. Gian Giacomo Poldi Pezzoli non immaginò la propria abitazione solo come luogo destinato a custodire una collezione. Il progetto prevedeva che ogni ambiente fosse concepito in relazione alle opere che avrebbe accolto, secondo un gusto ottocentesco capace di reinterpretare gli stili del passato.

Un ricco apparato decorativo

Destinato alle opere del Rinascimento italiano, il Salone Dorato fu realizzato attraverso il coinvolgimento dei migliori artisti e artigiani legati all’Accademia di Brera, sotto la direzione di Giuseppe Bertini. Il progetto comprendeva scultori, intagliatori, ebanisti e frescanti e si caratterizzava per la ricchezza dell’apparato decorativo.

Il nome stesso della sala deriva dal grande soffitto ligneo dorato, mentre nella parte alta delle pareti erano presenti affreschi con putti, festoni di fiori e frutti. Elemento fondamentale dell’architettura era inoltre la grande finestra a serliana affacciata sul giardino, realizzata con marmi policromi e arricchita da colonne, capitelli in bronzo e rosette.

Il Salone Dorato negli anni della sua prima vita museale (cortesia Ufficio stampa MPP).

I documenti conservati nell’archivio del museo restituiscono oggi anche il livello di attenzione dedicato da Poldi Pezzoli alla progettazione. I contratti del 1876 testimoniano, per esempio, la scelta accurata dei marmi: dal verde di Varallo al pavonazzo di Siena, dal marmo statuario di Carrara al marmo del Duomo di Milano, fino ai materiali provenienti da Ornavasso e Portovenere. Particolarmente significativa è la presenza di elementi realizzati in galvanico di Christofle, fatto arrivare da Parigi: una scelta che testimonia l’incontro, tipicamente ottocentesco, tra arti decorative, innovazione tecnologica e design.

Una fotografia del 1940, ancora precedente alla distruzione bellica, permette di cogliere un altro aspetto importante: il Salone appartiene a quella particolare idea ottocentesca di museo domestico in cui l’architettura e le collezioni costituiscono un unico progetto. La casa di Poldi Pezzoli non nasce infatti secondo il modello della sala museale neutra che si sarebbe affermato nel Novecento. Al contrario, ogni ambiente possiede un carattere preciso e dialoga con le opere attraverso materiali, colori, decorazioni e riferimenti agli stili storici. È proprio questa caratteristica a rendere il recupero attuale particolarmente significativo: non si tratta semplicemente di restaurare una superficie, ma di ricostruire la relazione fra spazio e collezione.

Il Salone Dorato prima della guerra (cortesia Ufficio stampa MPP).

Nell’agosto del 1943 la storia del Salone viene brutalmente interrotta dai bombardamenti che colpiscono Milano. Come molti dei principali monumenti della città, il Museo Poldi Pezzoli viene gravemente danneggiato e gli allestimenti ottocenteschi delle sale vengono distrutti. È il momento di una vera cesura: ciò che fino ad allora aveva costituito l’identità visiva della casa museo viene in larga parte cancellato.

La rinascita postbellica

Dopo anni di lavori e di dibattiti sulla ricostruzione, il museo riapre al pubblico il 3 dicembre 1951. A guidare la ricostruzione postbellica è Fernanda Wittgens, figura centrale nella storia della tutela del patrimonio milanese del dopoguerra. È un passaggio fondamentale, perché da questo momento il museo entra in una nuova fase. La ricostruzione non consiste semplicemente nel ripristino meccanico della situazione precedente alla guerra: è anche una riflessione su come una casa museo ottocentesca possa continuare a vivere e a funzionare nel secondo dopoguerra.

Il Salone Dorato dopo i bombardamenti del 1943 (cortesia Ufficio stampa MPP).
Il Salone Dorato dopo la ricostruzione postbellica (cortesia Ufficio stampa MPP).

Un’altra trasformazione radicale avviene nel 1974. Si decide di abbassare di circa un metro il  soffitto attraverso una struttura in cartongesso a forma di volta ribassata. Una soluzione destinata a caratterizzare l’immagine del Salone per oltre cinquant’anni. L’intervento modifica profondamente la percezione dell’ambiente: la parte superiore della serliana viene chiusa, nascondendo il grande arco e le sue decorazioni alterando il linguaggio architettonico della sala.

Anche la grande specchiera settecentesca in legno e vetro di Murano viene penalizzata dalla nuova altezza e gli arazzi fiamminghi di Françoise Spiering, realizzati nel 1602 e raffiguranti le Storie di Amadigi di Gaula, non vengono più esposti a causa della nuova volumetria. Delle novantotto tavolette originarie del soffitto, cinquantaquattro vengono inoltre riallestite in altre sale del museo, mentre quarantaquattro rimangono in deposito, in buono stato di conservazione.

Il Salone Dorato dopo l’intervento degli anni Settanta (cortesia Ufficio stampa MPP).

Il capitolo più recente di questa lunga storia comincia con una domanda molto concreta: che cosa era rimasto dell’architettura originaria nascosto dietro la trasformazione del 1974? Nel gennaio 2025 viene eseguita una videoispezione all’interno della volta in cartongesso, con l’obiettivo di verificare la presenza della struttura lignea realizzata negli anni Cinquanta e dell’arco in marmo della serliana. Il risultato è particolarmente importante: il soffitto ligneo realizzato da Wittgens era stato demolito nel 1974, ma l’arco in marmo e le rosette in bronzo risultavano ancora presenti e in ottimo stato conservativo.

Il nuovo progetto

Da questa scoperta prende forma il nuovo progetto, curato da Alessandra Quarto e Piero Guicciardini, in confronto con la Soprintendenza. L’intervento ha permesso di ripristinare la volumetria della sala, riportare alla vista la grande arcata della finestra con le sue decorazioni e riallestire la grande specchiera veneziana e i due arazzi fiamminghi. Il risultato non è quindi la semplice ricostruzione di una fotografia del passato. È piuttosto una nuova interpretazione della storia dell’ambiente, resa possibile dalla sovrapposizione di documenti d’archivio, fotografie storiche, indagini tecniche, restauri e studi sulle collezioni.

Particolari dell’allestimento del Salone Dorato dopo il recupero (cortesia Ufficio stampa MPP).

Il recupero non cancella le trasformazioni avvenute nel corso del Novecento. Al contrario, le rende leggibili e, attraverso la ricerca, permette di comprendere nuovamente il rapporto fra le diverse vite del museo. Come sottolinea il World Monuments Fund, il progetto ha permesso di restituire al Salone le sue proporzioni originarie, recuperando un ambiente profondamente segnato dalla guerra e dalle successive trasformazioni. E proprio questa stratificazione costituisce oggi parte della sua storia.

Il Poldi Pezzoli, infatti, non è un museo immobile. Dal 1951 a oggi gli ambienti sono stati più volte trasformati: negli anni Settanta il Salone Dorato e le sale della pittura lombarda, negli anni Novanta le sale dei quadri, nel 2000 l’Armeria, nel 2006 la Sala degli Ori, nel 2008 la Sala Trivulzio e quella del Collezionista, fino all’ampliamento del 2017 con quattro nuove sale. La storia del Salone Dorato diventa così anche una storia della casa museo stessa: un patrimonio che continua a trasformarsi, ma che attraverso lo studio delle fonti ha ritrovato la propria identità.

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, sabato 26 e domenica 27 settembre, il Museo Poldi Pezzoli apre le sue porte al prezzo di 3 euro e la visita può essere l’occasione per ammirare il recuperato Salone Dorato. I biglietti d’ingresso sono disponibili direttamente in biglietteria, senza prenotazione.

Museo Poldi Pezzoli
Milano, via Manzoni 12
Info https://museopoldipezzoli.it/

Una veduta del Salone Dorato dopo il recupero (© Pietro Menzione Giordano-MPP).

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